"Diamo la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati a Venezia"

Questa la proposta presentata dal consigliere della Federazione della Sinistra Bonzio: "La prima fu data a Mussolini, ripariamo agli errori"

"Quello odierno è un passaggio simbolico, ma anche una forma di pressione dal basso per convincere il Parlamento a cambiare l'attuale sistema normativo, basato sullo ius sanguinis, che è assolutamente anacronistico". Così il consigliere della Federazione della Sinistra in Comune di Venezia, Sebastiano Bonzio, ha presentato il progetto di delibera con allegato regolamento, presentato a titolo individuale come forza politica al Consiglio comunale, per richiedere il riconoscimento della cittadinanza onoraria per ius soli ai bambini stranieri nati in Italia e residenti nella città di Venezia.

"La nostra iniziativa - ha illustrato - si ricollega all'iniziativa della Giunta, che deve ora passare in Consiglio, che promuove una serie di modifiche alla legge 91 del 1992, ma anche alle analoghe iniziative prese da moltissimi Comuni italiani e alla proposta di legge depositata alla Camera una decina di giorni fa. Farlo a Venezia, però, credo che gli dia valenza anche sul piano internazionale. Ed è per questo che la metto all'attenzione anche di tutti i consiglieri comunali e di tutti i gruppi, perché vorremmo che fosse sostenuta da più partiti".

Promessa di una prima adesione che è già arrivata da parte di Luigi Giordani dei Socialisti. Bonzio ha sottolineato come il riconoscimento di una tale cittadinanza non avrebbe nessuna ripercussione sul piano pratico. "Ma ritenevo giusto dare un segnale di gratitudine da parte della comunità a questi cittadini, che portano una ricchezza vitale al nostro Paese. Venezia ha da sempre abbastanza centellinato le cittadinanze onorarie, ricordo ad esempio quella data a Pinault, e, a quanto mi risulta, la prima è stata data a Benito Mussolini. Ecco perché mi piacerebbe oggi chiudere il ciclo, facendo sì che la storia ripari le proprie ferite, per contraltare chi ha scritto le leggi razziali del nostro Paese".

"Vediamo con favore la proposta - ha commentato Teresa Dal Borgo della Cgil - che comunque non deve esaurirsi qui, perché le norme attuali sono un segnale di scarsa civiltà in campo di diritti, tasto particolarmente dolente nel nostro Paese". (Ansa)

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