Federalismo fiscale? Spi Cgil: «Più tasse locali e meno risorse dallo Stato. Un fallimento»

L'indagine del sindacato veneto: «Più 134%, in 9 anni, di addizionale comunale Irpef nel Veneziano e -52% di trasferimenti dallo Stato»

Foto: Spi Cgil Veneto

A 10 anni dall'entrata in vigore del federalismo fiscale, «cavallo di battaglia della Lega», il sindacato dei pensionati veneto, Spi Cgil, traccia un primo bilancio provinciale e regionale. «I trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono passati dal miliardo del 2009 ai circa 500 milioni di euro nel 2018, con un decremento del 50%. Cresciuti i tributi locali, in particolare l'addizionale comunale Irpef: +134% in 9 anni nel Veneziano, e -52% di trasferimenti dallo Stato».

Tasse e trasferimenti

Spi Cgil Veneto, nell'ambito della negoziazione delle politiche sociali con Comuni ed Enti locali, ha elaborato i dati per tutti i comuni veneti. «Nel 2009 da Roma erano arrivati circa un miliardo e 66 milioni di euro in Veneto, crollati a 508 milioni nel 2018 - scrive il sindacato -. Per recuperare risorse, dunque, i sindaci hanno inevitabilmente aumentato i tributi locali. Con l'addizionale Irpef si è passati dai 257 milioni di euro del 2009 ai quasi 440 milioni del 2017. Imu e Tasi hanno portato nella casse dei Comuni veneti 1 miliardo e 175 milioni di euro circa nel 2017, contro gli 826 milioni e 562 mila euro dell'Ici del 2009. Visto che nel 2019 viene meno il decreto blocca tributi del governo Renzi, 328 Comuni veneti (il 58,3% del totale) hanno lo spazio fiscale per aumentare le aliquote di addizionale Irpef, mentre 432 (76,7%) possono intervenire sulle imposte immobiliari, Imu o Tasi, non avendo ancora raggiunto il livello massimo consentito».

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Redditi

L'indagine dello Spi Cgil analizza anche le dinamiche dei redditi in ogni singolo Comune veneto. Dal report emerge che nella nostra regione quasi due contribuenti su cinque (1.350 mila cittadini) dichiarano meno di 15 mila euro lordi all'anno. Un altro terzo fra i 15 mila e i 26 mila euro. Gran parte del reddito prodotto nella nostra regione è in capo a pochissime persone. Tanto per intenderci, circa l'8% del reddito complessivo va allo 0,78% della popolazione, quella che dichiara più di 120 mila euro lordi all'anno. In tale contesto, dalla ricerca emerge che su circa 73 miliardi di imponibile complessivo in Veneto, l'85% (61 miliardi) è imputabile a pensionati e lavoratori dipendenti. 

Tributi locali

«Questo report socioeconomico – spiega Renato Bressan, segretario Spi Cgil del Veneto con delega alla negoziazione sociale - ci regala molti spunti di riflessione e altrettanti spunti d'azione. Noi siamo particolarmente preoccupati dai possibili interventi dei sindaci per coprire la cronica mancanza di risorse dei Comuni. Molte realtà hanno la possibilità di aumentare le aliquote dell'addizionale Irpef, oppure dell'Imu e delle Tasi. Vigileremo affinché qualsiasi decisione tenga conto delle classi più deboli della popolazione».

Il dialogo

Vigileremo con grande attenzione anche perché non vengano toccati i servizi sociali. Lì non ammetteremo tagli o riduzioni pure in considerazione dell'invecchiamento della popolazione che richiede politiche attente, mirate e adeguate». «Difficile il dialogo con la Regione - dice Paolo Righetti, della segreteria della Cgil regionale - per esempio sulle tematiche sociosanitarie che comprendono anche la riforma degli Ipab, le case di riposo. Più di qualche volta con la Regione il confronto non ha dato i risultati da noi prospettati e questo è un problema che bisogna risolvere al più presto».
 

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