Il Mose slitta ancora: «I soldi ci sono, non si capisce perché non si vada avanti»

Missione della commissione Ambiente alla Camera giovedì a Venezia, in visita ai cantieri del sistema di dighe mobili contro l'acqua alta. Sopralluogo anche in Basilica di San Marco

Visita ai cantieri del Mose

A fare da Cicerone il parlamentare veneziano del Pd, Nicola Pellicani, che ha guidato giovedì il sopralluogo della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici ai cantieri del Mose a Venezia, in qualità di membro dell'organo della Camera. La conclusione dei lavori del Mose slitta ancora. La conferma è giunta nel corso della missione. L’opera è giunta al 95 per cento, i soldi per finire i lavori, oltre 900 milioni (920), ci sono ma gli interventi procedono al rallentatore. «L’ha detto chiaramente il provveditore alle Opere Pubbliche - scrive Pellicani -. Sarà impossibile produrre progetti e appalti per 920 milioni in due anni e mezzo. Così anche la data del 31 dicembre 2021 non sarà rispettata. Nel 2018 sono stati fatti lavori per 90 milioni, di questo passo serviranno altri dieci anni. Ovvero non finiranno mai e il Mose diventerà la più grande incompiuta d’Europa. Il Consorzio (commissariato) pare avvitato su se stesso: ha una produzione bassissima. Un blocco che tutti hanno ribadito anche nel corso delle audizioni e nessuno riesce a darsi una risposta».

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La visita

Accanto a Pellicani il presidente Alessandro Manuel Benvenuto, Giorgia Andreuzza della Lega, Roberto Traversi e Piergiorgio Cortelazzo. La delegazione ha effettuato, in mattinata, un sopralluogo ai cantieri della bocca di porto e al tunnel che collega l'isola artificiale del Mose alle bocche di porto del Lido-Treporti alla presenza del provveditore alle Opere Pubbliche Roberto Linetti, e una visita alla "control room" all'Arsenale. La missione è proseguita in prefettura, dove la delegazione, accolta dal prefetto Vittorio Zappalorto ha incontrato il comandante della Capitaneria di Porto di Venezia Piero Pellizzari, l'assessore Simone Venturini del Comune di Venezia, il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro, l'assessore regionale Roberto Marcato, e Pierpaolo Campostrini per la procuratoria di San Marco, il presidente dell'Autorità Portuale, Pino Musolino, il presidente di Confindustria, Vincenzo Marinese.

Altre urgenze

Per Confindustria occorre superare la fase commissariale, secondo quanto emerso nel corso delle audizioni. Mentre secondo il presidente dell’Autorità portuale, Pino Musolino, «il Mose è un’opera devastante per il sistema portuale». «Di fronte a tutto questo si nota è il silenzio - continua Pellicani - il totale disinteresse del governo. Tutto tace anche su chi dovrà gestire e pensare alla manutenzione, che è già necessaria: molte paratoie sono soggette e incrostazioni, fessurazioni, corrosione. La conca di navigazione in particolare rappresenta 653 milioni buttati via, in quanto totalmente insicura e quindi inutilizzabile. Venezia non è un problema, è un'opportunità per il Paese. Il disinteresse è imbarazzante. Accanto al nodo del Mose ci sono tante altre urgenze da affrontare: grandi navi, bonifiche e conclusione del marginamento di Porto Marghera, e soprattutto è urgente convocare il Comitatone che la maggioranza gialloverde non ha mai riunito, per sbloccare i 265 milioni fermi da tre anni».

Criticità tecniche

«Abbiamo evidenziato alla Commissione parlamentare criticità e impatti che il sistema Mose avrà sul sito commerciale e industriale di Porto Marghera - ha detto Musolino -. La gestione del Mose deve passare necessariamente attraverso un corretto equilibrio tra salvaguardia della città e tutela della portualità veneziana, come peraltro affermato dalla legge speciale per Venezia. A questo si deve aggiungere una soluzione permanente per garantire la piena accessibilità nautica, stante il fatto che la conca di navigazione alla bocca di porto di Malamocco, realizzata per consentire teoricamente la funzionalità del Porto durante il periodo di alzata delle paratie, non presenta specifiche tecniche e profili di sicurezza sufficienti a garantire l’operatività del porto, non solo per via delle ridotte dimensioni ma anche per via del disassamento dell’opera stessa».

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