Safilo: «Un piano per consolidare la produzione in Italia. No esuberi e chiusure»

Sindacati territoriali e provinciali al tavolo dell'Unità di crisi regionale, mercoledì. Si punta sull'incontro al ministero dello Sviluppo del 27 gennaio

Safilo, archivio

Esorta gli attori in gioco al coinvolgimento, «in primis il sindacato», l'assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan, incontrando ieri, mercoledì 22 gennaio a palazzo Grandi Stazioni, le segreterie regionali e territoriali di Cgil, Cisl e Uil per un aggiornamento sulla vertenza dell'occhialeria Safilo. Il tavolo all'Unità di crisi della Regione Veneto è arrivato dopo il nulla di fatto al Mise del 16 gennaio scorso, quando il gruppo, senza l'amministratore delegato Angelo Trocchia rimasto assente, ha confermato i 700 esuberi, tra Longarone, Padova e Martignacco (Udine) e la chiusura di questo ultimo stabilimento in Friuli Venezia Giulia. 

Piano di consolidamento

«L’occhialeria è un settore strategico per il Veneto e per l’Italia, la nostra capacità di essere leader di mercato è legata strettamente a due fattori: la qualità della forza lavoro e il made in Italy», ha detto l’assessore Donazzan. Lo hanno ribadito i sindacati tornando a chiedere a Safilo di presentare il piano industriale per l'Italia in sede ministeriale a Roma. «Da questo potrà ripartire la trattativa - dice Giampiero Marra della Filctem Cgil di Belluno - Se la perdita di quote importanti di lavorazione secondo Safilo giustificherebbe il sacrificio di una sede e centinaia di posti di lavoro, la positiva situazione di cui gode l'azienda all'estero (si parla di nuove assunzioni) dovrebbe invece portarla a sviluppare, qui dove ci sono le competenze, un programma di investimenti e crescita in Italia, mantenendo e consolidando le lavorazioni nel nostro Paese. Il presupposto per noi è il mantenimento di Martignacco e dell'occupazione di tutte le sedi. Oltre al piano industriale per la situazione italiana». Il sindacato nazionale ha ottenuto un nuovo incontro al Mise il 27 gennaio, «questa volta speriamo con la presenza dell'ad», conclude il sindacalista e aggiunge: «Che ci sia o meno la volontà di intervenire anche su Santa Maria di Sala, non spetta a noi dirlo e fare il processo alle intenzioni - conclude Marra -. Di sicuro il destino del gruppo è legato alla condizione di tutti gli stabilimenti».  

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