Rabbia per l'acqua alta al dibattito sul referendum. «Anche Favaro e Marghera separate»

Sì e No: faccia a faccia martedì sera al Goldoni in vista del primo dicembre. Platea al completo e logge, quasi. Bandiera del Sì appesa. Applausi a Sitran, contestazioni a Marangio

Al teatro Goldoni il confronto fra Sì e No al referendum del primo dicembre

La differenza tra il prima e dopo alluvione, del 12 novembre scorso a Venezia, è che molti dei "quasi Sì", al referendum di separazione tra Venezia e Mestre, hanno preso la piega della certezza. Questa è l'aria che si respira durante il confronto, organizzato da alcuni movimenti per il Sì, al teatro Goldoni, martedì sera. Centinaia le persone in platea e nelle logge. Il dibattito si infiamma subito: le ragioni del Sì hanno il sopravvento. Il No, sostenuto da Giorgio Dodi, segretario comunale del Pd, e Roberto Marangio, segretario dei comunisti di Venezia e Treviso, viene contestato da alcune voci che si levano spontanee dal pubblico, specie durante l'intervento di Marangio. Modera Luigi Bacialli. Per il Sì ci sono l'avvocato Marco Sitran di "Venezia e Mestre due grandi città" e Deborah Esposti di MuoverSi. Per loro gli applausi arrivano appena prendono la parola.

Un altro commissario

«Le premesse di chi invoca la separazione sono del tutto condivisibili - dice Dodi - C'è stato uno scadimento della qualità della vita nella città storica e una crisi sempre più visibile a Mestre, diventata periferia turistica di Venezia. E c'è il rischio di una paralisi amministrativa, dovuta al commissariamento in caso di separazione, anche se l'arrivo di un commissario nessuno può sostenerlo con certezza. Noi abbiamo fatto un percorso assieme ai circoli per capire le posizioni. Abbiamo riscontrato nella terraferma una maggioranza netta a favore dell'unità del Comune, dove in centro storico invece è emerso maggior equilibrio. L'importante è, dal 2 dicembre, lavorare assieme». Cosa che non ha funzionato per Venezia e Mestre, a dirlo è Deborah Esposti. «Ai veneziani dico: salvate Venezia, mentre per Mestre è garantito che non sarà più il brutto anatroccolo», afferma la portavoce di MuoverSi. «La rivalità tra Mestre e Venezia non esiste, non vedo differenze», si inserisce Marangio, e a quel punto si sentono fischi.

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Un sindaco veneziano

«Sono leccese. Immigrato nell'82. Conosco l'entroterra e ho sposato una veneziana - continua Marangio - Per me è il primo referendum. E dico No. No al Mose, simbolo di una classe politica inefficace, inefficiente e che non ha vergogna. Venezia non ce la fa. Serve una città più forte e unita. Pensiamo che improvvisamente i problemi finiscano con la separazione. Ma non è così - afferma - Non esistono città a Statuto speciale in Italia», «Venezia sarà la prima», qualcuno risponde. Si leva un coro di contestazioni. Mentre scattano gli applausi per Sitran quando afferma: «Ci fosse stato un progetto per Mestre, ora dormitorio di Venezia e pochi anni fa quello degli operai, non avrei raccolto le firme per il referendum. Solo con la divisione Venezia potrà ambire a uno Statuto speciale e attraverso la leva fiscale attrarre nuove imprese». «L'abbiamo chiesto da 40 anni - si sente dalla sala - abbiamo tutte le caratteristiche per riceverlo, ma non è accaduto perché c'è sempre stata la stessa amministrazione, e questa è ancora peggio». Conferma Sitran, «la divisione è un punto di partenza, conviene rimescolare le carte e restituire Venezia ai veneziani, meglio che essere governati da gente di terraferma che di Venezia non sa assolutamente niente», un altro applauso.

Più Comuni

Torna sulle Municipalità «svuotate, come la Legge speciale» dice Dodi, ma Sitran lo travolge: «non ci incanta più questa favola. Sotto i 150 mila abitanti non sono più obbligatorie e risparmiamo. In assenza di poteri come si fa a chiamare le Municipalità: amministrazioni di prossimità? Meglio creare più Comuni: c'è già l'idea di Favaro e Marghera separate». E il professor Stefano Zecchi affonda: «più quelli del No parlano più sono convinto che sia meglio votare Sì - praticamente tutti applaudono -. Dodi mi dà l'idea che dica votate sì. Il Pd stesso sosteneva la possibilità della separazione. Non vedo perché non si possa arrivare a una diversa amministrazione per i cittadini. E se il sindaco futuro di Mestre sarà così "mona" da alzare altri alberghi, sarà sicuramente un sindaco comunista».

Il counter

«La Regione - prova a riprendere la parola Dodi - quanto si tratta di delegare non fa nulla». Concorda Sitran, «neppure la giunta regionale aiuta visto che ha inserito il quorum al referendum. Credetemi - conclude - Venezia può chiedere lo Statuto speciale. C'è il trattato di Lisbona, Venezia è zona depressa, vive di monocoltura turistica e si sta spopolando. Un piano per la casa sarà la prima cosa che l'amnministrazione dovrà chiedere. Ater ha messo in vendita 1800 appartamenti. Serve una gestione fatta da veneziani che vogliano restituire dignità a questa città». E Bacialli chiude ricordando il counter dei giorni trascorsi dal referendum per l'autonomia del Veneto, «oltre 700, per rispetto ai cittadini che ancora non hanno avuto risposta».

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