Fridays for Future: la marcia per il clima riaccende i commenti pre-referendum

La manifestazione di venerdì postata sui social dagli studenti, commentata dai pro e contro separazione, a poche ore dal voto

Manifestazione di venerdì a Venezia Fridays for Future

Sono in piazza come lo sono altri studenti in molte città italiane ed europee, i Fridays for Future di Venezia, a marciare per il clima, venerdì. I loro striscioni con gli sfondi verde-azzurro, e tratti di colore nero, recitano: «Non chiamatelo maltempo». Il 2019 ha fatto registrare nella città lagunare il record dei valori di acqua alta sopra il 140 centimetri. Sanno, i ragazzi delle mobilitazioni per la sensibilizzazione sull'emergenza climatica, che la mobilitazione qui ha una visibilità internazionale, specie dopo il 12 novembre. E c'erano, i Fridays for Future veneziani, nei giorni successivi all'alluvione, a manifestare e a dare una mano. Migliaia anche oggi in corteo. Sono stati simbolicamente bloccati alcuni negozi simbolo del fast food e del fast fashion. «Modelli di produzione capitalista assolutamente insostenibili», spiegano. Al termine del corteo, in campo San Luca, è stato simbolicamente bloccato anche il Comune con un sit in e un' assemblea. «Negli ultimi giorni Venezia è stata il simbolo occidentale della crisi ambientale e climatica ed è quanto mai urgente una reale dichiarazione dell'emergenza climatica. Servono fondi per la messa in sicurezza dei territori, servono finanziamenti per la transizione ecologica, per la ricerca e per l'educazione, non per le grandi opere inutili e dannose. Quello che è successo a Venezia, con la seconda acqua granda più alta della storia, non è un caso isolato in Italia: le ultime due settimane sono state funestate da alluvioni in tutta la penisola. L'informazione mainstream si ostina a descrivere questi fenomeni come "maltempo": è falso e tendenzioso definirli tali. Si tratta delle conseguenze di un trattamento dell'ambiente spregiudicato e votato solo al profitto». E arriva un altro appuntamento: giovedì 5 dicembre, alle 16 a Mestre, all'Officina del Gusto. 

Referendum e politica

A poche ore dal referendum di separazione fra Venezia e Mestre, lo sciopero studentesco, commentato sui social, ha riacceso un botta e risposta da tempo infuocato. Fra i promotori del Sì, protagonisti dei dibattiti iniziati subito dopo la sentenza del 18 settembre scorso, quando il Consiglio di Stato ha capovolto la decisione del Tar del 2018, rendendo il referendum legittimo, c'è chi punta il dito contro la «manipolazione delle mobilitazioni studentesche». «Voteranno No e decreteranno la fine di una civiltà millenaria e della sua laguna, contaminata da una politica corrotta - scrive Marco Sitran - Come ha invece ribadito anche Felice Casson in questi giorni è vero solo il contrario: Venezia è laguna e va difesa e protetta». Altri sottolineano l'impegno in prima linea di alcuni fra questi ragazzi del movimento Fridays for Future, nei giorni successivi all'alluvione. «Non sminuiamo le capacità dei giovani di pensare autonomamente - si legge nel commento di Nicoletta Frosini del Gruppo25Aprile -. Conosco molti che votano per il No e molti altri, forse di più, che votano per il Sì».

5Stelle

Ci sono anche altri appelli per il Sì, sui social, come quello dei consiglieri del Movimento 5 Stelle Davide Scano e Sara Visman. «Mestre e Venezia sono due città. Ognuna di esse ha proprie necessità e opportunità. La città lagunare potrà ottenere più facilmente da sola, con un territorio omogeneo, leggi ordinarie o di rango costituzionale per tutelare al meglio sé stessa e i suoi abitanti. Il neo Comune di Mestre avrà una struttura più snella e più adatta ai suoi bisogni: meno spese e più servizi. Con l'autonomia dei due enti la struttura di Ca' Noghera resterà aperta in deroga, probabilmente per due o più anni fino a quando, ad esempio, non sarà creata una sede unica (in Marittima o al Tronchetto), raggiungibile da terra e da mare. Di certo non chiuderà. Porto, aeroporto e stazioni ferroviarie resteranno dove sono. Le Municipalità, con l’autonomia dei due comuni, scompariranno, ma vi saranno due amministrazioni comunali, con pieni poteri, molto più vicine ai bisogni dei cittadini».

Cgil, Cisl e Uil

Ribadiscono il proprio No, sui profili Facebook, le sigle sindacali confederali, Cgil Cisl e Uil, unitariamente. «Sviluppo economico, rilancio delle attività manifatturiere, bonifica delle zone industriali, destino della portualità commerciale e crocieristica sono solo alcune delle sfide che il territorio ha nel suo futuro prossimo, e che coinvolgono sia l'area lagunare sia quella di terraferma. Solo una città unita potrà avere il peso e la forza per condizionare i centri decisionali nazionali, regionali e finanziari. Strutture, infrastrutture, aeroporto e sistema dei trasporti hanno una dimensione almeno di Città Metropolitana: appare, quindi, quanto meno anacronistico un quesito che, invece di rafforzare la capacità di gestire, rischia di frantumare i processi decisionali».

Dopo il referendum

«Mestre deve ritrovare il suo spirito di città, e la mia Venezia non tornerà più, però potremo dire qualcosa che ridia la voglia di vivere e restare ai giovani, che ridia il buon umore agli adulti, qualcosa che salvaguardi la salute di tutti. Buona votazione, qualsiasi sia la vostra scelta, perchè dal 2 dicembre autonomisti e unionisti dovranno ritrovarsi per gestire al meglio la situazione», recita infine la lettera di Dario Vianello «agli amici di Mestre», pubblicata sulla pagina Facebook Veneziamiofuturo Venicemyfuture.

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