Brugnaro e Marinese: «L'ad Fincantieri non si tocca», la Fiom si sfila

Il sindaco di Venezia e il presidente di Confindustria davanti a Porto Marghera: «Fiducia e sostegno a Giuseppe Bono, non possiamo pensare lontanamente che venga diminuito il suo ruolo»

Foto: il sindaco Brugnaro e il presidente Confindustria Vincenzo Marinese con i lavoratori

Hanno espresso pieno sostegno all'amministratore delegato di Fincantieri a Marghera, Giuseppe Bono, che potrebbe essere sostituito, per decisione del governo, alla guida del gruppo. «Non possiamo pensare neanche lontanamente che venga diminuito il suo ruolo - hanno affermato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il presidente di Confindustria Venezia e Rovigo Vincenzo Marinese, lunedì mattina a Porto Marghera -. Il lavoro non si crea per decreto, ma per decreto si può distruggere. Non possiamo smontare la nostra filiera industriale. A Venezia non molleremo di un centimetro. Sulle fabbriche e sul lavoro non si scherza». Presente anche una rappresentanza di lavoratori. Il sostegno a Giuseppe Bono sarebbe arrivato anche dai sindacati Fim e Uilm, mentre Fiom ha preso le distanze.

Grandi opere

«A Venezia non molleremo di un centimetro a costo di fare le barricate, questi non hanno ancora visto niente - dice il sindaco Brugnaro, al termine di un duro attacco ad alcuni provvedimenti presi dal governo davanti alla sede di Fincantieri di Porto Marghera -. Sulle fabbriche non si scherza. Abbiamo già visto cosa vuol dire chiudere le fabbriche, non è che le riapri domani mattina. Stiamo dando segnali pessimi. Diciamo ai ragazzi: 'studiate tutta la vita e poi vi diamo la paghetta'. Non sono preoccupato se qualche ragazzo non prenderà i 700 euro. Sono preoccupato di quando quei soldi finiranno. Quando finiranno queste menzogne le persone si arrabbieranno. Non si può e non si deve deindustrializzare il Paese - continua il sindaco -. Dobbiamo credere nell'industria, dobbiamo credere nella scienza. Se no perdiamo altri 20 anni. L'esempio è quello della Tav, "rinviata di qualche mese perchè ci sono le elezioni europee e così si prendono i voti sia di quelli che protestano sia di quelli che lavorano. Questi stanno prendendo in giro tutti quanti».

Sostegno al management

«Se ci abituiamo al fatto che una persona che scade deve essere cambiata, a prescindere dai risultati, allora vi dovete preoccupare tutti, tutti noi ci dobbiamo preoccupare - afferma il presidente di Confindustria Venezia Rovigo Vincenzo Marinese -. Si cambia ciò che non funziona, non si cambia ciò che funziona. E i risultati lo dimostrano. E anche i lavoratori sono accanto all'amministratore delegato. È una rappresentazione del mondo del lavoro che dice: noi ci fidiamo di questo management. Che non si crea dalla sera alla mattina, e quando si cambia e si sbaglia, poi devi ricambiare e dall'altra parte devi ricostruire e la credibilità internazionale si perde in un secondo - prosegue Marinese, avvertendo -: cambiare un amministratore delegato può compromettere anche la credibilità del nostro Paese, parliamo della prima multinazionale a livello globale. Una multinazionale che tra l'altro a Venezia porta molto lavoro e apre a "una filiera della cantieristica che a Marghera vale 1,5 miliardi".

Il cambiamento

«Ci sono queste voci che secondo me vengono messe in giro ad arte per saggiare la determinazione di certe persone, di certe strutture - continua Brugnaro -. Si mette in giro la voce che non serve vaccinarsi, che si spostano gli scienziati, e poi se nessuno reagisce si fa. Se nessuno reagisce le opere si fermano. Nessuno sentiva la necessità di questa polemica. Un conto è il cambiamento positivo, le cose che non funzionano si mettono in evidenza e si cambiano, le ristrutturazioni aziendali si fanno nelle aziende che non funzionano. Ma avete mai sentito una ristrutturazione aziendale quando le aziende vanno bene? Non si è mai vista una cosa del genere. E soltanto farsi le domande vuol dire non aver capito niente dell'industria».

Rinascita industriale

«A pochi metri da qui c’è la Pilkington – ha poi evidenziato l’assessore alle Politiche Sociali Simone Venturini - un altro esempio di rinascita industriale. È evidente che Porto Marghera può essere la culla di queste imprese. È necessaria un’alleanza tra lavoro e politica, che non vediamo a livello centrale, ma che è invece presente a Venezia. Da qui si può ripartire per indicare un modello di come Confindustria, parti sociali e istituzioni lavorino per costruire posti di lavoro, riaprire le aziende e non chiuderle».

Risultati

«Si tratta di una vera e propria alzata di scudi a difesa di Giuseppe Bono alla guida del gruppo Fincantieri - scrive Fiom Cgil Venezia -. Abbiamo deciso di non unirci a queste “grida” di dolore per l’eventuale sostituzione dell’attuale amministratore delegato, consapevoli che non sia compito del sindacato indicare o scegliere l’amministratore delegato di Fincantieri, né di qualsiasi altra azienda. Non lo facciamo inoltre anche per una valutazione differente dei risultati industriali e della gestione del gruppo e dei cantieri, compreso quello di Marghera. Non è tutto oro quel che luccica, e ciò che appare non sempre, quasi mai nei cantieri, rappresenta la realtà concreta che riguarda la condizione di vita e di lavoro di migliaia e migliaia di lavoratori del gruppo, diretti e degli appalti. Come non ricordare, ad esempio, che quattro anni fa proprio l’attuale amministratore delegato di Fincantieri, facendo leva anche sulle divisioni sindacali, decise di intervenire pesantemente sulla contrattazione disdettando tutti gli accordi integrativi aziendali concordati con il sindacato, e pretendendo di ridurre il salario fisso dei lavoratori, di aumentare quello variabile, di allargare le quote di welfare contrattuale per sostituire i premi fissi precedentemente erogati a operai, tecnici e impiegati. Ed è proprio il ricorso sfrenato all’appalto e al sub appalto, la forsennata riduzione dei costi a partire da quello del lavoro, che ha caratterizzato la gestione del gruppo da parte di Giuseppe Bono e del management Fincantieri, che ha peggiorato le condizione di lavoro, cancellato i diritti, aumentato gli orari di lavoro, ridotto gli standard salute e sicurezza, ma anche aumentato l’illegalità, il lavoro nero, l’evasione fiscale e contributiva, come anche le recenti cronache giudiziarie e gli interventi della magistratura stanno evidenziando in questi mesi. Ma di tutto questo né Confindustria né tanto meno il sindaco Luigi Brugnato sembra si siano mai accorti».

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