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"Nobiltà del lavoro. Arti e mestieri nella pittura veneta tra 800 e 900" al Museo nazionale di Villa Pisani

Redazione 26 giugno 2012

Presso Museo nazionale di Villa Pisani Dal 02/06/2012 Al 04/11/2012

Le merlettaie di Burano, sedute composte in un'ordinata compagine, che si esercitano nella grande sala della scuola professionale. Le perlaie, una ciurma di giovani scomposte lavoranti che infilano perle a domicilio guidate da un'anziana "mistra". Modiste e sartine che dànno gli ultimi ritocchi all'abito della signora per il Ballo in maschera. Fruttivendole appoggiate al banco in attesa del cliente, caldarrostai nell'autunno lagunare e arrotini. E' la Venezia più autentica, tra Ottocento e Novecento, quella immortalata tra calle e campielli, mercati e interni domestici di palazzi, animati da scene di lavoro consumato in squarci di vita quotidiana. 

Una sorta di reportage dal vero, non senza qualche lusinga concessa al folclore e al pittoresco da cartolina, quello che offre la bella mostra "Nobiltà del lavoro. Arti e mestieri nella pittura veneta tra 800 e 900", visitabile fino al 4 novembre al Museo nazionale di Villa Pisani sotto la cura di Myriam Zerbi e Luisa Turchi. Protagoniste, una settantina di opere, tutti prestiti di importanti musei pubblici e collezioni private, in larga parte sconosciuti, che raccolgono maestri affermati e autori meno noti, che hanno contribuito a scrivere la storia della "pittura del vero" nel Triveneto, in un confronto inedito tutto da gustare. 
 
Ne viene fuori un viaggio nella Venezia lavorativa, un universo reale, vivace e folcloristico: "La selezione raccolta nelle sale di Villa Pisani offre l'evidenza di un affresco collettivo che invita lo spettatore ad entrare nell'epoca e nei luoghi animati dalla gente che vi svolge il suo mestiere, dove ogni giorno la fatica va di pari passo con una bellezza, anelata e conquistata, che nella pittura pervade cose e figure, spazi e situazioni, e diviene per i pittori modalità di guardare e narrare - racconta la curatrice Myriam Zerbi - Le popolane dominano lo spazio urbano. nella donna convergono gli ideali di natura, bellezza e vero ricercati dalle tavolozze del tempo"
 
Esempio emblematico è "La fruttivendola" di Cesare Laurenti (1889), incantevole e intensa, sospesa, come osserva Zerbi, in un clima suggestivo di malinconia e desiderio". Sfilano la "Portatrice d'acqua" di Giuseppe Barison, e la "Venditrice di zucca" di Alessandro Milesi, tutte aggraziate popolane, dal portamento dignitoso e dalla femminilità intatta, calate nell'umile quotidianità fatta di verità. Scorci che si allargano su scene di mercato e spettacolini di ambulanti, dove la Venezia più fiera viena evocata da logge, ponti, chiese. Ancora "L'arrotino" di Milesi duetta mirabilmente con "Calle veneziana" dove spicca la città dei dofi più autentica, colta con audaci tagli obliqui che offrono guizzi di profondità. "Il calzolaio" di Stefano Noto che schiude un'allegra scenetta "gradevole e un po' ruffiana tipica dello stile di un pittore come Novo", commenta Luisa Turchi. 
 
E spicca "La cuoca" di Federcico Zandomeneghi (1881), dipinto "uscito dalle collezioni di Paul Durand Ruel famoso gallerista d'arte parigino, alfiere degli Impressionisti, con i quali Zandomeneghi espone dal 1879", dice la Zerbi. "L'artista - continua la curatrice - che porta a Parigi la sua tradizione veneziana, nel raffigurare la cuoca, non bella, con le dita deformate dal lavoro, nella linda divisa, con l'arrosto cotto e croccante , realizza una composizione robusta, memore dell'esperienza macchiaiola, e la sua si fa pittura di calda umanità. pennellate fitte, divise e filamentose costruiscono, su di un fondo dinamico, un saldo e compatto impianto volumetrico".
 
Info: 049502270

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