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Attacco "francese" a Venezia: "Rialto un suk e questo turismo è barbaro"

Il console transalpino Gérard-Julien Salvy durante un convegno ne ha per tutti: "Niente progetti per la città". Italia Nostra: "Così andiamo alla deriva". Orsoni: "Sono i non veneziani a parlare"

La redazione 4 maggio 2012
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Attacco frontale, senza mezzi termini. E su tutto ciò che in questo momento vuol dire "Venezia". Il luogo del "delitto" è l'Istituto Veneto di scienze e Arti, a poca distanza da Ca' Farsetti, e a "perpetrarlo" è il console onorario di Francia Gérard-Julien Salvy, che ne ha per tutti: dalla "svendita" dei palazzi ai privati in barba, secondo lui, alle regole, fino al "suk" (parola sua) che è diventato la zona di Rialto.

 

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L'occasione un convegno sul ruolo di privato e pubblico nella salvaguardia del patrimonio artistico. "Luogotenente" dell'offensiva la presidente dell'associazione Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, da cui si aspettava il bombardamento più pesante. Stavolta non è stato così. Il console ha messo nel mirino i lavori "troppo lenti" in piazza San Marco e i progetti di restauro o di salvaguardia che partono per poi stopparsi inesorabilmente. "Manca un progetto per la città - ha dichiarato - non c'è sviluppo globale". L'invettiva non risparmia i flussi turistici: "Questo turismo è una barbarie - ha dichiarato - Gli amministratori e gli operatori della città sono istrioni del nulla e il Carnevale è come l'Oktoberfest di Monaco".

L'associazione Italia Nostra ha invece annunciato un ricorso al Tar per la vendita di Cà Corner della Regina. "Ho appreso di questo incontro nel quale si è detto che a Venezia manca un progetto - ha detto il sindaco Giorgio Orsoni - ma nessuno ha detto quale deve essere. Non sarebbe stato male se in un convegno del genere fossimo stati coinvolti - ha aggiunto il primo cittadino -. Non veneziani che parlano della città senza portare progettualità mi lasciano perplessi; comunque lo prendo come un aspetto positivo perché vuol dire che c'é tanta gente che si preoccupa di Venezia".

Di altro parere la presidente della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch, secondo cui "andando avanti così, con la crisi che 'morde' - ha detto - il Comune arriverebbe a vendere anche Palazzo Ducale, se fosse suo. Venezia - ha concluso - non può vivere alla giornata prendendo soldi da bar, ristoranti, alberghi, gondolieri e venditori di ricordini. Questa è la strada più facile, ma così la crisi si aggrava e Venezia va alla deriva".

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2 Commenti

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  • Avatar anonimo di Pietro Alvise Gaggio

    Pietro Alvise Gaggio Finalmente uno che ha compreso il dramma di questa ex Capitale dove dopo 14 secoli di Storia, peggio della peste di antica memoria, dove il turismo di massa sta sterminando la millennaria Civiltà Anfibia

    il 7 maggio del 2012
    • Avatar anonimo di susanna

      susanna Pienamente d'accordo! Ci voleva un francese per capire in quale abisso sta cadendo la nostra città?

      il 7 maggio del 2012