Filippo Timi torna al Toniolo con "Skianto"

Filippo Timi torna al Toniolo con Skianto: da martedì 10 a giovedì 12 dicembre l’attore salirà sul palcoscenico mestrino con il suo spettacolo, a metà fra racconto autobiografico e sogno visionario. Insieme a lui Salvatore Langella, alla chitarra.

E lo fa con in un monologo intenso, una favola amara, ma non malinconica, in un dialetto umbro che ne amplifica la forza. Diventa un bambino "diverso" e porta in scena tutti i suoi desideri impossibili. “Skianto è la bocca murata”, scrive Timi, “è il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch. Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo con la grandezza della Natura. Esiste una disabilità non conclamata che è l’isolamento, l’incapacità di fare uscire le voci”.

Timi, come spesso nei suoi spettacoli, rompe la quarta parete scherza col pubblico, e molte scelte suonano un po’ come (gradite) captationes benevolentiae dal gusto pop: dai video dei gattini alla cover di Britney Spears , dai riferimenti a Pertini alle musiche di Antony and The Johnsons. Ma tutto questo non fa che aumentare il senso di desolazione e solitudine degli altri momenti.

Con i capelli a caschetto, grottesco nei suoi pigiamini di pile e nelle t-shirt con Topolino, l’attore interpreta un bambino disabile, segnato da ferite precoci e inguaribili. Un ragazzo nato con la “scatola cranica sigillata”, chiuso nel suo piccolo claustrofobico mondo, rappresentato scenicamente dalla palestra di una scuola elementare di provincia. La sua disabilità è condizione e rappresentazione. Scorrono in scena i suoi desideri impossibili: fare il ballerino, il cantante, amare un pattinatore, sognare una vita che non sia una prigione, vivere in maniera normale con gli altri.

Il materiale da cui attinge Timi è autobiografico (il riferimento è alla cugina, cerebrolesa): un diario privato, sconsolatamente ironico, fatto di ricordi, desideri e tormenti, sul quale l’attore-autore costruisce una palpitante partitura drammaturgica. Come tutti i sognatori, il fanciullo dovrà scontrarsi con la realtà, quella insormontabile del suo corpo murato in una cameretta, «dentro la quale scopre quanto la vita sia truccata». Una favola pop, stramba e struggente, senza lieto fine, in cui Timi fa il giro di boa come artista e si conferma grande talento del teatro italiano.

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