Riondino, debutto con frecciata: "A Salvini direi che non mi rappresenta"

Michele Riondino sarà cerimoniere della Mostra del Cinema all'apertura e alla chiusura. Martedì la presentazione: "Lusingato da questa nuova esperienza"

©Massimo Tommasini

"Salvini non mi rappresenta, lo eviterei". Va dritto al punto Michele Riondino, "madrino" o "cerimoniere" - come preferisce farsi chiamare - della 75. Mostra del Cinema di Venezia, grillino dichiarato. E aggiunge: "Avessi saputo che sarebbe andato al governo con i 5 Stelle, non li avrei votati". Si parla anche di politica e dell presunto forfait del ministro dell'Interno Matteo Salvini al Lido nel corso della presentazione dell'erede di Alessandro Borghi sul parquet rosso della kermesse lagunare.

"Sono cresciuto grazie alla Mostra"

Spazio anche, e non poteva essere così, ai commenti su quello che sarà il suo ruolo nel corso della manifestazione: "Alla Mostra ci sono arrivato prima come spettatore, in tenera età, da studente di teatro, proprio per ammirare il cinema i grandi attori e registi, poi molte volte come attore (tra i tanti suoi film al Lido, Dieci inverni, Noi Credevamo, Il Giovane favoloso, Bella addormentata, Acciaio, La ragazza del mondo), e ora come padrino, o madrino, come volete, per la serata di apertura e chiusura, un'esperienza unica, che mi lusinga. Io sono cresciuto grazie alla Mostra e ai suoi film". Lo dice con il sorriso sulle labbra, proprio il giorno che precede il suo debutto.

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Le nuove sfide

Periodo di "prime volte" per Riondino: "Una nuova sfida che si affianca a quella che sta per affrontare a teatro, nei panni del demone Woland nell'allestimento di Il maestro e Margherita di Bulgakov, - spiega - con cui sarà in tournée e sul set, per 'Un'avventura', musical diretto da Marco Danieli, con Laura Chiatti e le canzoni di Lucio Battisti e Mogol come colonna sonora. "È proprio una sfida e la considero rischiosissima, perché dovrò cantare e danzare, sto già prendendo lezioni, speriamo bene. Però è un film che non mi sono voluto far sfuggire, anche perché con Marco Danieli ci siamo trovati benissimo nella sua opera prima, La ragazza del mondo. È un regista molto lucido, attento e coraggioso e con il quale siamo entrati subito in empatia, condividendo la crescita del personaggio. Ed è quello che facciamo anche in questo film". 

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