Ospedale di Chioggia declassato, tagli a Dolo e Mirano: «Si cambi il decreto del ministero»

Le interrogazioni dell'onorevole del Pd Nicola Pellicani al dicastero della Salute: «Non si tiene conto della struttura del territorio né del tessuto socio-economico». Brugnaro rassicura sul Civile

Foto: ospedale di Chioggia, archivio

Declassamento dell'ospedale Civile di Venezia ma non solo nelle “Schede di dotazione ospedaliera delle strutture sanitarie di cure intermedie delle aziende Ulss”, approvate dalla giunta regionale il 13 marzo scorso, ora all’esame della quinta commissione del Consiglio del Veneto. La Regione ha classificato l’Ospedale di Chioggia quale “presidio ospedaliero di base”, operando sostanzialmente un declassamento, poiché in precedenza era “presidio ospedaliero di rete”, con il rischio che il nosocomio sia ridimensionato per qualità e quantità di servizi. Le stesse schede contengono anche il taglio al distretto Dolo-Mirano, dove risultano falciati 149 posti letto. «In seguito alla mobilitazione a difesa dell'ospedale Civile di Venezia, dei giorni scorsi, e dopo l'interrogazione contro il declassamento del nosocomio veneziano - scrive l'onorevole del Pd Nicola Pellicani - ho presentato altre tre interrogazioni al ministro della Salute, per chiedere che il governo intervenga con la Regione per correggere le schede che penalizzano il territorio, e per modificare il decreto del 2015 che fissa gli standard qualitativi e quantitativi delle strutture ospedaliere».

Chioggia

«Una decisione grave, quella che riguarda la città clodiense - scrive Pellicani - che non tiene conto che la struttura rappresenta lo snodo del sistema sanitario dell'area sud della Città metropolitana, punto di riferimento per i turisti che, in particolare nel periodo estivo, scelgono il litorale chioggiotto come meta delle vacanze. Inoltre, come si sa, vi sono evidenti difficoltà infrastrutturali per raggiungere l'hub di Mestre che dista 50 chilometri percorrendo la statale Romea, una delle strade più intasate e pericolose d'Italia. Questa classificazione  - continua l'onorevole - non risulta funzionale a garantire risparmi al sistema sanitario regionale, né vantaggio alcuno in termini organizzativi o gestionali, prefigurando, invece, uno svilimento nel medio e lungo periodo del ruolo dell’ospedale di Chioggia, dei suoi servizi e del suo personale».

Dolo e Mirano

«Ma i tagli più pesanti  - continua il parlamentare veneziano - riguardano il distretto Dolo-Mirano dell'Ulss3, dove sono stati eliminati complessivamente 149 posti letto. In particolare viene penalizzato l'ospedale di Dolo, che perde 104 posti letto e 4 primariati, con tagli ai reparti riservati a neomamme e neonati, con la decurtazione di 35 posti tra i reparti di Ostetricia e Ginecologia (- 15), Pediatria (- 14) e Patologia Neonatale (-6). Un declassamento che impoverisce tutto il territorio, quello della Riviera del Brenta, che conta circa 130 mila abitanti e che in relazione al Pronto Soccorso risulta essere il secondo per numero di accessi (44 mila annui), dopo la struttura di Mestre».

Il decreto del 2015

«La terza interrogazione - conclude Pellicani - è relativa al decreto 70 del 2015. Ho chiesto al ministro della Salute e al governo di intervenire sul decreto, in quanto pur indicando alcune procedure per definire le soglie minime di attività e le modalità di integrazione tra ospedale e territorio, e dando il compito alla Regione di definire l'assetto della rete ospedaliera, non tiene conto delle specificità territoriali, delle epidemiologie, della demografia, del tessuto economico-sociale. Nel decreto vengono definiti tre tipi di presidi: ospedalieri di base (bacino di utenza 80.000-150.000 abitanti), dotati di Pronto Soccorso e di Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità sulle 24 ore di Radiologia, Laboratorio, Emoteca. Presidi ospedalieri di primo livello (bacino di utenza 150.000-300.000 abitanti), e presidi ospedalieri di secondo livello (bacino di utenza 600.000-1.200.000 abitanti), dotati di strutture che attengono anche alle discipline più complesse. Nel decreto si esplicitano alcune soglie minime di volume di attività, le modalità di integrazione fra ospedali, e si dà il compito alla Regione di ridefinire la rete ospedaliera. Proprio in relazione al decreto ministeriale la giunta ha approvato le Schede. Si chiede quindi al ministro della Salute se sia a conoscenza di queste decisioni e se ritenga di modificare la disposizione, visto che non tiene conto delle specificità territoriali, delle epidemiologie, della demografia, del tessuto economico-sociale del Veneziano».

Rassicurazioni sul Civile dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro:

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