Mille piazze, Pd in presidio a Mestre boccia la legge di bilancio. Cgil contro quota 100

«La manovra più controversa della storia della Repubblica», scrive il Partito Democratico mentre prepara la manifestazione di sabato 12. Sindacato sulle pensioni: «Lavoratori pubblici beffati»

Foto: La torre di piazza Ferretto

Il Partito Democratico scalda i motori per la manifestazione di sabato, in piazza Ferretto a Mestre, contro la legge di bilancio del governo giallo-verde, «la più controversa della storia della Repubblica, con il Parlamento trattato alla stregua di un passacarte, e le figuracce dell'esecutivo in Europa, gli attacchi alla scienza e ai giornali, l’ambiguità sulle grandi opere e l’ipocrisia sulle banche. Il prezzo che per tutto questo il Paese sta pagando in termini di perdita di denaro e di aumento del debito pubblico, è incalcolabile - scrive il Pd veneziano -. Militanti e parlamentari saranno in piazza per parlare con le persone e discutere con loro, materiale informativo alla mano, del lungo elenco di pasticci e guasti prodotti dal governo».

Portogruaro

Il Pd a Portogruaro affila a sua volta le armi e annuncia l'adesione all'iniziativa promossa dal partito a livello nazionale, contro il metodo e il merito dell’approvazione della legge di stabilità del governo Movimento 5 Stelle e Lega. Sabato 12 gennaio il presidio sarà in via Martiri della Libertà, dalle 15 alle 18, «contro una legge di bilancio, approvata in modo violento e antidemocratico, che ha tagliato investimenti e trasferimenti ai Comuni, ha previsto il raddoppio delle tasse per gli enti no profit e per il terzo settore, ha decretato lo stop alle gare negli appalti pubblici fino a 150.000 euro, in barba alla competitività, legalità, trasparenza e ai fondamenti dell'anticorruzione, e ha imposto penalizzazioni su pensioni, scuola e trasporti. Una legge che ammette condoni edilizi e fiscali, e che ha concesso il taglio del 30% dei contributi assicurativi che le imprese pagano all'Inail. Tutto questo mentre i dati Istat indicano la pressione fiscale in aumento, e il potere di acquisto delle famiglie in calo».

Quota 100

«Pensione ridotta, liquidazione ultra posticipata e ignobile pizzo sull’anticipo del Tfr, il trattamento di fine rapporto. In Veneto si dice “becchi e bastonati” - scrive la Funzione Pubblica della Cgil Veneto -. I lavoratori pubblici se vorranno sfruttare “quota 100” per andare in pensione, stando a quanto viene detto, potrebbero aspettare fino a 8 anni per vedere la liquidazione. Siamo di fronte ad una vera e propria vergogna – commenta Daniele Giordano, segretario Fp Cgil Veneto – che, secondo le nostre stime, potrebbe colpire fino a oltre 7 mila lavoratori tra funzioni locali e sanità del Veneto. Si tratta di una disparità intollerabile. Propagandavano la riforma della legge Fornero, hanno finito col peggiorare le norme relative ai dipendenti pubblici con un trattamento differenziato rispetto ai lavoratori del privato».

'Pizzo legalizzato'

Secondo quanto si apprende quota 100 sarà differita per chi lavora nel pubblico, con la prima finestra disponibile a luglio e con un preavviso, per chi vorrà usufruirne, di sei mesi. Ai dipendenti pubblici il trattamento di fine rapporto verrà corrisposto al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione. Vale la pena ricordare che già con le misure attuali un dipendente pubblico percepisce la propria liquidazione già in ritardo rispetto a un dipendente privato. Per avere l’anticipo del Tfr bisognerà ricorrere a un prestito bancario con gli interessi che, stando a come pare essere scritta la norma, saranno a carico dei lavoratori. «Un pizzo legalizzato – attacca Giordano - per avere quanto spetta di diritto, e che rappresenta un'evidente discriminazione rispetto a tutti coloro che andranno in pensione ordinariamente».

Assunzioni

«L'uscita di 7 mila lavoratori del comparto pubblico e sanità non potrà che mettere in ginocchio i servizi - conclude Giordano -. Ammesso che gli interessati decidano di optare per questa misura, dovrebbero già essere in corso le procedure per svolgere i concorsi in modo da assumere il personale in tempi utili per gestire le uscite. Di tutto questo non c’è traccia e non risulta che vi sia una chiara programmazione in merito. Secondo la nostra elaborazione sui dati del conto annuale, in Veneto usciranno circa 2.400 lavoratori del comparto, (sanitari, tecnici e amministrativi) e 1.330 medici. Una vera e propria emorragia che si carica alle già difficili condizioni di lavoro. Non vorremmo che si usasse l’uscita di una parte consistente del personale per privatizzare i servizi, come in parte sta già avvenendo. Chiediamo a Regione e Anci di aprire subito un confronto».

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