I separatisti esultano: arriva l'Ok dal Consiglio regionale al referendum Venezia-Mestre

L'Aula ha votato il giudizio di meritevolezza sulla consultazione. Ma c'è il rischio che possa essere dichiarata illegittima per via della legge Delrio. Brugnaro aveva annunciato ricorso

E' arrivato il voto, e questo è già un risultato che non era scontato quando, 3 anni fa, venne presentata la proposta di legge di iniziativa popolare. Il Consiglio regionale del Veneto martedì pomeriggio ha infatti approvato il giudizio di meritevolezza sul referendum di separazione del Comune di Venezia in 2 realtà autonome: la laguna e la terraferma. Si tratta della quinta volta che i cittadini potrebbero essere chiamati alle urne per esprimere il proprio pensiero. I separatisti fin da subito hanno cantato vittoria, sottolineando come "solo ora inizia la partita vera". L'esito dell'Aula era comunque scontato: la Lega Nord è favorevole alla consultazione e ha la maggioranza dell'assemblea. Il cammino del "sì", pur con ampio dibattito in cui sono intervenute tutte le forze politiche, è stato in discesa.

Lo dicono i numeri: 34 favorevoli (Lega Nord, Gruppo Zaia Presidente, FdI-An Mcr, SiamoVeneto, M5S, Lista Tosi, Veneto del fare), 2 contrari  (Donazzan e Giorgetti di Forza Italia), 1 astenuto (Barison, Forza Italia). Pd, Amp, Area Popolare, Veneto Civico non hanno partecipato al voto.

Il percorso seguito dal referendum, però, potrebbe entrare in rotta di collisione con la legge Delrio di riforma degli enti locali. Quindi la partita oltre che politica sarà anche giudiziaria: è quanto ha annunciato a suo tempo anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che si è schierato contro la consultazione. In fatto di città metropolitane, infatti, la legge dice che a indirle debba essere il Comune capoluogo e debbano essere chiamati al voto tutti i residenti della città metropolitana. Un iter ben diverso da quello seguito da questa proposta, per cui l'ultima parola l'avrebbe il presidente della Regione, Luca Zaia. C'è il rischio quindi che l'eventuale risultato venga dichiarato illegittimo. Brugnaro già a suo tempo aveva annunciato un possibile ricorso al Tar nel caso in cui il Consiglio regionale avesse approvato il giudizio di meritevolezza. Il ricorso è stato annunciato a stretto giro di posta rispetto al voto di palazzo Ferro-Fini: "Prendiamo atto che il Consiglio Regionale ha espresso parere favorevole - ha dichiarato martedì sera -  Un giudizio dato solo sul merito della proposta legislativa, senza un ulteriore approfondimento sulla legittimità dello stesso. I cittadini hanno pieno diritto di esprimersi attraverso lo strumento referendario, cosa che hanno già fatto ben quattro volte, ma prima di farli votare per la quinta, bisogna prima essere sicuri che tale strumento sia legittimo. Voglio ricordare che il servizio affari giuridici e legislativi della Regione, per ben due volte, e soprattutto il Dipartimento per gli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre all'Avvocatura Civica del Comune e quella della Città metropolitana, hanno tutti espresso parere di illegittimità su tale provvedimento. Il principio di responsabilità ci impone di attivarci per evitare che i cittadini siano chiamati ad esprimersi inutilmente, sprecando risorse pubbliche. Pertanto – conclude il primo cittadino – come da mandato ricevuto agiremo in giudizio in tutte le sedi competenti contro gli atti che la Regione ha adottato e che adotterà”.

A favore un ampio spettro politico. Oltre al Carroccio, anche il Movimento Cinque Stelle: “In 10mila hanno firmato per il referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre. La consultazione ha dunque tutte le caratteristiche per essere svolta e si deve fare, noi e la politica siamo solo portavoce dei cittadini, sono loro a dover decidere nel merito - ha dichiarato il consigliere pentastellato Jacopo Berti - come minoranza abbiamo fatto calendarizzare l’ordine del giorno sulla meritevolezza del referendum. Non intendiamo entrare nel merito del sì o del no, la politica è come un arbitro, scrive, detiene e fa rispettare le regole del gioco, ma non ‘tocca la palla’. Le regole, in questo caso, sono chiare, le 10mila firme sono state raggiunte e va quindi rispettata la volontà di chi ha firmato”.

Di tutt'altro avviso la segretaria comunale del Pd di Venezia, Maria Teresa Menotto: "Credo che la scelta operata dal Consiglio regionale sia stata una forzatura ingiustificata, considerati i pareri tecnico-giuridici contrari - ha argomentato - Spero solo che tale scelta non comporti nel futuro dei danni per i contribuenti, qualora il referendum dovesse essere considerato illegittimo. Per quanto mi riguarda non posso che rinnovare la mia posizione, espressa in modo chiaro al recente congresso, di assoluta contrarietà alla divisione". 

Un altro esponente del Partito Democratico, il parlamentare Davide Zoggia, "benedice" invece il referendum: "Lo scenario politico e la sensibilità delle persone sono decisamente cambiati rispetto al quesito originario - dichiara - Siamo ormai in un contesto di città metropolitana e giunti a un punto di non ritorno in merito ai problemi della città. Questioni ben note a tutti, dalla difficile sostenibilità del turismo di massa al degrado e spopolamento del centro storico. La separazione del Comune di Venezia non può però essere sbandierata e strumentalizzata per soli fini politici ma deve rappresentare l’occasione concreta per risolvere tutte quelle urgenze che rappresentano le esigenze specifiche di realtà distinte. Personalmente - conclude - lavorerò affinchè si vada in una direzione contrassegnata da una democrazia partecipata, che permetta a tutti i cittadini di esprimersi su una tale questione attraverso lo strumento referendario. Ritengo, al di là di ogni schieramento politico, che questa sia l’unica soluzione in grado di tacitare qualsiasi tensione sociale che da tempo percorre la vita di una città che oltre ad essere il capoluogo del Veneto ha una rilevanza di carattere internazionale".

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