Lite in commissione su San Giuliano

Dalla presentazione dei lavori si passa alla bagarre. In discussione anche la petizione contro l'area di interscambio. L'associazione Amici del Parco: «Tutto da demolire». Accuse reciproche sulle aree poste sotto sequestro

Parco San Giuliano

Parte con una descrizione dello stato attuale degli interventi, la commissione di oggi, giovedì 16 gennaio, su parco San Giuliano al Municipio di Mestre. Ma molto presto si trasforma in bagarre. L'associazione Amici del parco di San Giuliano è in sala, con Anna Forte la portavoce, a ripresentare la petizione avviata in rete su change.org a maggio dell'anno scorso, contro l'area di interscambio per il trasporto merci lungo il corso d'acqua. Quei capannoni che versano in stato di degrado e che l'Amministrazione, nel progetto del parco, vuole sistemare. «Che porteranno solo inquinamento, traffico, smog all'interno del parco, incompatibili, fuori luogo, e per di più da demolire», secondo l'associazione. La discussione entra assai poco nel merito della petizione, poiché è prevista una ripresa della commissione lunedì. Ma appena prima che Monica Sambo, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, chieda un rendiconto dei terreni posti sotto sequestro dalla Forestale al parco, per la presenza di amianto, l'estate scorsa, volano frasi grosse tra i consiglieri Maurizio Crovato, Rocco Fiano e Nicola Pellicani.

Stato del progetto

Ci sarà un riordino di tutta l'area, viene spiegato dai tecnici, e delle remiere, con la valorizzazione del parco, portando a sud tutte le attività e le imbarcazioni a fronte laguna e liberando l'area a nord. Ci saranno anche due parcheggi e 5 nuovi capannoni al centro dell'area. «Un'importante opera di manutenzione straordinaria riguarderà gli edifici dell'ex colonia elioterapica e dell'ex dogana, e la baracca del cantiere, che diventerà un infopoint». Ci sarà più e non meno verde, spiega ancora il reparto tecnico, aiuole, alberature, uno spazio adibito a bar con una terrazza. I capannoni si svilupperanno su più livelli, con i servizi igienici al piano terra e al primo piano palestre e spogliatoi. «A febbraio è prevista la gara, e in autunno i lavori, che dureranno 12 mesi, per il polo nautico - dice l'assessore ai Lavori Pubblici francesca Zaccariotto -. Programmato anche lo smaltimento delle terre con l'amianto, c'è il progetto, la gara e la fase di aggiudicazione in corso». I circa 500 posti barca resteranno gli stessi, rassicurano gli architetti. Non è previsto un aumento della cubatura.

L'accesso e il girobarca

I primi dubbi espressi riguardano l'ingresso al parco. «Rispetto al piano Guida del 1996, è stato allineato, nel progetto dell'amministrazione, alla colonia elioterapica e all'ex dogana, come accedono i cittadini all'acqua?», chiede Anna Forte degli Amici del Parco. La soluzione, viene detto, è la viabilità esistente o l'infopoint. E c'è anche un problema di spazio per via della nuova posizione dei capannoni allineati alla banchina. «Per gli atleti già oggi è difficile. Parlando con i canottieri abbiamo appreso che ci potrebbero essere impedimenti per lo spazio di movimentazione in banchina, in particolare per la rotazione delle canoe». Ma per l'assessore Zaccariotto sono ormai esclusi cambiamenti, «questo progetto è frutto di incontri e confronti con tutte le associazioni, ogni proposta è stata recepita e oggi siamo alla fase esecutiva. Non cambiamo più nulla».

Sambo e il consigliere Nicola Pellicani si oppongono. «Se si tratta di una commissione in cui si discute un progetto e si rende necessario apprortare modifiche, non si vede perché non apportarle. Altrimenti la commissione a cosa serve?». Scoppia la bagarre sulla discussione dell'arretramento delle remiere. Fiano ribadisce che la delibera si sarebbe dovuta illustrare prima, Crovato prende la parola. 

La storia

«Questa è una storia trentennale della città e vedere un parco iniziato 30 anni fa arrivato a una coniugazione tra città di terra e città di acqua, ci onora. C'è il tirassegno, l'elioterapico, si è iniziato perfino a trattare i fanghi. Capisco - dice Crovato -  che ora può dare fastidio che sia la giunta Brugnaro ad arrivare al compimento di tanti anni di lavoro. Ma mi intristisce che gli argomenti siano il giro canoa e il giro gondola, perché non si hanno altri temi. C'è acredine e invidia, vi capisco. Guardate avanti, i tempi sono cambiati». «Sei genuflesso», gli si rivolge Fiano, e Crovato: «siete tristi. E tu a 90 gradi».

