Risparmio: le sfide dei veneziani ai tassi zero

In uno scenario globale caratterizzato dall’incertezza, anche i conti correnti si dimostrano un costo per la liquidità e tra i risparmiatori veneziani aumenta il livello di attenzione alla protezione del patrimonio

Tassi prossimi allo zero, inflazione ferma e crescita moderata. È questa la fotografia del sistema economico mondiale a fine 2019 che si rispecchia in una società ormai priva di fiducia nella propria capacità di tornare a crescere con forza nel medio-lungo termine. Una mancanza di fiducia che coinvolge anche i risparmiatori veneziani, alle prese con le conseguenze indirette delle scelte macro in materia di politiche monetarie.

Tassi a zero: quali effetti sul risparmio?

Negli ultimi anni, a giocare un ruolo di primo piano nello scacchiere macroeconomico sono state le banche centrali che, portando i tassi ai minimi storici e garantendo continui stimoli monetari, hanno provato a tenere basso il costo di accesso a liquidità e credito per famiglie e imprese. Un intervento deciso che ha contribuito a sostenere le economie nazionali in un periodo di grande difficoltà ma che al tempo stesso ha provocato anche effetti distorsivi generando il fenomeno dei tassi negativi in molte delle asset class tradizionalmente più protettive. In Europa, le conseguenze più significative hanno coinvolto il fronte del risparmio privato, con alcuni istituti in Svizzera e Lussemburgo che hanno esplicitamente annunciato l’intenzione di far pagare il costo della liquidità parcheggiata sul conto corrente alla clientela. Una situazione paradossale che presto potrebbe verificarsi anche in Italia, dove alcune grandi banche commerciali si sono dichiarate aperte a seguire la medesima strada.

Oggi più che mai serve un approccio professionale alla diversificazione del risparmio. Per gran parte dei risparmiatori italiani, lasciare i risparmi sul conto corrente rappresenta il parcheggio più sicuro, e la popolazione del Veneto e di Venezia conferma questa convinzione registrando una crescita dei depositi in media del 6% nel corso dell’ultimo anno. Una tendenza giustificata dalla prudenza crescente dei risparmiatori, ma che deve fare attenzione al fatto che questa liquidità non solo rappresenta un costo correlato all’inflazione, ma comporta anche il rischio di perdere interessanti opportunità di mercato” spiega Leandro Bovo, manager della rete di Wealth Management di Banca Generali Private nel Nordest.

I veneziani tra i risparmiatori più attenti

Venendo meno la spinta della crescita economica, l’attenzione delle famiglie veneziane è quindi tornata a concentrarsi sulla cura del patrimonio, considerato non solo nella sua componente finanziaria, ma in senso complessivo. Dunque non solo i risparmi, ma anche le case, le partecipazioni nelle imprese, e tutto ciò che riguarda i possedimenti familiari.

Le famiglie del Veneto e in particolare quelle veneziane ci stanno chiedendo sempre più aiuto per pianificare e proteggere il proprio patrimonio. Garantire un sistema aperto alle migliori piattaforme digitali e un’offerta di diversificazione negli investimenti sempre più estesa per tipologia di prodotti e soluzioni su misura, guardando anche a strumenti illiquidi che avvicinino il risparmio all’economia reale, rappresentano le linee strategiche per rispondere con successo alle esigenze sempre più complesse della nostra clientela” -  spiega ancora Bovo, che aggiunge - “La lunga crisi del mattone e le pressioni economiche hanno riportato coi piedi per terra i risparmiatori, che si trovano di fronte ad uno scenario globale in cui il mondo cresce in modo differenziato tra le diverse regioni. Per questo servono professionisti per riuscire a trovare la strada giusta per proteggere e valorizzare al meglio quanto costruito in una vita”.

Lo scenario futuro? Non così grigio

Lo scenario macro-economico globale, pur nel complesso deludente, lascia comunque intravedere qualche segnale di ripresa. Le curve dei rendimenti si stanno normalizzando grazie a lievi rimbalzi degli yield sulle scadenze più lunghe. La spesa pubblica accelera in Europa, Cina e Stati Uniti e, nonostante gli stimoli sui vari fronti, l’inflazione continua a non essere un problema. Rimangono sul piatto i soliti fattori di rischio, dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti alla Brexit, fino alla bassa crescita nel Vecchio Continente.  

La Germania ha rivisto al ribasso allo 0,5% i dati del Pil per il 2019, paventando il rischio di recessione se i dati sul pil resteranno per il secondo trimestre consecutivo in territorio negativo (lo scorso trimestre il calo è stato dello 0,1%). In Italia, il World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale corregge a zero da 0,1% l’attesa sul Pil 2019 e a 0,5% da 0,8% quella sulla crescita 2020.

In questo contesto, anche l’economia del Nordest mostra qualche segno di debolezza. Secondo l’ultima relazione pubblicata dall’Istat, nel secondo trimestre 2019 il Nord Ovest ha registrato una diminuzione nelle esportazioni dello 0,6%, determinando una strada in salita soprattutto per le Pmi, candidate a subire una ulteriore stretta sul credito. E se a livello economico bisogna prepararsi a mesi di bassa crescita, i tempi sono incerti anche sul fronte del risparmio. “I mercati sono ai massimi per l’azionario ma la crescita si indebolisce e il credito sconta l’incertezza delle mosse monetarie unite al livello di debito complessivo” – conclude Bovo - “I mercati azionari hanno continuato a crescere e anche l’obbligazionario ha vissuto un trimestre decisamente favorevole. Occorre pesare con attenzione il peso delle asset class nei portafogli per intercettare le opportunità tenendo sempre sotto controllo il livello del rischio”.

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