Marghera: bonifiche, Moranzani, area di crisi e commercio. «A un passo dal rilancio»

Alla seduta del Consiglio lunedì ha partecipato anche l'assessore regionale allo Sviluppo Economico Roberto Marcato. L’ impegno e le proposte della Regione Veneto per il territorio

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Un dibattito vivace, interventi incalzanti, le risposte e le proposte della Regione Veneto. Lunedì a Marghera il Consiglio di Municipalità presieduto da Gianfranco Bettin ha assunto una forma allargata, con la partecipazione, fra gli altri, dell'assessore regionale allo Sviluppo Economico con delega per Porto Marghera, Roberto Marcato. 

Area di crisi e bonifiche

Porto Marghera è stata dichiarata area di crisi complessa e sono ora disponibili risorse, sia del ministero dello Sviluppo, sia della Regione, che potrebbero innescare un processo virtuoso di investimenti, insieme anche a quanto già previsto per le infrastrutture e a quanto sta facendo l’Autorità portuale. Il nodo ancora irrisolto delle bonifiche, però, e i dubbi sulle scelte strategiche, pesano sulle prospettive. «Terminare la conterminazione è di fondamentale importanza, qualsiasi sia il programma di sviluppo delle attività industriali sull'area - ha ricordato il sindacalista della Filctem Cgil, Riccardo Colletti -. Esiste il pericolo che le imprese esistenti, sentendo minacciate le proprie attività dall'inquinamento, per cui in parte hanno pagato, e dalla presenza delle navi da crociera, che potrebbe portar via spazio vitale con il passaggio attraverso Porto Marghera, possano decidere di abbandonare l'area. Penso a Pilkington e alla Raffineria. Senza dimenticare che molte altre non si sentono libere di scommettere qui proprio perché le bonifiche non sono state completate». Un rischio dal quale Marghera viene sollevata, spiega la Regione, proprio per il riconoscimento dell'area di crisi complessa. «Attraverso questo meccanismo il pubblico può intervenire per sostenere il reinsediamento industriale, per favorire il ritorno delle imprese che rispondono alla classica vocazione manifatturiera dell'industria veneziana: la chimica, la siderurgia, la meccanica, il vetro. Il governo, attraverso l'impegno dei ministeri, appoggia la grande impresa, la Regione sostiene quella piccola e media. Siamo pronti - spiega la Regione - a rilanciare una call e a chiedere, attraverso Invitalia, l'impegno di imprese in grado di far ripartire la produzione e favorire l'occupazione».

Assunzioni

«Abbiamo individuato un bacino specifico di assunzioni privilegiando la Città metropolitana di Venezia - spiega la Regione -. Ci sono oltre 6 milioni e mezzo destinati allo scopo: fornire l'adeguata formazione alla forza lavoro che poi andrà impiegata nei progetti specifici di reinsediamento industriale a Porto Marghera. E non è tutto - prosegue - se anche non riuscisse a essere reimpiegata nei progetti specifici, verrebbe riqualificata. Saranno infatti 12 i milioni di euro destinati alla premialità e perciò all'insediamento di nuove piccole e medie realtà produttive sul territorio».

Distretti commerciali

«Altre 5 milioni sono stati destinati allo sviluppo delle piccole e medie imprese nei distretti commerciali, così come è avvenuto a Mestre e Zelarino - spiega Marcato, che ha anche la delega per la costituzione dei distretti. A Marghera se ne sta parlando per iniziativa di operatori economici e commerciali locali -. Le nuove proposte, come quelle relative a Marghera - continua Marcato - una volta accolte dal Comune possono essere trasmesse alla Regione, perché siano presentate in giunta. Variazioni sui temi sono possibili, compresi piani urbanistici e ambientali. Per Marghera poi - viene precisato - non trattandosi di un Comune a sé, esiste già il riconoscimento di un distretto del commercio, si tratta semmai di presentare eventuali modifiche».

Vallone Moranzani

Sul fronte del risanamento ambientale restano bloccati processi fondamentali, in primis il Vallone Moranzani, grande piano fortemente voluto e partecipato dalla popolazione, come ricorda Nelvio Benin. Il piano coniugava il rilancio di Porto Marghera, Marghera e Malcontenta. «C'è stato anche un referendum della popolazione - ricorda Benin -  per liberare l'area dai fanghi inquinati e per interrare l'elettrodotto. Da anni è rimasto tutto fermo. Abbiamo proposto di spezzare il progetto e di legare il secondo tratto, quello ricadente in territorio padovano, a una trattativa, per non dover sopportare interamente i costi. Ma Terna non si è mai espressa». «Siamo sempre stati a favore dell'interramento dell'elettrodotto - afferma Marcato -. Aspettiamo un nuovo progetto di Terna, magari sotto l’albero di Natale. Che sappiamo essere costosissimo, ma sul quale contiamo per sbloccare la situazione».

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