Volantini, striscioni e braccia incrociate: sciopero allo storico cash and carry di Marghera

Astensione alla Metro proclamata il 19 aprile da lavoratori e sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Rsu: «L'azienda cambi atteggiamento»

Foto: Metro Marghera, archivio

Dalla crisi di fine 2015 sono passati neppure 4 anni e un nuovo sciopero è alle porte. Il 19 aprile i lavoratori della Metro di Marghera e le sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Rsu hanno proclamato l'astensione lavorativa per l'intera giornata, in protesta contro la revoca del contratto integrativo e la decisione unilaterale societaria, spiegano le sigle, di applicare un regolamento interno, «dopo 46 anni di relazioni sindacali e molti mesi di trattative, ai 4300 lavoratori dello storico punto vendita veneziano».

Organizzazione del lavoro

«Alla piattaforma sindacale, presentata dalle organizzazioni sindacali nazionali e rsu, che chiedevano un confronto sull’organizzazione del lavoro in ogni punto vendita, l’azienda ha risposto con una contro-piattaforma che le sigle hanno ritenuto irricevibile - scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Rsu - . La trattativa è stata aperta per superare le tante forme di precariato, con obiettivi condivisi e credibili, e riscrivere turni e orari. Si è aperta anche perché è stata messa in discussione la quota di salario variabile con parametri irrealizzabili, e perché è venuto meno il contributo ai Cral, circoli ricreativi aziendale dei lavoratori. In più non viene messo in campo nessun investimento per la sicurezza e sui mezzi elevatori per ridurre i pesi e i carichi di lavoro. Le rigidità dell’azienda - continuano - hanno impedito ogni mediazione e quindi è stato proclamato un pacchetto di 16 ore di sciopero da gestire sia nazionalmente, sia a livello locale».

Le condizioni

«Le nostre condizioni continuano a peggiorare - spiegano gli addetti -. L'azienda punta a flessibilizzare ancora di più la prestazione lavorativa, con orari che cambiano ogni giorno e con turni spezzati. Questo significa impossibilità per le lavoratrici e i lavoratori di programmare il proprio tempo di vita con un minimo di serenità. Chiediamo un confronto e accordi sull'organizzazione, e nei punti vendita vogliamo garantire turni unici. Anziché portare i contratti di lavoro di 36 ore a 38, riteniamo che l'azienda dovrebbe aumentare le ore ai part time involontari e stabilizzare i contratti precari, anche alla luce del fatto che negli anni scorsi Metro ha dimostrato cinismo nell'annunciare chiusure e licenziamenti. Abbiamo chiesto che il preavviso sia di tre mesi, l'azienda ha dato disponibilità per soli 30 giorni. Preoccupano infine gli affitti di alcuni punti vendita che sono in scadenza, senza che vi sia stata discussione e rassicurazione alcuna per i lavoratori che ci lavorano e le loro famiglie. Chiediamo a Metro di abbandonare questo atteggiamento».

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