Rabbia, solidarietà, appelli. Le reazioni dopo l'alluvione. Uffici e sedi chiuse

Venezia in ginocchio. Tanti i commenti e le denunce di cittadini, gruppi, sindacati, associazioni e confederazioni. Si schiera la politica

L'acqua alta, foto Twitter

Prima le previsioni di marea a 160 centimetri. Altissime. Poi in crescita a 170. Situazione acqua alta fuori controllo. Nel giro di mezz'ora, la catastrofe: 190 centimetri. Venezia, inerme, è sommersa. Come Chioggia, le isole, Lido, Pellestrina. La città aspetta che la marea cali. Mette in salvo qualcosa, passa la notte a lavorare. Poi inizia la conta dei danni. La rabbia è la prima reazione. C'è chi chiede la testa del responsabile. E chi intanto tende la mano, per rimediare ai danni immediati. La Caritas veneziana mette a disposizione posti al riparo, per le famiglie e i più fragili. Per due giorni darà un pasto a persone senzatetto, come dice mercoledì mattina il patriarca, Francesco Moraglia. E poi arriva in aiuto una città intera per Venezia: Firenze. «Ho ancora negli occhi e nel cuore le immagini della terribile alluvione dell’Arno che colpì la nostra città il 4 novembre 1966 - dice il primo cittadino, Dario Nardella - Di fronte alle nuove terribili immagini che arrivano dal capoluogo veneto, siamo di nuovo sconvolti ma pronti a dare una mano». 

Uffici pubblici e ospedale

A causa dell’alluvione che ha colpito Venezia, le sedi espositive di Palazzo Grassi e Punta della Dogana rimarranno chiuse, in via precauzionale, giovedì 14 novembre. «Nessun danno è stato causato alle opere esposte, ma sono necessari tempi tecnici per verificare il corretto funzionamento degli impianti». Aperti invece gli uffici pubblici. «Agenzia Entrate di Campo Sant'Angelo, Procura generale della Repubblica, tribunale di Rialto, Corte d'Appello, Corte dei Conti, Beni Culturali, che affacciano per esempio su Piazza San Marco, tutti con piani abbondantemente allagati», l'accusa di Massimo Zanetti Uil Pa Veneto e Assunta Motta Fp Cgil Veneto, «i lavoratori si sono trovati in una situazione problematica». Sempre i sindacati, quelli dei pensionati, hanno preso la parola per ricordare il disagio patito dalla persone anziane. «Questa nuova calamità – scrivono Daniele Tronco, Alviero Simionato e Renzo Pesce - ha messo a dura prova gli abitanti, specie quelli già duramente provati in una città dalla qualità della vita non certo idonea alle loro necessità», ad esempio sanitarie. L'ospedale Civile ha fatto sapere che i servizi sono stati garantiti. «Danni limitati si sono registrati lungo corridoio San Domenico, al piano terra e nei locali del Pronto Soccorso, normalmente non toccati dal fenomeno, dove peraltro le attività sono proseguite senza interruzione». Conseguenze ai pontili, devastati dalla forza dell'acqua e del vento. 

La solidarietà

Aiuti sono arrivati dalle banche. Intesa San Paolo e Unicredit «al fine di rispondere alla situazione di emergenza nella città di Venezia, la sua provincia e il suo litorale, ha stanziato un plafond di 100 milioni di euro a sostegno delle famiglie e delle imprese che hanno subito danni. Prevista anche la possibilità di richiedere la sospensione per 12 mesi delle rate dei finanziamenti per famiglie e imprese, residenti nelle zone colpite dal maltempo». Unicredit ha offerto una moratoria di 12 mesi sulle rate dei mutui ipotecari e chirografari per le imprese e per tutti i clienti privati. Poste invece ha comunicato che gli sportelli di Venezia Fondamenta del Gaffaro, San Polo, San Marco, Giudecca, via Garibaldi, Zattere e Murano, resteranno chiusi giovedì.

Le attività

In ginocchio le imprese, gli artigiani, gli esercenti, i pubblici servizi, i commercianti, gli albergatori, i ristoratori. Solidarietà, denunce e perfino esposti dalle confederazioni e associazioni rappresentative delle categorie, per quanto accaduto. «Vicinanza ai tanti piccoli imprenditori veneziani che sono stati colpiti dal maltempo», scrive Roberto Bottan, presidente Cgia di Mestre. «Oltre alla basilica di San Marco, simbolo di una Venezia sempre più fragile, sono state duramente colpite moltissime attività commerciali, turistiche e di servizio, con pesanti ricadute che mettono a repentaglio il lavoro e lo stesso tessuto sociale locale», dice Massimo Zanon presidente di Confcommercio metropolitana. Non usa mezzi termini la presidente di Confesercenti Metropolitana di Venezia e Rovigo, Cristina Giussani. «È assolutamente ora di avere una risposta chiara e definitiva perchè la città, se si vuole che continui ad essere viva con abitanti e realtà economiche, bisogna tutelarla oggi». Danni anche all'isola di San Servolo, segnalati dalla San Servolo service. A una prima ricognizione risultano distrutti tre pontili di attracco e circa 30 metri di muro perimetrale. Rilevati danneggiamenti anche alle porte e agli infissi, fuori uso l’impianto elettrico della zona d’accesso all’isola. Conseguenze anche per la UnionMare Veneto, che ha già deciso un incontro urgente della giunta per fare il punto della situazione e decidere come intervenire sul litorale, colpito e distrutto dalle mareggiate. Probabilmente verrà chiesto lo stato di calamità naturale. Amareggiato e preoccupato il presidente di Confcommercio Ascom Venezia, Roberto Magliocco: «seve un fondo cospicuo alla città in tempi rapidi, non il solito rimborso del 10, 20% che arriva dopo anni. Stiamo valutando di passare alle via legali e fare causa al Consorzio Venezia Nuova perché il Mose non è stato in grado di gestire la sicurezza». Il Codacons ha annunciato ufficialmente la presentazione di un esposto alla magistratura veneziana, relativo alla situazione critica della città, con gli allagamenti che rischiano di distruggere le bellezze artistiche e storiche. «L'acqua granda bis, siamo arrivati al punto di non ritorno - scrive Giovanni Salmistrari, presidente Ance Venezia -. La politica, che deve decidere, si faccia un esame di coscienza. Aspettiamole nomine del provveditore alle opere pubbliche e del super commissario al Mose. Quindici giorni fa erano imminenti. Venezia aspetta e intanto affonda».

