Da una parte l'emergenza, dall'altra la ripartenza. «Serve organizzarsi»

Il decreto Conte trasferisce fondi per le esigenze impellenti dei cittadini. Le polemiche: «Risorse irrisorie». Variati: «Parti sociali e imprese costruiscano la ripresa». Il reddito di emergenza

Imprese, archivio

Nuovo decreto del presidente del Consiglio del ministri annunciato sabato sera, questa volta ci sono risorse destinate ai Comuni e alla protezione civile, hanno spiegato il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri in diretta. Sono 4 miliardi e 300 milioni ai sindaci, «sentinelle dei biosgni dei cittadini», e 400 milioni alla protezione civile che diventano buoni spesa, farmaci, beni di prima necessità, alimenti e spesa per le famiglie e le persone in difficoltà, «immediatamente disponibili dalla prossima settimana», annuncia Conte.

Nei giorni scorsi i video degli assalti ai supermercati di chi è rimasto senza liquidità e senza generi alimantari hanno fatto il giro del Paese. Il presidente del Consiglio, il ministro dell'Economia, l'ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esponenti politici dell'opposizione e governatori regionali, come Luca Zaia in Veneto, hanno stigmatizzato l'atteggiamento incerto dell'Europa, restia a una risposta comune alla pandemia, attraverso covidbond o altre misure anche miste tra banche e Mes di sostegno alla liquidità. «Inutile fare riferimento a soluzioni che hanno già fatto il loro tempo», e sono inadatte alla situazione attuale, ha detto Mattarella. Misure che pretendono di equiparare questa condizione di emergenza a crisi economico-finanziarie locali, causate da non responsabili gestioni da parte dei Paesi. 

«Non si possono far ricadere sugli Stati le conseguenze di una crisi sanitaria mondiale, imponendo la restituzione a caro prezzo del debito e della liquidità oggi necessarie», il commento unanime, per affrontare lo stallo dell'economia, il fermo delle imprese, il congelamento di milioni di posti di lavoro e il finanziamento del sistema sanitario. Risposte e strumenti però, come sottolinea il Sole 24 Ore, non sembrano essere di immediata disponibilità. Serviranno mesi per prepararli e renderli disponibili, quando anche si superasse il fuoco "amico" di Germania e Olanda. Il premier Conte, dopo aver fatto sapere che quasi sicuramente le scuole non ripartiranno nelle ordinarie modalità, escludendo un ritorno in classe, ha informato che al momento non ci sono tempi certi sulla riapertura delle imprese bloccate dalle restrizioni dei decreti contro la diffusione del Covid-19 per la loro "non essenzialità" (dopo Pasqua?).

La solidarietà

«Il governo dimostra, ancora una volta, di essere vicino ai più deboli e a chi, come i Comuni, ha un rapporto diretto con i cittadini», commenta il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta dopo l'annuncio del dpcm Conte. «È una risposta concreta. Chi nei giorni scorsi troppo frettolosamente si lamentava della scarsa attenzione del nostro governo verso i Comuni si sbagliava. Una notizia importante che arriva nel giorno della pubblicazione dei decreti che rendono attuative le misure sulla sospensione dei mutui, sulla cassa integrazione in deroga e sul contributo alle partite Iva e agli autonomi. Nessuno sarà lasciato da solo e la collaborazione delle Amministrazioni locali è per noi decisiva». In serata però da un'agenzia si apprende che i buoni spesa del governo «non riguarderanno i beneficiari del reddito di cittadinanza». Il governo sarebbe al lavoro sul reddito di emergenza, ma la cifra è ancora da definire. «La nuova forma di sostegno – ha spiegato il sottosegretario del Pd – riguarderà quanti sono senza reddito e senza ammortizzatori, e potrebbe arrivare come erogazione di denaro oppure sotto forma di pagamento di bollette o affitti per un sostegno immediato».

La ripartenza

«Un'alleanza tra sindacato, associazioni di categoria, industria, artigianato, e politica per far ripartire l'economia del Veneto», la proposta del sottosegretario all'Interno, Achille Variati, ex sindaco di Vicenza, che in una lettera aperta rivolta ai mondi produttivi, del lavoro e ai rappresentanti politici veneti chiede un’azione concertata straordinaria indirizzata a incrementare i presidi di sicurezza individuale e collettiva, e riorganizzare le attività e i cicli produttivi in modo che possano adattarsi alle speciali esigenze del momento e ripartire. «È di fondamentale importanza che i territori produttivi in questo momento chiusi per l’emergenza offrano un argomento convincente al Comitato tecnico scientifico sulle cui valutazioni poggiano molte decisioni del governo. L’argomento dev’essere: i pezzi di mondo produttivo capaci di realizzare potenziate condizioni di sicurezza possono essere autorizzati a riaprire le attività, almeno in parte».

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