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Sciopero Metro: «In servizio solo i contratti a termine. Azienda sorda, trattative in pezzi»

I lavoratori storici del cash and carry veneziano hanno incrociato le braccia tutto il giorno. «L'azienda vuole abbassare il premio di produttività, mettendo obiettivi irraggiungibili, aumentando orari e flessibilità. Noi in strada»

 

Un passato travagliato quello delle relazioni industriali alla Metro, un punto vendita di riferimento a Marghera. Oltre 40 anni di attività sul territorio, passando attraverso crisi, l'annuncio di tagli, scioperi e la ripartura di una vertenza fra azienda e lavoro, poco tempo fa, culminata nello sciopero dell'intera giornata di venerdì, proclamato a Venezia sulla scia di quello nazionale. «Soddisfazione per l'alta partecipazione - spiega Andrea Porpiglia della Filcams Cgil Venezia - la società ha fatto proposte irricevibili per 6 mesi, e infine è andato tutto all'aria. L'azienda non può rimanere sorda». Michele Mognato, ex parlamentare, il volto più noto del cash and carry di Marghera, da sempre portatore delle rivendicazioni dei lavoratori, dice: «Non si può andare avanti così. Se oltre a porre obiettivi impossibili da raggiungere, i vertici dicono che dal premio di produttività bisogna anche togliere le spese dell'affitto dell'immobile e altri costi, che senso ha definirlo ancora incentivo? Il negozio oggi è rimasto aperto solo grazie ai lavoratori con contratto a termine, i dipendenti storici sono tutti fuori a sostenere questa battaglia per la dignità».

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