La collezione Guggenheim celebra Peggy ed espone le 80 opere dei coniugi Schulhof

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Settant'anni fa Peggy Guggenheim acquistava Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, e vi organizzava la sua prima mostra di scultura contemporanea, aprendo le porte al pubblico. Da allora la sua figura è rimasta indissolubilmente legata a Venezia, tanto in vita quanto dopo la sua scomparsa, avvenuta il 23 dicembre del 1979. Esattamente 40 anni fa. Il 2019 segna quindi due importanti anniversari, e per questo la Collezione Peggy Guggenheim celebra la filantropa con un calendario espositivo speciale e un’ampia serie di attività gratuite aperte al pubblico.

L'eredità degli Schulhof

È aperta da oggi Dal gesto alla forma. Arte europea e americana del dopoguerra nella Collezione Schulhof (26 gennaio – 18 marzo 2019), a cura di Gražina Subelytė e Karole P.B. Vail, speciale presentazione della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, donata dai coniugi Schulhof alla Fondazione Solomon R. Guggenheim e conservata a Venezia dal 2012, esposta quasi nella sua interezza. Contemporaneamente le sale ospitano un originale riallestimento della collezione permanente: in mostra la maggior parte delle opere acquistate da Peggy tra il 1938 e il 1947, un allestimento che riflette l’interesse per il Cubismo, il Futurismo, la pittura metafisica, l’astrazione europea, la scultura d’avanguardia e il Surrealismo.

L'ultima dogaressa

Dal 21 settembre al 27 gennaio 2020 arriva invece la mostra Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa, a cura di Karole P.B. Vail, con Gražina Subelytė, che celebrerà il collezionismo post 1948: dipinti, sculture e opere su carta acquisite tra la fine degli anni quaranta e il 1979. Non mancheranno le opere di artisti italiani attivi dalla fine degli anni quaranta, come Edmondo Bacci, Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova, e la produzione di alcuni artisti legati all’arte Optical (Op) e Cinetica, come Marina Apollonio, Alberto Biasi e Franco Costalonga. Un’opportunità senza precedenti, inoltre, di ricontestualizzare celebri capolavori come L’impero della luce (1953-54) di René Magritte, acquistato nel 1954, accanto ad opere meno note al grade pubblico di artisti come René Brô, Gwyther Irwin e Grace Hartigan, e di pittori di origine giapponese come Kenzo Okada e Tomonori Toyofuku, che dimostrano come l’interesse artistico della mecenate superò i confini di Europa e Stati Uniti.

Le altre mostre

Tra questi due grandi momenti che ripercorreranno a 360 gradi la storia del collezionismo di Peggy, si inserisce il prezioso omaggio a Jean (Hans) Arp, primo artista ad essere entrato a far parte della sua collezione con la scultura Testa e conchiglia (1933), acquisita nel 1938. Dal 13 aprile al 2 settembre 2019 la mostra La Natura di Arp, a cura di Catherine Craft e organizzata dal Nasher Sculpture Center, Dallas, proporrà una lettura suggestiva e a lungo attesa della produzione dell’artista franco-tedesco, il cui approccio sperimentale alla creazione e il ripensamento radicale delle forme d'arte tradizionali lo resero uno degli artisti più influenti del Novecento e il primo ad aver fatto breccia con la sua arte nel cuore della mecenate americana. Il tributo al collezionismo di Peggy Guggenheim proseguirà anche con la prima mostra del 2020, Migrating Objects: un’esposizione che farà luce su un momento cruciale, seppur meno conosciuto, della sua storia di collezionista, ovvero il suo interesse degli anni ’50 e ’60 per le arti dell’Africa, dell’Oceania e delle Americhe. L’allestimento sarà seguito da un comitato curatoriale che include studiose e curatrici provenienti da prestigiose istituzioni museali internazionali, insieme a Vivien Greene, Senior Curator, 19th- and Early 20th-Century Art, Guggenheim Museum e Karole P.B. Vail. 

Dialoghi e formazione

Non solo mostre. A corollario del programma espositivo, infatti, è lunga la lista di attività, eventi, conferenze, workshop, approfondimenti sulle orme di Peggy Guggenheim. Il programma di Public Programs Continuità di una Visione intende portare avanti la lezione della sua fondatrice e l’attuale mission della Collezione, ovvero divulgare i propri contenuti ad un pubblico quanto più eterogeneo per condividere lo straordinario potere educativo di questa disciplina nel formare e alimentare il pensiero critico. Programmi di accessibilità per non vedenti e ipovedenti incentrati sui grandi capolavori del museo; il progetto social “Point of View”, che darà voce al pubblico per raccontare il proprio punto di vista sul museo e sulle opere più amate; un’iniziativa partecipativa atta a ricostruire la figura di Peggy Guggenheim attraverso la memoria collettiva nella comunità locale. E ancora, tre conversazioni con tre donne, filantrope e collezioniste visionarie, che hanno fatto dell'arte la loro missione come impegno personale nei confronti della società: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione torinese, tra le figure di maggior spicco del collezionismo italiano e internazionale, Lekha Poddar, della Devi Art Foundation (Dehli, India), attiva nel panorama artistico medio-orientale, Francesca Thyssen-Bornemisza (von Habsburg), fondatrice di Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, tra le maggiori collezioni d’arte contemporanea in Europa. Tre donne che, come Peggy Guggenheim, possono essere d’ispirazione per le generazioni future.

«Mia nonna Peggy ha creato a Venezia uno spazio di libertà», ricorda la direttrice Karole Vail. E tale oggi deve essere. Uno spazio d’incontro e di scambio perché dall’educazione all’arte e dalla forza catalizzatrice del processo creativo delle avanguardie si possa comprendere e interpretare il nostro presente. Come Peggy collezionò l’arte del suo tempo, oggi noi conversiamo con il pubblico del nostro tempo. E in questo impegno ad educare e sensibilizzare al presente rientra anche la collaborazione, nata lo scorso anno, tra la Collezione e ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che si occupa di promuovere i 17 Obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, per affrontare i temi urgenti della contemporaneità attraverso la lente dell’arte. 

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