Venezia primeggia per i polmoni verdi, ma sui rifiuti paga dazio

È ciò che emerge dalla 22° edizione di "Ecosistema urbano". Molto buoni gli indicatori relativi a spazi verdi e piste ciclabili. Male la produzione di rifiuti

L'Italia si conferma un Paese gattopardiano anche in tema di sostenibilità: le città non cambiano abbastanza, risultando statiche; ne consegue che non c'è rigenerazione urbana per migliorare la qualità di vita dei singoli e delle comunità. Questo è il quadro del Paese che emerge dalla ventiduesima edizione di ‘Ecosistema Urbano’, la ricerca di Legambiente, realizzata in collaborazione con l’Istituto di ricerca Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. 

Protagonisti delle migliori performance sono i piccoli capoluoghi, quelli al di sotto degli 80mila abitanti. Venezia è la prima grande città presente in classifica, in 8° posizione. Si tratta di una "piazza" di rilievo, che la città lagunare ha ottenuto grazie ai dati relativi al traffico stradale ed al trasporto pubblico. Se dal punto di vista della raccolta differenziata, della qualità dell'aria e del riciclo energetico il capoluogo viaggia a metà classifica, gli indicatori relativi alla "viabilità" sono ottimali. Venezia è al primo posto per numero di passeggeri trasportati annualmente dai mezzi pubblici: ogni anno, infatti, 629 persone per ogni abitante scelgono il trasporto pubblico. Allo stesso modo, primeggia sul tasso di motorizzazione, con "sole" 42 automobili ogni 100 abitanti e sull'estensione della superficie pedonalizzata, con 5 metri quadrati per abitante. Buone prestazioni si hanno anche sulla percentuale della superficie delle aree verdi (2° posto, con il 65% sul totale della superficie comunale) e sull'estensione complessiva della rete di piste ciclabili (11° posto, con 108 chilometri totali).

Si tratta di dati importanti, che permettono a Venezia di posizionarsi al fianco dei capoluoghi più piccoli, i quali storicamente sono in grado di ottenere degli indicatori migliori. Tuttavia c'è ancora molto da fare, a livello comunale, per migliorare la qualità dell'aria ed incentivare gli abitanti al risparmio energetico e alla depurazione idrica domestica. Molto male, poi, il settore rifuti: in laguna se ne producono infatti una media di 620 chilogrammi l'anno per abitante: in questa speciale classifica Venezia occupa l'86° posto. La posizione in classifica è molto buona, ma sono ancora molti i settori nei quali bisogna lavorare.

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“Per sperare che le nostre città migliorino - dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto - bisogna fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica. La trasformazione delle città è una grande sfida che intreccia nuovi cambiamenti istituzionali con sviluppo di nuove filiere industriali e passa dalla messa in sicurezza dalle catastrofi naturali, dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova". Invece, secondo Lazzaro, le città venete lanciano "un brutto segnale di pigrizia e di lassismo amministrativo, dimostrandosi incapaci di investire in politiche degne delle Smart Cities europee. Servono pedonalizzazione dei centri storici e graduale trasformazione delle aree congestionate dal traffico in zone a 30 km/h, con un contestuale aumento dell'offerta di trasporto pubblico".

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