Biennale, il Pd interroga Brugnaro: garanzie per chi ha lavorato stabilmente nell'evento

L'interrogazione è stata depositata per chiedere al sindaco di occuparsi del tema dei lavoratori della Biennale di Venezia

Biennale, archivio

Depositata in queste ore un'interrogazione da parte del Pd per chiedere al sindaco Luigi Brugnaro di occuparsi del tema dei lavoratori della Biennale di Venezia. 

La richiesta

Nella richiesta presentata da Monica Sambo e Nicola Pellicani del Pd, e da Giovanni Pelizzato e Rocco Fiano della Lista Casson, viene chiesto al primo cittadino Luigi Brugnaro se intenda attivarsi affinché "negli eventi che verranno realizzati quest’anno dalla Biennale vengano impiegati i lavoratori che da anni sono impegnati nella Biennale di Venezia, direttamente o attraverso appalti stagionali reiterati nel tempo". I dati presentati nel documento sono chiari: "È stato rinviata la biennale Architettura al 2021, ma il presidente ha dichiarato che sono in previsione altre attività compatibili con il periodo dell'emergenza. Nella Biennale d’arte del 2019 erano coinvolti circa 600 lavoratori: per servizi al pubblico 30/35, guide interne e cataloghi attivi 50/70, eventi collaterali circa 50/60, eventi speciali circa 20, guardie giurate 20/25, pulizie 20/30, servizi pulizie e controllo padiglioni esterni 30/40, una parte dei quali direttamente assunti da Biennale o ingaggiati tramite appalti esterni".

La Biennale

Queste persone rischiano ora di andare in sofferenza, senza avere alcuna prospettiva dopo essersi impegnate con professionalità e competenza in questo ambito culturale di grande attrattività. Lavorare alla Biennale significa disporre di una rete di contatti a livello internazionale, coltivarli e curarli durante tutto l'arco dell'anno per arrivare alla progettazione di un evento a carattere globale che attrae esperti e osservatori da ogni parte del mondo. Un evento glamour, di stile, capace di anticipare tendenze e gusti, orientando ben al di là dell'ambito lagunare. Una vetrina attorno alla quale si sono formati saperi e conoscenze. Una partita cui Venezia non può proprio rinunciare.

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Edizione Zero

«Se salta quello che è tutt'ora l'evento più importante del panorama del contemporaneo e dell'architettura si affievolisce una capacità di attrazione internazionale di Venezia e viene mortificato il lavoro di tanti operatori culturali, non solo veneziani, ma anche si annienta il lavoro di molte centinaia di persone che nella manifestazione e nell'indotto ogni anno venivano coinvolte - scrive Venezia Verde e Progressista -. Certo non si può imporre niente agli stati stranieri nelle condizioni di incertezza attuali. Tuttavia non possiamo permetterci di considerare perso questo appuntamento. Perché non ripensarla, questa Biennale Architettura 2020, accogliendo la proposta di una edizione “zero”, unica, solo italiana? I temi non mancherebbero, a partire dalla riflessione e progettazione degli spazi urbani e delle architetture che dovranno accompagnare una radicale ridefinizione di stili di vita e relazione in una fase non breve di allarme sanitario».

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