Efficienza, ambiente, impatto socioeconomico: la sostenibilità del Pums

Ok al piano veneziano in giunta. Ascoltate le richieste di 3600 rispondenti al questionario: l'efficacia del trasporto prevale sulla sicurezza. L'opposizione: «Le ciclabili non bastano all'agenda sociale»

L'agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è il documento delle Nazioni Unite destinato a guidare le politiche economiche, sociali e ambientali, dei prossimi anni, per tutti i Paesi membri. L'Italia lo fa suo con il decreto 397 del 4 agosto 2017, del ministro della Pubblica amministrazione del governo Renzi, Marianna Madia. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile vengono tradotti in azioni e politiche concrete, misurate, secondo item rilevabili, tradotte in indicatori e linee che le Regioni, le Province e i Comuni devono seguire, dando conto. L'amministrazione veneziana, che lunedì ha approvato la delibera sul piano urbano di mobilità sostenibile (Pums), è tra le più veloci a mettersi in linea con la disposizione nazionale. Un anno e mezzo di lavoro, quasi 7 mila misurazioni sulla mobilità in diversi punti, anche critici, che riguardano contemporaneamente terraferma e laguna, 160 mila euro, il costo dell'analisi. Mezzi leggeri, pesanti, nautici, conteggio dei passaggi, profondità dei canali, velocità, fasce orarie, percorsi: casa-scuola, casa-lavoro, tempo libero. Contati i passaggi pedonali. In un giorno lavorativo, i pedoni in arrivo in città, dalla stazione dei treni Venezia Santa Lucia, sono più di 28 mila. Quelli che entrano a Venezia oltrepassando Calatrava, oltre 20 mila. Ma c'è anche il traffico merci. A permettere di scattare una fotografia della situazione, e soprattutto a tracciare alternative, un questionario somministrato a 3600 cittadini. «Per la prima volta un documento con dati del 2019 coinvolge l'intera città lagunare, terrestre, aerea, ferroviaria (non parliamo ancora del Pums della Città metropolitana però, che ne avrà uno a parte)», commenta l'assessore Renato Boraso. Il disegno del Comune prevede il rafforzamento del servizio ferroviario metropolitano a Mestre, per mettere a disposizione della città e del territorio un nodo intermodale strategico. L'interscambio è tra i servizi su gomma urbani, extraurbani, i treni. Con la ferrovia a San Giuliano gli utenti possono cambiare poi mezzo e utilizzare i servizi della navigazione, decongestionando la stazione. In un giorno feriale di marzo 2017, secondo i dati sugli utenti dei servizi ferroviari regionali, il totale dei saliti e scesi, in partenza da Venezia o in arrivo verso Venezia, sono stati più di 57 mila.

I temi

Quelli dell'agenda internazionale sono tre temi (ambiente, sociale, economia), ma sono così declinabili: la questione dell'efficacia della mobilità, la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la sostenibilità sociale ed economica. Nessuno di questi può realizzarsi indipendentemente dagli altri. Uno sviluppo della mobilità che non tenga conto del cambiamento climatico e dell'impatto ambientale, non viente realizzato. Né un piano di sviluppo economico che preveda la realizzazione di mezzi privati a idrogeno, che poi nessun cittadino si può permettere di acquistare, consente di raggiungere l'obiettivo. Né possiamo dire di aver superato l'emarginazione sociale o il rischio di povertà aumentando le tecniche intensive delle colture, per i prodotti agricoli, se poi questi hanno conseguenze negative per l'ambiente, con l'aumento del CO2, e così via. Per l'opposizione, che martedì è impegnata in un dibattito pubblico sul futuro della città, in via Piave a Mestre, uno degli obiettivi dell’agenda 2030 prevede di rendere gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. «In tutte le principali città d’Europa l’investimento in welfare costituisce la via privilegiata per il contrasto alla marginalità. Questo modello è stato scientemente disatteso da questa amministrazione. È necessario un forte impegno per garantire l'accesso agli asili nido, oggi trascurati, spazi di pubblici di gioco, ma anche l’integrazione socio-sanitaria, e livelli essenziali delle prestazioni sociali a tutti i cittadini».

I questionari sulla mobilità veneziana

I veneziani hanno risposto dando un ordine di importanza-urgenza ai 4 temi della sostenibilità della mobilità. Il 38% dei 3600 rispondenti ha dato punteggi alti all'efficacia-efficienza della mobilità. Il 37% è per la sostenibilità ambientale. Solo il 9% per la sicurezza della mobilità. Un dato inatteso, a detta degli stessi tecnici che hanno raccolto e analizzato le risposte. Ma forse molto reale. Si tende a percepire la sicurezza come questione prioritaria solo quando ci riguarda da vicino. Questo stesso item ha capovolto il suo ordine di importanza, passando al secondo posto, quando a rispondere sono stati gli stakeholder, cioè le istituzioni o gli attori economici portatori di interessi, 120 quelli interpellati (Actv, Save, porto, aeroporto). «Se mi chiedono qual è la cosa più importante nella nella mobilità urbana io rispondo la sostenibilità - ha commentato uno dei cittadini rispondenti al questionario - più mezzi pubblici, più attenzione a piste ciclabili e marciapiedi, meno macchine, quindi meno inquinamento e meno veicoli in giro». La sicurezza sarebbe perciò una emanazione della sostenibilità. 

Problemi e soluzioni

Il Montiron, la stazione ferroviaria a San Giuliano, il bypass a Campalto, che sarà pronto a febbraio 2020 per decongestionare Tessera, la fermata a Marocco, in asse con la fermata dell'ospedale dell'Angelo. Ma c'è anche la mobilità acquea tra gli asset strategici. Lido e Pellestrina, (con 25 bus elettrici e tre punti di ricarica: Lido, Alberoni e Pellestrina, che partirà a giugno). L'amministrazione punta sulla sicurezza in laguna, mettendo gli scavi fra le priorità e il maggior controllo della polizia locale. Torna il canale Vittorio Emanuele, già via di transito per certe navi, ma anche Fusina, come terminal. «Sapere dove vanno natanti e tipologie di natanti è la base per avere un monitoraggio completo - spiega l'assessore Boraso -. Ci consente di capire come funziona il via vai di varie tipologie di mezzi. Ci siamo anche avvalsi delle targhe dei mezzi, mentre in terraferma abbiamo utilizzato i dati del Telepass del 2018, sempre a scopo di indagine». Questi hanno permesso di ricostruire il traffico in tangenziale. Prendendo a riferimento la giornata del 13 maggio 2019, sono stati contati quasi 21 mila spostamenti pendolari (usciti e rientrati dalla stessa barriera in autostrada), quasi 5 mila spostamenti di attraversamento (usciti e rientrati da barriere diverse in autostrada), oltre 7 mila spostamenti da territorio (poi entrati in autostrada) e 6380 transiti verso il territorio (per andare verso altri caselli o verso la rete non autostradale). La via Miranese è un nodo da sciogliere con la viabilità peggiorata dal raccordo che appesantisce il traffico. Come del resto lo è la Carbonifera e in generale la zona a sud dell'area aeroportuale, con Favaro, via Altinia e via San Donà». Dove si analizzano alternative. 

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