Brugnaro e Marchi, decolla l'intesa in aeroporto: "Sì agli investimenti"

Sintonia tra sindaco e presidente di Save: "Servono a portare lavoro". Conti di Ca' Farsetti: "Trattenere in laguna l'1% dell'Iva che va a Roma"

TESSERA. Sembrano lontanissimi i tempi in cui il presidente di Save Enrico Marchi e l'allora sindaco di Venezia Giorgio Orsoni non se le mandavano a dire. Attacchi al vetriolo a mezzo stampa che ancora aleggiano all'aeroporto Marco Polo, dove però pare essere cambiata nettamente l'atmosfera dopo l'amministrazione del commissario Vittorio Zappalorto e, soprattutto, con l'avvento di Luigi Brugnaro. Un po' come con il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa, anche sul fronte dello scalo di Tessera si inaugura una stagione di dialogo e collaborazione. Almeno a giudicare dal primo incontro ufficiale tra il primo cittadino ed Enrico Marchi, in occasione della presentazione delle nuove iniziative di EasyJet a Venezia.

Dal titolare di Ca' Farsetti arriva un "sì" convinto sia al progetto della seconda pista, sia alla costruzione del people mover. Insomma, a tutte quelle opere programmmate da Save nel futuro prossimo che già hanno ottenuto l'Ok dall'Enac, l'Ente nazionale di aviazione civile. Secondo il sindaco Brugnaro, infatti, il concetto è che grazie al raddoppio della pista e allo sviluppo dello scalo lagunare potrebbero arrivare nuovi posti di lavoro. E "mister Umana" ha sempre sottolineato come la rinascita della città non possa che partire da lì. Da occupazione per i giovani e investimenti. La pensa allo stesso modo il presidente di Save, Enrico Marchi, che ha espresso opinioni pressoché identiche. "Marchi l'ho sempre stimato come imprenditore - ha spiegato il titolare di Ca' Farsetti - in tempi non sospetti. E' fuori discussione che è un fuoriclasse nel suo mestiere e il Comune e questa città posso dare veramente tanto e una marcia in più anche a imprenditori come lui che si impegnano per creare i giusti equilibri all'interno di un ambito che vive una grandissima competizione. L'importante è che ci sia un gestore, che sia pubblico o privato interessa poco alla città, l'importante - conclude - è che ci sia sempre la difesa della competizione. E qui c'è e lo abbiamo visto".

Ma c'è anche un grosso macigno sul futuro della città: quei conti che per ora non vogliono tornare. A meno che il Governo non decida di tendere la mano a Ca' Farsetti attraverso la prossima legge di stabilità (per questo lunedì il sindaco ha incontrato alcuni parlamentari veneziani, in cerca di quella lobby bipartisan in grado di portare a casa qualche provvedimento a favore di Ca' Farsetti). Del resto i conti li ha già fatti Brugnaro: servono dagli 80 ai 100 milioni di euro solo per la gestione di Venezia. L'intenzione è di chiedere a Roma la possibilità di trattenere l'un per cento dell'Iva che dalla laguna finisce alla capitale, puntando sulla specificità della città. I tempi sono stretti, visto che la legge di stabilità si discuterà a breve, ma la presenza il prossimo 16 ottobre del premier Matteo Renzi a Palazzo Ducale per un summit internazionale sull'innalzamento del livello dei mari potrebbe costituire una ghiotta occasione per un colloquio a tu per tu.

Perché ci sono progetti fermi a causa delle ristrettezze economiche di questi anni: tra questi anche quello del quadrante di Tessera, che il sindaco Brugnaro ha confermato avere l'intenzione di vendere. Non si molla nemmeno sul fronte nuovo stadio, dopo le trattative con Yuri Korablin, ex presidente dell'Unione Venezia. Poi sparito dalla circolazione dall'oggi al domani. "Ho detto al presidente della Repubblica, quando è venuto qui, che Venezia sta cadendo a pezzi - ha spiegato Brugnaro - abbiamo 200 mila euro a bilancio per la manutenzione ma ce ne servono 40 milioni solo per quella ordinaria. I canali non sono scavati, mentre è un diritto dei cittadini avere ambulanze che possano correre nei rii. Stanno cadendo gli intonaci storici, non polvere sottile ma pezzi grossi, vengono giù anche i barbacani. Visto che tutti quanti sono così interessati a dirci cosa dobbiamo fare sulle grandi navi, sulla mostra di Berengo Gardin, sui libretti che riguardano la questione gender, su dove dobbiamo mettere le tasse sui turisti - ha aggiunto - ci potrebbero anche dire dove troviamo le risorse. Peccato che non ci dicano come. Uno resta basito rispetto a certe cose: aprire la bocca così perché si ha tempo. Se qualcuno vuole seriamente darci una mano la cosa è trasversale. Questo Comune ha bisogno di tante persone per bene: l'appello che io faccio - ha rilevato - è che chiunque può darci una mano faccia qualcosa per la città. Oltre a fare fotografie, e giustamente bene, e dirci dove le cose non vanno - rincara - si dia una mano perché tutti quanti rispettino le regole".

Brugnaro ha lanciato un appello "al senso civico" che la città "ha sempre avuto": "quel tipo di senso civico dobbiamo riportarlo negli autobus, nei quartieri - ha continuato - e dobbiamo smettere di costruire una città fatta di accattonaggio e di domande continue. Il governo sta facendo la legge di stabilità, in questi giorni il segnale bello sarebbe che questo governo italiano, in cui tutto sommato credo, capisca che Venezia è un asset per l'Italia. La città è di tutti. Dal mondo intero ci danno sempre consigli e suggerimenti preziosissimi, ma dopo non ci danno mai le risorse. Lanciano il sasso e tolgono la mano - conclude - adesso è il momento che le persone che amano veramente Venezia facciano qualcosa di concreto oltre ai discorsi".

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