Kitano porta al Lido la "sua" mafia: "Ora io la rabbia la faccio esplodere"

Il regista giapponese alla Mostra del Cinema con "Outrage Beyond", sequel di "Outrage". Film sulla Jakuza nipponica: "Non c'è più introspezione". E sul 3D: "Ottimo solo per i film pornografici"

Takeshi Kitano (©TM News Infophoto)

Prima le domande. Professionalità, compostezza, toni arguti. Soprattutto da parte dei giornalisti asiatici. Poi, non appena è stato dichiarato che "la conferenza stampa è finita", il caos. Un nugolo di giornalisti, giovani, ammiratori ha attorniato Takeshi Kitano per chiedere un autografo. Che il regista ed ex comico del Sol Levante sia un personaggio di culto non c'erano molti dubbi. L'autore si trova al Lido per presentare il seguito di "Outrage", l'applaudito "Outrage Beyond", e anche questa volta assume la doppia veste di autore e interprete protagonista, sotto lo pseudonimo di Beat Takeshi.

Film sulla mafia giapponese, la Yakuza. Kitano si trova nella sua "seconda fase di produzione personale", più rivolta all'azione rispetto all'introspezione. "Ne sono consapevole", ha dichiarato. Un film in cui si racconta una storia, con personaggi che si muovono e combinano qualcosa. Un concetto diverso di cinema rispetto al suo capolavoro "Dools", del 2002, che però sembra far parte del passato: "Con quel taglio non riuscivo a esprimere compiutamente la mia opera - ha spiegato Kitano - Cercando anche l'intrattenimento sono arrivato a questo tipo di sviluppo".

Yakuza in Giappone, Mafia in Italia. Stessi problemi, stessa "etichettatura" in un certo senso. Il regista ne è consapevole: "Sono problemi comuni. Anche per questo le storie sul tema si assomigliano molto". Altra "caratteristica comune" (almeno nel passato) è che sono poi gli stessi mafiosi a ergersi al ruolo di "critici", facendo poi pervenire la loro personale recensione all'autore di un film: "E' vero - ha dichiarato Kitano - Una volta avevo molte persone appartenenti alla Jakuza nel mio circondario, quindi mi arrivavano i loro giudizi. Ora la legge vieta questo tipo di contatti. In passato mi è stato detto da alcuni che quella che offrivo era una buona rappresetazione, da altri, invece, incompleta".

In ogni caso l'evoluzione del regista è chiara: dall'introspezione ora si passa alla rappresentazione (a volte truce) di emozioni e sentimenti sullo schermo: "All'inizio la rabbia era interna, ora la esteriorizzo". Una parabola futura che però (soprattutto per le scene cruente) non arriverà con ogni probabilità ad abbracciare la tecnologia del 3d: "Quella va bene per i film erotici o pornografici - taglia corto sorridendo Kitano - per il resto non serve a nulla".

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