«Manovra del governo inadeguata», verso la manifestazione sindacale di Roma

Sabato saranno 13 mila i veneti alla mobilitazione Cgil Cisl Uil. Parole d’ordine: lavoro di qualità, investimenti, politiche fiscali giuste ed eque, pensioni, sanità, istruzione

Foto: Cgil, Cisl e Uil regionale

Le notizie sulla previsione della crescita economica italiana preoccupano gli attori economici e di sicuro i sindacati Cgil Cisl e Uil, che hanno organizzato una manifestazione nazionale il 9 febbraio a Roma per chiedere al governo di cambiare la politica economica.

A cominciare dagli investimenti, pubblici e privati, «l'unica leva - spiegano unitariamente le sigle -, in grado di invertire la rotta e rimettere il paese in marcia. Hanno superato quota 13 mila i lavoratori veneti che sabato saranno a Roma. Parole d’ordine: creazione di lavoro di qualità, investimenti pubblici e privati a partire dalle infrastrutture, politiche fiscali giuste ed eque, rivalutazione delle pensioni, interventi per valorizzare gli assi strategici per la tenuta sociale del Paese a partire da welfare, sanità, istruzione».

Gli indicatori

«Il Veneto è a rischio con gli indicatori in peggioramento. Oltre 50 i tavoli di crisi aperti in regione. La cassa integrazione cresce dopo 14 trimestri di calo e la disoccupazione giovanile è al 21%». Il segretario generale della Cgil veneta, Christian Ferrari, chiede investimenti e politiche di sviluppo. «Dietro l’angolo il pericolo di una fase pesantemente recessiva e di forti tagli alla spesa sociale». 

Crisi

«Le crisi ancora in atto - ricorda Ferrari - richiamano nomi importanti e interessano l’intero territorio regionale. Tra gli altri, Miteni, Sylcom, Safilo, Coge Mantovani, Stefanel, Fonderie Sime, Tonon Forty, Rinascente, Toys, oltre all’impatto del maltempo sull’intero territorio bellunese, situazioni diffuse soprattutto nella piccola impresa artigiana, e le tante ristrutturazioni nel commercio che hanno portato al taglio di molti posti di lavoro con modalità che hanno privato i lavoratori di ammortizzatori sociali. Il tutto in una regione che dal 2008 a oggi ha lasciato sul terreno 29.830 posti di lavoro a tempo pieno ed indeterminato nei soli settori del tessile e legno, e altri 22.305 posti stabili nell’edilizia. L’ultimo trimestre del 2018 si è chiuso con un saldo negativo di 60.000 posti di lavoro e per la prima volta la cassa integrazione ha avuto un’impennata (+89,2% sui tre mesi precedenti) dopo 14 trimestri consecutivi di decremento».

Veneto

«Se l’Italia è in recessione tecnica, il Veneto (fortemente vocato all’export) non è affatto immune da pericoli che si sovrapporrebbero agli effetti devastanti dei lunghi anni di crisi appena trascorsi, e ad un mercato del lavoro divenuto assai più debole, connotato da una crescita della precarietà, della sottooccupazione, e da un alto tasso di disoccupazione giovanile (21%). Per questo sono urgenti misure anticicliche, che rilancino gli investimenti ed il lavoro. Invece la manovra del governo guarda altrove, facendo mancare quell’ossigeno indispensabile per ridare slancio alle attività e superare le debolezze strutturali del paese. La legge di stabilità – dice Ferrari – ha compiuto una scelta totalmente sbagliata, rinunciando all’unica leva che servirebbe: gli investimenti pubblici. Senza di essi e senza politiche industriali che rilancino gli investimenti privati non si contrasta la recessione».

La proposta

«Cgil Cisl Uil presentano una proposta che sintetizza un’idea di Paese e soprattutto di lavoro dignitoso e di qualità. Non crediamo, anzi combattiamo, un’idea di Paese che si rassegna ad una futuro distopico, in cui scompare il lavoro, in cui crescono le disuguaglianze, in cui si vive solo grazie alla generosità dello Stato. Non è questa la risposta da dare in primo luogo ai giovani. Ed è soprattutto per loro che saremo a Roma: per chiedere una svolta all’altezza delle migliori aspettative di chi vive, studia e lavora nel nostro Paese».

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