Veritas, avanti la ricerca sulle rinnovabili. Gelo con i comitati sull'impianto a Fusina

Presentato il Green Propulsion Lab per la sperimentazione nel settore energetico. Stessa sede di Ecoprogetto dove dovrebbe sorgere la terza linea di trattamento dei rifiuti contestata dai comitati

Green Propulsion Lab Veritas

Il Green Propulsion Lab di Veritas, inaugurato martedì in via della Geologia per la ricerca di fonti di energia rinnovabile, si trova nello stesso sito di Ecoprogetto, a Fusina, dove la società ha presentato una richiesta di Via per un "adeguamento" dell'impianto di trattamento rifiuti. La sperimentazione procede. Anche la guerra dei comitati ambientalisti contro la terza linea a Fusina va avanti: Medicina Democratica, OpzioneZero, Ecoistituto del Veneto, Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico a Marghera, Laguna Ambiente, Archivio AmbienteVenezia.

La sperimentazione

La piattaforma serve a sperimentare tecnologie avanzate nel settore energetico e dell'economia circolare. La struttura, realizzata e gestita da Veritas nell’ambito dell’accordo per Porto Marghera tra Comune di Venezia e ministero dell’Ambiente, ha l'obiettivo di promuovere e realizzare nel territorio comunale interventi di efficienza energetica e utilizzo di fonti di energia rinnovabile, attraverso sistemi in grado di ridurre i consumi e le emissione di CO2. Al taglio del nastro martedì anche il sindaco Luigi Brugnaro, il direttore generale di Veritas Andrea Razzini, e il direttore commerciale del comparto Energia e Smaltimento, Massimo Zanutto. Quattro le aree d'interesse: microbiologia, energia da fonti rinnovabili, accumuli elettrochimici, mobilità sostenibile. Uno dei primi risultati è la realizzazione, da parte di Veritas, di un'imbarcazione ibrida per la raccolta e il trasporto dei rifiuti a Venezia, in grado di funzionare sia con l'elettricità che col biodiesel. 

Le quantità

L'autonomia energetica è anche al centro dell'interesse dichiarato da Veritas, in vista del decaborning e della riconversione della vicina centrale Palladio di Enel. Veritas ha parlato quindi dell'utilizzo del css (combustibile solido secondario), ma «non è assolutamente vero - scrive - che come i comitati hanno affermato “intendiamo poter lavorare fino a 450.000 tonnellate di rifiuto urbano residuo, il che significa produrre fino a 150.000 tonnellate di css. I numeri non sono questi e mai lo saranno. L’impianto di produzione di Css dal rifiuto secco residuo (quello che resta dopo che i cittadini prima e la tecnologia poi hanno separato i materiali riciclabili e riutilizzabili) è da oltre 10 anni autorizzato dalla Regione Veneto al trattamento di 258.500 di tonnellate all'anno di rifiuto secco residuo. Questa quantità è riferita al momento dell’autorizzazione, quando le differenziate non erano così spinte come adesso. Lo scorso anno sono state prodotte circa 60.000 tonnellate di css. Non abbiamo chiesto - continua Veritas -  di poter bruciare circa 300.000 tonnellate all'anno di rifiuti anche pericolosi su tre linee di incenerimento. Le quantità non sono queste e le linee non sono tre, perché la terza (l’unica non già autorizzata dalla Regione) servirà solo per essiccare i fanghi da depurazione civile e funzionerà come backup in caso di manutenzione o fermo di una delle altre due linee». Di conseguenza la potenza complessiva già autorizzata di 47,8 Mw termici non potrà mai essere superata, secon do Veritas.

La proposta

«Sui documenti Via si parla di portare a trattamento a Fusina 450.000 tonnellate all'anno di rifiuto secco - scrivono gli stessi comitati ambientalisti elencati - Se Razzini è convinto di quanto afferma non dovrebbe avere difficoltà a sottoscrivere la nostra proposta alternativa che noi proponiamo alla commissione Via per salvaguardare il nostro territorio: investimento di 10 milioni di euro in 3 anni per portare il livello di raccolta differenziata dell’intero bacino all’80% e per ridurre la quantità di rifiuti complessiva del 5%. Trattamento del rifiuto residuo esclusivamente del territorio del bacino della città metropolitana più Mogliano, con aggiunta del selettore ottico per recuperare il 20-30% del materiale. Riduzione dell’autorizzazione dell’impianto di trattamento termico-biologico da 258.000 tonnellate a 170.000; recupero di tutta la biomassa legnosa da rifiuti, niente incenerimento. Mantenimento di al massimo una linea a biomassa e solo per l’autoproduzione energetica. Per i fanghi e i percolati da discarica solo stoccaggio in discarica speciale, filiere di recupero per pannolini e ingombranti, investimento su ricerca e sviluppo di filiere innovative per il recupero del sovvallo finale post trattamento, mitigazioni e compensazioni dei danni ambientali prodotti dagli impianti. In questo modo potremmo ottenere in 3-4 anni una situazione in cui il rifiuto da smaltire si ridurrebbe a circa 30.000 tonnellate all'anno, meno della metà di quello previsto dal progetto. Se Veritas e le amministrazioni comunali accolgono queste proposte, i comitati e le associazioni sono pronte a sedersi al tavolo di confronto».

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«Fermare l'iter»

Alla voce dei comitati si aggiunge quella del presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin. «Le rassicurazioni del sindaco Brugnaro sull’inceneritore di Fusina non rassicurano affatto. Al di là delle precisazioni tecniche di Veritas tutta la gestione politica dell’operazione è in mano a enti come il Comune e la Città Metropolitana di Venezia e soprattutto la Regione Veneto, fautori della politica degli inceneritori. La Regione, in particolare, da sempre tenta di fare di Marghera la grande pattumiera del Veneto. Non ci possiamo fidare di parole. Se si vuole fare un passo avanti bisogna accogliere nero su bianco le richieste di Municipalità, cittadinanza, comitati, associazioni. Fino a quel momento bisogna fermare l’iter autorizzativo».

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