La Consulta boccia il ricorso della Regione: negozi aperti per 24 ore

I giudici della Corte costituzionale rinviano al mittente i dubbi sulla legittimità del decreto "Salva italia" per gli orari di apertura. Si potrà tenere aperto tutto il giorno e la notte, compresi i festivi.

La Regione perde il braccio di ferro con la Corte costituzionale sugli orari di apertura dei negozi. Si potrà aprire e chiudere ad ogni ora del giorno e della notte, compresi festivi. Bocciato infatti il ricorso che otto Regioni, tra cui il Veneto, avevano posto all'attenzione del tribunale supremo. I giudici non hanno ammesso la questione di legittimità sulla violazione dell'articolo sul riparto di competenze con lo Stato e sulla potestà amministrativa del territorio regionale. Dichiarata non fondata anche l'ipotesi che il "Salva Italia" potesse mettere ancora più in crisi i centri storici cittadini e i piccoli negozi. La Consulta ha voluto mettere al centro della questione il tema della libera concorrenza, togliendo quei limiti considerati penalizzanti per la modalità di esercizio commerciale. Nella spiegazione della sentenza, i giudici hanno dichiarato come la necessità di tutelare la concorrenza (di competenza esclusiva statale) prevalga sulla potestà regionale in ambito di disciplina degli orari.

La decisione della Consulta arriva dopo il ricorso che la Regione Veneto aveva presentato anche sulla base di un'indagine conoscitiva sugli effetti della liberalizzazione. Il rapporto aveva interessato un campione di oltre mille imprese del commercio appartenenti alla piccola, media e grande distribuzione e un campione di 800 consumatori. "I risultati rilevati - aveva commentato l’assessore regionale al Commercio, Maria Luisa Coppola - confermano quanto buon senso ci avesse guidato nell’approvare la legge regionale 30 del 2011 in materia di orari e aperture domenicali. In essa era previsto l’ampliamento a 16 delle domeniche lavorative, la chiusura obbligatoria nelle festività del 1 gennaio, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno Pasqua e Natale e la promozione di iniziative di marketing territoriale concertate con la piccola, media e grande distribuzione, finalizzate alla valorizzazione del tessuto commerciale urbano”.

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Dall’indagine era emerso che circa il 70 percento delle imprese dichiarava che le aperture domenicali avrebbero un impatto sui costi che aumenteranno e non sarebbero compensati dall’aumento delle vendite. Sotto il profilo occupazionale, poi, la maggior parte delle imprese del commercio aveva ammesso di non poter procedere con nuove assunzioni, e che avrebbe fronteggiato le aperture domenicali rimodulando i turni e l’orario di lavoro della manodopera attuale o aumentandolo. Oltre il 75 percento dei consumatori inoltre, da quanto si evince dall'indagine della Regione, avrebbe preferito al massimo due domeniche di apertura al mese e secondo un calendario programmato e ben comunicato. Le abitudini di consumo infatti non sono cambiate (solo il 5% dei consumatori tende a cambiare abitudini).

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