Ospedale Civile declassato, la mobilitazione della politica

Proteste dal Comune: «Non si tiene conto della specificità della laguna, né dei numeri del turismo». Il Pd: «Avanti di questo passo sarà ridotto a un semplice pronto soccorso»

La notizia del declassamento dell'ospedale Civile di Venezia nelle schede che classificano le 68 strutture venete genera polemiche e reazioni dalla cittadinanza in primo luogo, ma anche dalle associazioni e dalla politica. Il San Giovanni e Paolo è stato ridimensionato a ospedale di base, la più bassa delle tre qualifiche previste.

Il Comune

«La decisione di classificare l'ospedale Civile di Venezia come ospedale di base, fondando tale scelta solo sul dato numerico della popolazione residente, non ci trova favorevoli e già da subito avvieremo le interlocuzioni con la Regione al fine di emendare tale classificazione in sede di dibatitto nella quinta commissione regionale - scrive l'assessore alla Coesione Sociale del Comune di Venezia, Simone Venturini -. Questo fatto non tiene conto né della specificità e unicità lagunare, nè del grandissimo numero di turisti presenti in città in ogni periodo dell'anno. Apprezziamo lo sforzo della Regione e dell'Ulss3 compiuto per rafforzare la qualità dei servizi e dell'offerta del Civile, e anche per questo riteniamo ancora più opportuno classificarlo quale ospedale di primo livello, come Mirano-Dolo e San Donà. Abbiamo avviato immediatamente un confronto con l'azienda sanitaria e con gli ordini professionali sanitari, al fine di produrre le nostre osservazioni al Consiglio regionale».

Spopolamento

«Chiediamo alla Regione di fare un passo indietro sulla decisione di declassare l’ospedale Civile di Venezia», interviene l’Associazione veneziana albergatori, Ava. «Una decisione non appropriata - commenta il direttore Claudio Scarpa -. Va ricordato che a Venezia, oltre ai residenti, ci sono dieci milioni di turisti all’anno. Tra i servizi che la città offre c’è anche una sanità di eccellenza a livello veneto. L’ospedale di Venezia è fondamentale per i visitatori e per i cittadini veneziani che in alta percentuale sono anziani. L’associazione si impegnerà affinché la struttura ospedaliera resti all’altezza delle necessità di chi Venezia la vive, perché avere un ospedale di eccellenza significa dare dignità alla residenzialità. Non lamentiamoci, altrimenti, se i residenti decidono di andarsene».

Finanziamenti

«La scelta che fanno le schede ospedaliere conferma la continua e costante penalizzazione che in questi anni è stata fatta della sanità veneziana e metropolitana - dice Gabriele Scaramuzza, segretario regionale Veneto Articolo Uno -. È assurdo che si pensi di tagliare le apicalità ospedaliere a Venezia ma si mantengano due direttori generali e relativi staff in un territorio, quello metropolitano, che è storicamente sottofinanziato dalla regione Veneto in termini di trasferimenti del fondo sanitario regionale. Crediamo che il principio di specialità della sanità veneziana vada inserito, al pari di quello sacrosanto delle aree di montagna, nelle schede sanitarie. Proporremo immediatamente la correzione delle schede, ridando all'ospedale civile di Venezia il ruolo di presidio spoke. Chiederemo inoltre il potenziamento del sistema della continuità assistenziale e delle strutture intermedie, da finanziare con lo scorporo dal bilancio dell'Ulss delle spese del progetto di finanza degli ospedali dell'Angelo e del padiglione Jona, che deve assumere direttamente la Regione Veneto».

Legge sull'autonomia

«Avanti di questo passo il San Giovanni e Paolo sarà ridotto a un semplice pronto soccorso - scrive l'onorevole del Partito Democratico Nicola Pellicani -. Il declassamento dell'ospedale Civile è un fatto gravissimo. La riduzione della struttura di Venezia a “ospedale di base", la più bassa di quelle previste, è la prova di come la Regione non intenda riconoscere la specialità di Venezia, come del resto ha già fatto intendere nella bozza della legge sull'autonomia. Tali scelte avranno ripercussioni gravissime sulla vita dei cittadini veneziani. Raccolgo l'invito dell'ex sindaco Ugo Bergamo per una mobilitazione generale che coinvolga l'intera città, a prescindere dalle appartenenze politiche, e mi farò promotore alla Camera di tutte le iniziative necessarie per cercare di correggere una scelta scriteriata che va nella direzione di impoverire ulteriormente la struttura dei servizi della città di Venezia».

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