La scure dell'ordinanza sul florovivaismo: quanta merce nella GDO locale?

«L'ordinanza di Zaia impone un ulteriore sacrificio al comparto florovivaistico tra i più provati dall'emergenza sanitaria». È il commento di Andrea Colla, presidente di Coldiretti Venezia, preoccupato per il settore

«L'ordinanza di Zaia impone un ulteriore sacrificio al comparto florovivaistico tra i più provati dall'emergenza sanitaria». È il commento di Andrea Colla, presidente di Coldiretti Venezia, preoccupato per il settore che nel veneziano conta più di cento aziende associate che hanno di fatto azzerato il fatturato. Dopo il chiarimento del governo di una settimana fa che consentiva la vendita di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili, venerdì è arrivato lo stop della Regione portando nello sconforto sia florovivaisti che cittadini.

Doccia fredda

«La riapertura dei giorni scorsi – segnala un vivaista di Oriago Denis Fiammengo - aveva portato ad una vera boccata di ossigeno. In tre persone avevamo impiegato l’intera giornata di lunedì scorso per predisporre il garden all’arrivo dei clienti, con tanto di corsie distanziate, segnalettica, gel lavamani e mascherine a disposizione nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza. Il riscontro era stato buono: erano ritornati a frequentare i garden entrando in numero contingentato e ordinatamente sia per richiedere materiale per la semina di piantine da orto sia che per abbellire i balconi. La decisione di Zaia è stata una doccia fredda riportandoci nel caos». La pratica del giardinaggio è oltretutto terapeutica in un momento in cui l’isolamento è d'obbligo. L’imminente Pasqua si prospettava inoltre come una grande occasione per un piccolo rimbalzo del settore e per raccogliere quella liquidità necessaria che servirà poi per la ripartenza.

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La testimonianza

All'appello di Colla si aggiunge la testimonianza di Claudia Bergamo di “Flor Claudia e Cristina”, titolari di un vivaio di quasi 1000 metri quadri nel cuore di Mestre: «Siamo costrette a chiudere i nostri garden. Rispettiamo le decisioni, siamo persone per bene, sappiamo che prima viene la salute. Non siamo medici né politici, per cui non sappiamo giudicare se l’apertura di un garden che rispetti le regole di sicurezza, o l’attività di manutenzione del verde rappresentino un pericolo per la diffusione del Covid. Una cosa però sappiamo: le nostre attività sono ferme da circa un mese. Arrivano i divieti ma non le garanzie che questi danni ci saranno risarciti. Sentiamo parlare di provvedimenti che verranno, di garanzie per l’accesso al credito, ma qui c’è bisogno innanzitutto dei risarcimenti del danno che stiamo subendo, prima ancora che le facilitazioni, pur indispensabili, per andare in banca a fare altri debiti per garantirci la liquidità. Questo è la cosa che diciamo a Zaia che, per altro, ringraziamo per il grande lavoro che stiamo vedendogli fare in un momento cosi difficile. Piante e fiori potranno essere acquistati solo telefonando ai florovivaisti i quali consegneranno la merce a casa: invitiamo i cittadini ad utilizzare questa opportunità anche se siamo in due ed è difficoltoso accontentare tutti con una formula per noi nuova, avremmo dovuto avere un catalogo pronto, i miei figli mi stanno aiutando in questo – conclude  Claudia -. C’è anche la possibilità di andare nella grande distribuzione e nei centri commerciali. Ma qui sorge un dubbio: quante sono le piante e i fiori locali nelle corsie dei centri commerciali?.»

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