"Basta trivellazioni in Adriatico", la battaglia parte dalle spiagge venete

Bibione, Jesolo, Caorle e Rosolina unite con Legambiente per salvare il mare. Flash mob e azioni di protesta sabato mattina

Bibione, Jesolo, Caorle e Rosolina unite in Veneto contro le trivellazioni in Adriatico. Con l'obiettivo di fermare la folle corsa all'oro nero, difendere il mare e le coste dell' Adriatico dall'assalto delle compagnie petrolifere, la campagna Goletta Verde quest'anno salpa dalla Croazia per creare un fronte comune. Un appello promosso da Legambiente e lanciato sabato a Rovigno insieme alla coalizione ambientalista croata SOS Adriatico e numerose altre associazioni, sigle e cittadini. La campagna internazionale con il manifesto #StopSeadrilling - NO OIL è un impegno comune per il futuro del mare Adriatico che vede cittadini, associazioni, istituzioni, comitati ma anche pescatori e balneatori in prima linea per dire basta alle trivellazioni in Adriatico.

Flash mob quindi e azioni di protesta svoltesi sabato in diverse città tra cui Trieste, San Michele al Tagliamento, Bibione, Caorle, Jesolo, Rosolina. Così come in contemporanea sono state organizzate iniziative in Croazia, Albania, Montenegro e Bosnia Herzegovina. Altri hanno potuto partecipare alla protesta attraverso la raccolta firme online di Avaaz (www.avaaz.org/trivelle) e sui social network con l’hashtag #STOPseadrilling. L’Adriatico, per le sue caratteristiche di “mare chiuso”, è un ecosistema molto importante e un ambiente estremamente fragile. Già messo a dura prova infatti con 78 concessioni attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, a cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, tutto questo per un’area di circa 55.595 kmq.

A queste dobbiamo aggiungere il via libera rilasciato a inizio giugno dal ministero dell’Ambiente a due compagnie per compiere prospezioni, cioè esplorazioni del sottosuolo, su oltre 45mila kmq nell’Adriatico italiano. Le concessioni in arrivo in Veneto sono molte, oltre alle 39 piattaforme di gas metano attive nell'altro adriatico (che estraggono il 69% del gas italiano estratto in mare) ma stanno per aggiungersi due concessioni per la coltivazione (ultimo passaggio prima dell'estrazione vera e propria, sono al momento in commissione VIA), una al largo tra Jesolo ed Eraclea e l'altra al largo di Chioggia. Nove invece sono i permessi di ricerca nell'alto adriatico (quasi tutti di ENI), dei quali ancora uno di fronte a Eraclea/jesolo, un'altro di fronte a Chioggia, e ben 4 al largo del Parco Regionale del Delta del Po, un paio dei quali molto vicini alla costa.

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"I danni saranno certi e i guadagni saranno per la gran parte appannaggio delle aziende petrolifere - dice Davide Sabbadin, responsabile energia di Legambiente Veneto - tutte le estrazioni petrolifere, anche senza incidenti, rilasciano in mare una piccola quantità di olio nell'ordine di qualche metro cubo al giorno per perdite sistemiche. La vera preoccupazione infatti è quella di un incidente: ogni anno vi sono casi di tubi rotti, piattaforme che vanno in panne, navi che perdono il carico: il petrolio è una vera bomba ecologica per le aree limitrofe e in questo caso queste aree vedono milioni di persone che abitano sulle coste, che vivono di turismo e di pesca generando miliardi di euro di PIL che andrebbero in fumo al primo incidente" Importante sottolineare che secondo il rapporto Impresa Turismo 2013 (Unioncamere 2013) il nostro patrimonio balneare è la prima motivazione che spinge i turisti stranieri a muoversi in Italia (muove infatti il 30% dei turisti) ed è il secondo motivo di scelta con il 24,9% dei turisti italiani. Un impatto stimato in 253 milioni di presenze nel 2013 e oltre 19 miliardi e 149 milioni di euro. Un patrimonio importantissimo quindi per l'economia italiana e per gli altri Paesi adriatici che rischiano di subire un danno per il moltiplicarsi degli impianti estrattivi presenti e in arrivo nel Mar Adriatico. Il dossier completo che Legambiente ha presentato oggi sul petrolio in adriatico è scaricabile sul sito di www.legambiente.it

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