Sindacati inquieti per la chimica di base a Marghera: «Mai partita neppure la verde»

I presagi di Filctem Cgil sugli impianti veneziani: «Eni annuncia investimenti ma per ridurre, non per aumentare la produzione locale». Eni: «Porto Marghera è strategico»

Porto Marghera, cracking: archivio

All'indomani del piano industriale presentato da Versalis, a Roma il 28 giugno scorso, il sindacato dei chimici veneziano, Filctem Cgil, nutre cattivi presagi sul futuro della chimica di base a Porto Marghera. Sono perplessità che affondano le radici nel programma di dismissione del cracking annunciato, e quasi avviato, nel 2014, con un accordo ministeriale in base al quale il nuovo, la chimica verde, avrebbe preso il posto del tradizionale a Porto Marghera, portando compatibilità ambientale e posti di lavoro. Un piano che non ha visto la luce perché il destino del cracking è stato poi quello di fornire ad altri Paesi prodotti di base indispensabili. Ora il problema del surplus di etilene e dei suoi derivati è tornato. E con quello la paura di tagli e riduzioni della produzione e quindi di lavoro.

Incognite

«Ci sono troppe cose da chiarire e soprattutto sono confuse le prospettive - scrive Davide Camuccio, segretario Filctem Cgil Venezia -. Quando si parla di 168 milioni di euro di investimenti non può che far piacere, ma purtroppo questi soldi sono per ridurre e non per nuovi progetti. Ben venga la riproposizione della nuova torcia, a dire il vero la aspettiamo da qundici anni. Ben venga il progetto di riammodernamento di buona parte del cracking, inevitabilmente necessario, ma il programma di abbassare la produzione del 25% ci lascia perplessi e preoccupati. Il segnale che Eni vuole lanciare è chiaro: non sviluppo più la chimica di base, il surplus di etilene e dei suoi derivati non lo impiego in altre produzioni, ma lo elimino abbassando la produzione a Porto Marghera».

Passato e futuro

«Nel 2014 Versalis ha presentato un piano di trasformazione in collaborazione con l'americana Elevance per produrre chimica verde, progetto che non ha mai trovato gambe - continua Camuccio -. Dopo le dichiarazioni di Eni sulla Bioraffineria, ci aspettavamo investimenti da parte di Versalis a Porto Marghera in ricerca, sviluppo di nuovi prodotti e nuove produzioni, insomma ferro, pompe e colonne nuove per dare significato a centinaia di ettari già bonificati e abbandonati in attesa di chissà quale destino. Possibile che a Porto Marghera non si riesca a fare nuovi impianti? Eppure negli altri petrolchimici qualche timido progetto per nuovi prodotti o di seconde lavorazioni c'è, invece a Venezia si parla di riduzione. Ci sarà molto da discutere, al più presto a livello di coordinamento nazionale, assieme a Femca Cisl e Uiltec Uil, ma soprattutto con l'azienda, perché questo piano industriale presentato colpevolmente in ritardo non sia un passaggio a vuoto, ma venga completato con un chiaro segnale di rilancio e riconversione del Petrolchimico di Porto Marghera».

«Porto Marghera è strategico»

Versalis (Eni) ribadisce la centralità del sito di Porto Marghera all'interno del proprio sistema produttivo padano. L'obiettivo delle iniziative a piano per il sito - di oltre 160 milioni nel quadriennio - è quello di migliorare l'efficienza energetica e aumentare la competitività, attraverso un importante upgrade tecnologico e un riassetto produttivo bilanciato, che tiene conto delle esigenze dell'area padana. Si precisa che la nuova torcia a terra andrà ad aggiungersi alle due esistenti, che rimarrano con un utilizzo limitato, migliorando l'impatto energetico e ambientale complessivo.


 

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