Il "decalogo" dei pescatori di Chioggia per garantirsi la sopravvivenza

Durante l'incontro odierno sulla "difesa" dell'attività ittica nell'Adriatico settentrionale la categoria ha presentato le proprie proposte da esporre al ministro dell'Agricoltura Catania

I pescatori dell’Alto Adriatico hanno formalmente chiesto alle autorità regionali e marittime un provvedimento che limiti lo sforzo di pesca dalle ore 24 del lunedì alle 18 del giovedì l’uscita dei motopescherecci autorizzati alla pesca con il sistema a strascico o volante. La richiesta è tra quelle formulate oggi dalle organizzazioni dei pescatori, nel corso dell’incontro sul futuro dell’attività ittica nell’Adriatico settentrionale, che oggi a Chioggia ha visto a confronto marinerie e istituzioni di Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna, in previsione dell’incontro di giovedì con il ministro dell'Agricoltura Mario Catania per l’avvio del Distretto dell’Alto Adriatico.

I rappresentanti delle organizzazioni dei pescatori hanno elencato nell’occasione gli interventi possibili per far fronte alla crisi del comparto per evitare che diventi irreversibile, formulando una serie di proposte che saranno perfezionate a breve per essere presentate all’incontro romano. I rappresentanti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna hanno sostanzialmente condiviso la posizione delle organizzazioni di pesca e perfezioneranno un documento comune da presentare giovedì al ministro.

Gli aspetti cruciali ritenuti “sostenibili” nell’immediato si riassumono nei seguenti punti: la Comunità Europea appare orientata a definire stock ittici e all’applicazione di quote di pesca, il cui effetto sarà l’acquisto dei diritti dai più deboli da parte delle imprese multinazionali del settore. Le quote sono sostenibili se concordate con le imprese all'interno di un Piano di gestione, altrimenti il rischio è di ricreare una situazione simile alle quote latte. A fronte di ciò, il nuovo sistema dei controlli e delle sanzioni è vessatorio e punitivo e colpisce direttamente le imprese di pesca, non solo per le misure previste, ma anche per la burocratizzazione eccessiva a seguito della loro applicazione. Si chiede pertanto che per le attività di controllo si attendano i Regolamenti applicativi sulle norme comunitarie entrate in vigore nel gennaio 2012, così da scongiurare sanzioni elevate comminate sulla base di “interpretazioni" assunte dalle Autorità territoriali.

Difesa delle norme che garantiscono benefici fiscali e previdenziali, strumento che contribuisce alla “tenuta”  delle imprese di pesca, senza il quale i costi d’impresa, già gravosi, aumenteranno in misura significativa.

È necessario incentivare e sostenere Reti di Impresa che concentrino la domanda per ridurre il costo del gasolio, che incide duramente sui costi di gestione. E’ altresì necessaria l'applicazione di un credito di imposta per contribuire a fronteggiare i rincari dei prezzi dei prodotti petroliferi. Altra soluzione, suggerita dalla stessa Commissione europea, è l’attivazione sollecita di agevolazioni in regime “de minimis”.

Avvio del Distretto Alto Adriatico, con il riconoscimento della “macro regione” e quindi delle specificità altoadriatiche, che consentirà di discutere con Bruxelles su alcuni temi quali le Aquadelle, i Cannolicchi, specie di piccola taglia come i moscardini, i marsioni, gli zotoli che la maglia attuale non consente.

Iniziative a tutela dell'eco-sistema marittimo con la richiesta di riduzione dei giorni di pesca, misura di autolimitazione della categoria volta alla riduzione dello sforzo di pesca e alla tutela della risorsa.

E’ stata infine lanciata l’idea di una Conferenza nazionale di servizi sulla pesca, per studiare le modalità con le quali tentare di portare il settore fuori dall'emergenza, operando in un quadro rinnovato che ponga al centro le imprese, il lavoro, il mercato e l’Europa.

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