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«Tacere e negare la presenza delle mafie le alimenta» | VIDEO

Il capogruppo Pd della commissione antimafia, Franco Mirabelli, in visita a Venezia e a Eraclea lunedì: «Siamo qui anche perché c'è un tentativo di disconoscere il problema. Servono anticorpi sociali»

 

«Siamo qui anche perché c'è un tentativo di negare la presenza della camorra sul territorio». Commenta così la sua visita, a Venezia e a Eraclea, il capogruppo del Partito Democratico in commissione antimafia, Franco Mirabelli, lunedì, accompagnato anche dall'onorevole Nicola Pellicani. «Abbiamo sollecitato la presenza in questo territorio della commissione bicamerale antimafia al completo, incontrando il prefetto, Vittorio Zappalorto e il procuratore, Bruno Cherchi. Di fronte agli arresti e al commissariamento del Comune di Eraclea, abbiamo chiesto un insediamento permanente, così come già avvenuto in altre regioni, come l'Emilia Romagna. Vogliamo ribadire che la difesa di rappresentanti istituzionali, raggiunti da provvedimenti investigativi, è umanamente comprensibile ma legalmente inaccettabile». Intanto il Comune di Eraclea si avvia verso il commissariamento, il prossimo 21 marzo.

L'incontro con il prefetto e il procuratore

«Abbiamo ritenuto opportuno esserci per capire con il prefetto di Venezia e il procuratore la dimensione di ciò che abbiamo di fronte e per dare un messaggio chiaro. Il silenzio e il negazionismo aiutano le mafie. In Emilia Romagna, in Piemonte, Lombardia e Veneto le mafie hanno dimostrato di avere una forte capacità di penetrare i territori e nello stesso tempo l'econonomia legale. Quando le mafie non sparano non vuol dire che non sono pericolose. Quando non sparano è perché non hanno bisogno di farlo. Mentre una quantità enorme di denaro viene investita nei settori sani dell'economia, con conseguenze devastanti sul piano democratico, sociale e civile».

Anticorpi sociali

«Da più di 10 anni - dice Pellicani - i giornali scrivono della presenza della camorra nel Veneziano. La 'ndrangheta si è diffusa, i casalesi hanno preso piede a Eraclea. Noi vogliamo continuare a parlarne e informare la cittadinanza di quello che è il pericolo rappresentato dalle mafie. Per questo abbiamo proposto l'insediamento di una commissione regionale antimafia, come già avvenuto in altre regioni, oltre al potenziamento dell'osservatorio, già presente in passato ma che l'attuale amministrazione ha chiuso 4 anni fa. A differenza della commissione bicamerale d'inchiesta, con poteri analoghi a quelli della magistratura, quella regionale ha il compito di rafforzare gli anticorpi sociali, risvegliare la sensibilità a quei segnali che permettono di percepire e monitorare episodi di illegalità».

Reazione delle associazioni

La mafia infatti, ribadisce Mirabelli, «non si combatte solo con la magistratura, serve un reazione della società civile e dei Comuni che devono vedere il pericolo. Ci deve essere una reazione popolare che abbia in prima fila le associazioni delle imprese e del commercio, cioè delle categorie più a rischio di 'ndangheta e camorra nella società. Ho sentito polemiche inutili e dannose, non è il silenzio che combatte le mafie».

Commissione regionale

«Sottolineamo l'importanza di una commissione regionale, perché è un organismo che fa squadra con le categorie economiche della società, entra nelle scuole e fa formazione, allerta e stimola gli anticorpi sociali. Deve essere chiaro - continua Mirabelli -  che siamo di fronte a un'inchiesta, ad arresti per voto di scambio, e all'accertamento della presenza di una rete criminale sul territorio, e questo al di là che umanamente possa esserci un rifiuto psicologico ad accettare la presenza del fenomeno all'interno della propria collettività. Per noi la richiesta di una missione della commissione governativa nel territorio va al di là del colore politico, ma siccome vediamo che una risposta tarda ad arrivare, veniamo con questo messaggio». «Silenzio e diniego alimentano le mafie, a Padova, come a Venezia e a Verona - dice Laura Garavini, componente  della commissione antimafia - la camorra nel caso di Eraclea sta aggredendo l'economia legale, i soldi che provengono da lì inquinano le imprese del territorio e rischiano di mettere a repentaglio democrazia e convivenza civile».

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