Sulla tassa di sbarco il Pd chiede un tavolo di confronto immediato

Presentata una mozione in Consiglio comunale. Secondo l'opposizione il ticket deve essere uno strumento per governare i flussi turistici. «Vanno coinvolte le categorie e i cittadini»

A Venezia l'opposizione fa presente che, sul tema della tassa di sbarco, «il sindaco non ha ancora coinvolto il Consiglio comunale e la città per aprire un confronto sul regolamento applicativo dell'imposta». Ovvero quello che deciderà sulle modalità, sulle esenzioni, sulla destinazione delle risorse. Per questo è stata depositata in Consiglio comunale una mozione che sollecita l'amministrazione a «promuovere un tavolo tecnico-istituzionale allargato alle forze economiche e sociali della città».

Controllare il turismo

Secondo il deputato Nicola Pellicani è necessario un «dibattito complessivo per il governo dei flussi turistici e la sostenibilità degli accessi». «La tassa di sbarco non può diventare una mera gabella - spiega - Il Pd e la Lista Casson hanno già sollecitato la convocazione delle commissioni competenti, senza però ottenere alcuna risposta. Il tempo stringe e il tema non è un affare “privato” di Brugnaro, ma riguarda l'intera città». L'imposta «diventerà tanto più utile quanto più sarà utilizzata come uno strumento per governare i flussi turistici», in definitiva uno strumento che serva per «tutelare i residenti» e «preservare la città dalla monocultura turistica».

La mozione

La mozione impegna il sindaco «a chiedere al governo e alla Regione la convocazione, entro 30 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della legge 145/2018, di un tavolo tecnico istituzionale allargato alle forze economiche, culturali e sociali della città di Venezia e delle isole minori della laguna per la definizione del regolamento applicativo della misura prevista all’articolo 1 comma 1129 della legge, prevedendo che la quota parte principale delle risorse venga destinata a misure a sostegno dei residenti nonché al contrasto del degrado e alla tutela del patrimonio storico e culturale del territorio, individuando le fasce di esenzione al provvedimento a partire dai residenti, da chi frequenta la città per ragioni di lavoro e/o di studio nonché individuando meccanismi di governo degli accessi per sottrarre la città alla monocultura turistica».
 

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