Veneto prima regione d'Italia per turismo nel 2018, lieve calo per il Veneziano

Aumentano ancora i turisti stranieri e italiani. Venezia mantiene il suo primato tra tutte le province, ma le presenze rallentano. Molto bene le località montane, meno quelle balneari

Foto: turismo a Venezia, archivio

A dirlo sono i dati Istat: i primi numeri sull'andamento del turismo in Veneto nel 2018 mettono il Veneto al primo posto in Italia, sia per visitatori autoctoni che stranieri. Venezia mantiene il suo primato tra le province, mentre la città rallenta. Molto gettonate Vicenza, Verona e Treviso. Tra gli stranieri si nota il grande interesse degli americani per i nostri territori e la consuetudinaria e numerosa presenza dei tedeschi, ma molti arrivano da Russia e Cina. Le località montane le più richieste, quelle balneari sono invece in leggera decrescita. Continuano ad andare forte, anche come presenze nelle strutture alberghiere, le città d'arte.

I numeri

Il +1,6% degli arrivi italiani compensa il - 0,4% degli stranieri in Veneto, nel 2018. I tedeschi, pur segnando un calo, sono i cittadini più numerosi (15,6 milioni di presenze, quasi un quarto del dato complessivo), poi gli austriaci e inglesi. Crescita del 14,1% delle presenze degli americani, +5,2% dei cinesi e +7,9% dei russi. Anche l’anno scorso, rispetto al precedente, pur registrando qualche arretramento in alcuni comprensori, il bilancio numerico del turismo nel Veneto si chiude ancora una volta con il segno più sia alla voce arrivi, +2,2%, sia alla voce presenze, +0,2%.

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Presenze e arrivi

Partendo da queste riflessioni l’assessore veneto al Turismo, Federico Caner, ha illustrato i dati Istat raccolti ed elaborati dall’Ufficio di statistica regionale. «Reduci da un continuo crescendo sfociato nel 2017 in primati difficilmente ripetibili – spiega l’assessore –, i dati del 2018 confermano pienamente la forte capacità attrattiva del Veneto: ritoccato in rialzo il numero dei visitatori, che superano i 19,5 milioni, grazie all’aumento di arrivi sia stranieri (+1,8%) che italiani (+2,8%), è stato consolidato quello delle notti da loro trascorse nelle strutture ricettive, oltre 69 milioni, con l’aumento di italiani (+1,6%) che compensa la leggera flessione di stranieri (-0,4%)».

Località balneari e montagna

«Una flessione non preoccupante ma da non trascurare – precisa Caner –, soprattutto se si incrocia questo dato con altri. Valutandolo, ad esempio, insieme al meno 1,8% di arrivi e al meno 3,8% di presenze del comprensorio balneare, abbiamo la conferma che, seppur faticosamente, alcuni players mediterranei e nordafricani, storicamente competitivi sul piano dell’economicità dei loro pacchetti di vacanza ma fortemente penalizzati dall’instabilità politica e dall’insicurezza dovuta al terrorismo, si stanno riposizionando sui mercati internazionali. Da ciò deriva la necessità di continuare a investire in termini di idee e creatività, di innalzamento qualitativo delle strutture e dei servizi, soprattutto negli ambiti più maturi della nostra offerta, come il mare, appunto, ma anche la montagna, che pure ha fatto segnare nel 2018 un aumento del 4,4% degli arrivi e una sostanziale tenuta nelle presenze, e che nella sola stagione invernale, grazie alle abbondanti nevicate dello scorso anno, ha registrato un +12,9% di arrivi e un +6,7% delle presenze. In altre parole, proprio i prodotti più tradizionali dell’offerta veneta sono anche quelli che si devono misurare con una concorrenza più ampia e più forte e risultano pertanto più vulnerabili».

Gli stranieri

Un’importante prerogativa del Veneto, sottolinea l’assessore, è la sua capacità di attirare l’interesse dei mercati internazionali: quasi il 70% delle presenze totali, infatti, sono straniere. I tedeschi, pur segnando un calo, rimangono i clienti stranieri più affezionati e numerosi (15,6 milioni di presenze, quasi un quarto del dato complessivo), seguiti a notevole distanza da austriaci (3,8 milioni) e inglesi (2,6 milioni). Ottime le performance per quanto riguarda gli americani (+14,1% di presenze), cinesi (+5,2%) e russi (+7,9%).

Soggiorni brevi e b&b

Queste elaborazioni statistiche, inoltre, certificano un’attitudine che si sta manifestando ormai da qualche anno: la continua e progressiva riduzione dei più lunghi soggiorni in occasione delle classiche ferie estive, sostituiti da vacanze brevi in località e in periodi diversi. «Segnali in questo senso – evidenzia l’assessore – vengono dall’attenuazione del fenomeno della stagionalità nelle città d’arte, nelle località lacuali e montane, ma anche dalla crescita attrattiva di province come Vicenza (+ 4,3% di arrivi e +4% di presenze), Treviso (+ 3,1% di arrivi e +6,5% di presenze) e Verona (+ 2,9% di arrivi e +2,1% di presenze), i cui territori offrono nuove e interessanti opportunità di vacanza. Nella scelta delle strutture nelle quali alloggiare, i turisti guardano, e non solo per una questione di minor spesa, con sempre maggior favore agli agriturismi (+ 8,3%) o ai b&b e simili (+ 3,4%)».

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