Giovanardi contro Seibezzi: "Via la propaganda gay dalle scuole"

Il senatore del centrodestra attacca il progetto "Leggere senza pregiudizi" destinato agli asili, gli fa eco il deputato Udc Antonio De Poli

Camilla Seibezzi

Infuria ancora la polemica sulle iniziative della consigliera del Comune di Venezia delegata ai Diritti civili, Camilla Seibezzi. Dopo il via libera alla sua proposta per eliminare dai moduli di Ca' Farsetti i termini “mamma” e “papà” in favore di “genitore 1” e “genitore 2”, una scelta che ha scatenato un fiume di critiche tanto da parte dei cittadini quanto dalla politica locale e nazionale, a far discutere è ora la proposta “Leggere senza stereotipi”, ovvero un progetto di lettura destinato agli asili per insegnare ai bimbi a crescere senza pregiudizi nei confronti dei coetanei con genitori stranieri, separati o omosessuali.

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LE CRITICHE – L'iniziativa voluta da Seibezzi fornisce a nidi e scuole materne del Veneziano alcuni libri illustrati contro l'omofobia e il razzismo: al costo di 9.800 euro arrivano infatti 39 titoli per ciascuna delle scuole d’infanzia comunali più dieci titoli per i 36 nidi. Le critiche, però, non mancano, e in prima linea si schiera il senatore Carlo Giovanardi, che con il suo categorico “giù le mani dai bambini”, si scaglia contro la consigliera veneziana e chieda che il “materiale di propaganda gay” venga bloccato prima del suo arrivo nelle scuole. Il politico del Nuovo Centrodestra, nient'affatto nuovo a dichiarazioni (spesso pesanti) contro l'universo LGBT, parla di “cervellotici esperimenti che segnalano soltanto la confusione mentale di chi li vuole imporre a creature innocenti”. Gli fa eco il parlamentare Udc Antonio De Poli, che chiede di sospendere queste iniziative e sostiene di vedere nei libri che parlano di omosessualità e disabilità ai bimbi dell'asilo “una scelta azzardata e infelice”, specialmente se “si pretende di definire 'famiglie' le coppie gay che famiglia non sono”. Eppure, nonostante simili dichiarazioni forti e sicuramente opinabili, il deputato sostiene di parlare “senza nessun pregiudizio ideologico”. Tempi duri quindi per i “tolleranti”, anche a Venezia.

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