Gli ambientalisti

I primi a manifestare nell'acqua alta, mercoledì mattina, per annunciare la prossima mobilitazione, sono stati i Fridays for future. L'avrebbe fatto forse anche Greta Thunberg, figura emblematica della lotta contro il cambiamento climatico: «Nessuno ha fatto e sta facendo abbastanza per cambiare il destino del pianeta e di Venezia». Per i Verdi troppo tempo e denaro sono stati stati spesi per un'opera giudicata «inutile e fallimentare», come del resto non si è dimostrato utile affidarsi al Consorzio Venezia Nuova, «dimenticando la salvaguardia dell'ambiente a partire da un piano morfologico della Laguna». Al coro si aggiunge il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro. «Inaccettabile che ancora non sia stato approvato un piano di adattamento nazionale ai mutamenti climatici».

Le associazioni e i cittadini

Critica anche la contessa Chiara Modica Donà Dalle Rose su Venezia, «meglio che torni Repubblica Serenissima piuttosto che essere trattata dallo Stivale come un sassolino nella scarpa, appunto. Attorno a noi la devastazione dopo l'acqua alta - ricorda -. Vaporetti, barche e gondole danneggiate e strozzate alle paline, altre totalmente fuori controllo sopra le fondamenta, a pochi centimetri dai ponti e dai palazzi. Bisogna ascoltare i veneziani e coloro che la città la vivono». Blitz del Gruppo25Aprile, con il portavoce, Marco Gasparinetti, a incontrare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, arrivato mercoledì sera a Venezia, per la consegna di una lettera a nome della città. «Conte ha incontrato la gente - dice Gasparinetti - come ha fatto con i cittadini di Taranto. Per questo lo ringraziamo». «Venezia si è svegliata in ginocchio, dopo una notte di paura e angoscia per l’acqua alta di 187 centimetri, marea che oggi spaventa più che mai - scrive l'Associazione Piazza San Marco, esprimendo preoccupazione e rabbia - . Proteggere concretamente Venezia, nonostante siano passati oltre sessant’anni dall’alluvione del 1966, sembra non essere ancora la priorità di tecnici e politici».

La politica

«La specificità di Venezia richiede azioni concrete: il governo Renzi - dice Sara Moretto, deputato Italia Viva alla Camera - aveva rifinanziato la legge speciale. Queste risorse sono ancora ferme per l’inerzia del precedente ministro alle Infrastrutture». Per Francesca Zottis e Bruno Pigozzo del Pd Veneto, «a Venezia e sul litorale un inferno preannunciato. Nel bilancio regionale si trovino le risorse per affrontare questa emergenza». Il sindaco ha chiesto al governo lo stato di calamità, «noi chiediamo a entrambi di farsi carico da subito dell'alluvione - fanno invece sapere dal Pd Veneziano - attraverso: il blocco immediato delle tariffe ed imposte comunali a coloro che abbiano avuto danni, la sospensione momentanea della rateizzazione della tassazione, contributi per i privati, le aziende, istituzioni culturali e sociali, e associazioni, per l'acquisto e la sostituzione di quanto danneggiato». «Commenta cose che non conosce - tuona l'onorevole Nicola Pellicani contro l'ex ministro Matteo Salvini - Ben vengano altri 100 milioni per Venezia in questo momento di emergenza. Ma il Mose è una opera già finanziata. Semmai bisogna capire in fretta perché i lavori siano fermi in un cantiere giunto a oltre il 95% dei lavori, nonostante le risorse. Ho chiesto l'istituzione di una Commissione per un'indagine conoscitiva sull'attuazione degli interventi in atto a Venezia». «È la scienza, sono i modelli matematici a dirci che, senza un’inversione di tendenza, nel 2050 Venezia potrebbe sparire sott’acqua - commentano infine i consiglieri 5 Stelle del Veneto -. E noi rispondiamo col Mose. Un’opera concepita negli anni '80 e già allora giudicata folle e inutile da mezzo mondo».

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