Lorenzo Damiano: "La Lega si svende al gender, Zaia e Brugnaro che ne pensano?"

All’indomani delle frasi del governatore della Lombardia Roberto Maroni, il Popolo della Famiglia chiede chiarimenti sulla questione all'omologo Luca Zaia e ai rappresentanti leghisti nel Veneto. Poi annuncia: "Mario Adinolfi a Padova e Conegliano"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo: "All’indomani delle frasi del governatore della Lombardia Roberto Maroni, il Popolo della Famiglia chiede chiarimenti sulla questione al governatore del Veneto Luca Zaia e ai rappresentanti leghisti in Veneto, tra cui Luigi Brugnaro che contro la diffusione del gender già si spese in passato. Maroni sulla piattaforma Twitter in uno scambio di battute con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (PD) aveva detto di essere pronto a “incontrare il governatore per discutere di come contrastare l’omofobia e lavorare insieme sul rafforzamento dell’autonomia delle Regioni”. 

COSA NE PENSANO ZAIA E BRUGNARO?


Lorenzo Damiano si interroga sulla posizione che il presidente della Regione Veneto prenderebbe in merito alla questione: “Questa è la dimostrazione che l’unica entità politica attuale che difende la famiglia e combatte il gender (identità di genere) nelle scuole è il Popolo della Famiglia, movimento presente oramai in tutta Italia pronto a difendere i valori nelle politche del 2018. Sarebbe opportuno sapere il presidente del Veneto o il sindaco di Venezia come si pongono sulla questione”. Damiano, ex candidato sindaco del partito di Adinolfi, proprio a Conegliano, dove il 25 novembre sarà di nuovo ospite dopo la tappa a Padova, ricorda come in campagna elettorale l’amministrazione di centro destra del suo comune aveva dichiarato che l’identità di genere non sarebbe mai entrata nelle scuole. E invece sottolinea: “Sappiamo benissimo che erano tutte falsità. Proprio il nostro circolo ha scoperto come alcuni non meglio precisati esperti fossero stati incaricati da associazioni Lgbt di parlare del gender a insegnanti e professori delle scuole del territorio. Una serie di incontri falliti grazie anche alla nostra battaglia: i bambini non si toccano, non si può permettere che una lobby omossessualista insegni la sessualità ai nostri figli”.

CHI COMANDA NELLA LEGA?

Damiano si domanda: “Viene da chiedersi: la Lega a questo punto, da che parte sta? Come si colloca in un centrodestra che spesso e volentieri si erge a paladino dei valori sani e tradizionali e poi cade malamente calando le braghe in questi giochi di potere? E’ una battaglia personale di Roberto Maroni, che ha un passato per altro di sinistra e che magari vuole stringere alleanze o larghe intese con i “vecchi Compagni” oppure all’interno della Lega si stanno formando delle correnti diverse? La gente ha diritto a una risposta. E chi comanda realmente? Salvini, Zaia o proprio Roberto Maroni?”. Il gioco è chiaro: “In cambio di qualche seggio, a caccia di collegi nel sud Italia dove sono odiati la Lega è pronta a inginocchiarsi alle lobby Lgbt: altro che autonomia del Veneto se poi occorre fare accordi con altre Regioni come la Puglia?”. L’esponente del Popolo della Famiglia quindi incalza: “La corrente dei giovani leghisti, apra gli occhi e si compatti combattendo contro con la vecchia guardia del partito disposto a vendersi e vendere, per un piatto di lenticchie, i vecchi valori che il centrodestra tanto vuole difendere: alla fine, ancora una volta, si rivela la vecchia politica. Scambio di favori in cambio di una poltrona e svendita di valori in cambio di altri favori. A questo punto ho la sensazione che l’unico vero polo di centrodestra rimasto in Italia sia proprio il Popolo della Famiglia”.".

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