«Siamo orgogliosi non rancorosi. Qui viene negata la discussione di un piano pubblico con i soldi pubblici. Siamo quelli che hanno trasformato una discarica nel più grande parco d'Europa e voi ne farete un punto di traffico, scambio e smog. I cittadini devono sapere», sbotta Pellicani, e Sambo introduce la questione delle aree poste sotto sequestro per l'amianto. «Nessuna risposta alle nostre interrogazioni, a giugno scorso, ma neppure alle richieste delle associazioni e dei cittadini, che avevano segnalato scavi con liquami, nella fase dei lavori. Oggi ci troviamo a pagare una bonifica di 250 mila euro, almeno per un lotto, perché non è stato verificato».

Le verifiche

Interviene l'ingegner Marco Scattolin. «Noi siamo andati a fare una verifica prima dei lavori di infrastrutturazione del parco, plinti di recinzione e scavi per portare sottoservizi, per i grandi eventi. È risultata la presenza di materiali che qualcuno ha sepolto sotto il parco nel 2003. Materiale steso su un'area messa dentro a una recinzione, non ancora aperta al pubblico, anche se bonificata. L'area era stata collaudata nel 2005». Per Aldo Mingati e la moglie dell'Associazione Amici del Parco San Giuliano «quell'area non è mai stata recintata, se non dopo il sequestro». Hanno foto e video di maggio 2019, prima che l'area venisse chiusa a luglio, e c'è molta rabbia perché «portavamo a passeggiare le nostre nipotine». «La città è parte lesa nel suo insieme - afferma l'assessore all'Urbanistica Massimiliano De Martin - se il terreno fosse stato a posto non saremmo a parlare di inquinamento e avremmo trovato terreno vegetale. Ci dovranno spiegare come mai anche qui le opere si sono bloccate. Il canile in 40 anni non ha visto la luce. Bene hanno fatto organi di vigilanza a recintare l'area e fare le analisi dei terreni. Servono a fare chiarezza. Ho fatto personalmente un sopralluogo qualche giorno dopo e non ho avuto accesso all'area, ma ho visto girare ugualmente le foto della zona sui giornali. Mi chiedo se ci sia esigenza di verificare o fretta di essere i primi a far girare le notizie».

Il materiale

«Due le aree bonificate dalle amministrazioni precedenti - racconta ancora Mingati -, quasi 4 milioni di euro. Bonificate ma non fruibili. C'era una stradina che collega l'area del Tamburello con l'accesso al polo nautico ed era aperta durante ai lavori di cantiere, mentre doveva essere chiusa al pubblico e monitorata. Fino al momento in cui sono intervenuti i carabinieri, e in quindi in corso di sversamenti di materiale dall'area del Tamburello e dai plinti, verso quelle aree, tutto era aperto. Forse l'assessore non lo sa - dice - Ci siamo accorti subito che quella terra non era sana». 

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L'area di interscambio

«Quando fu presentato il master plan del sindaco Brugnaro - ricorda Anna Forte - abbiamo chiesto di rivedere questo progetto per trovare aree idonee alle attività produttive del parco. Si è sempre inteso mantenere il piano Guida del progettista Antonio di Mambro, del 1990, per il Parco San Giuliano - con la ciclopedonale da piazza Barche fino a punta San Giuliano - che non ha mai previsto attività di trasporto o interscambio». Più di 6 mila firme raccolte. «Non abbiamo mai detto di non trovare una alternativa per questi capannoni, che potrebbe essere il Tronchetto. Adesso i soldi ci sono», dice Mingati. «Ho rilevato che dove c'era un ordine di demolizione non è stato abbattuto, si tratta di circa 20 strutture incompatibili - afferma Sambo -. In quell'area non c'era mai stata la possibilità di creare attività. Poteva essere l'occasione per pensare a una collocazione di queste attività al di fuori del parco, e a questo serviva la petizione, per discutere dell'intervento perché la fruibilità è pubblica». «Non rilevo nessuna compromissione del Parco a causa della presenza delle attività di interscambio - dice Crovato - L'amministrazione si prende la responsabilità e ha preso le redini in mano. Da tempo ci sono titolari in una situazione di precariato, da anni non possono assumere perché non hanno una collocazione ufficiale. Ora si va finalmente a definire la situazione».

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