Tecnici e istituzioni fanno squadra su Porto Marghera: «Rifinanziare la legge speciale»

Tavolo degli ingegneri per rigenerare l'area industriale. Brugnaro: «Ho giocato tutte le carte che potevo». Baretta: «Grandi navi qui, partita strategica. È già tutto pronto»

Grandi navi, archivio

Parola d'ordine: fare squadra per rigenerare Porto Marghera. Venerdì al tavolo di viale Ancona, a Mestre, gli ingegneri hanno chiamato a raccolta istituzioni e categorie economiche, per ragionare di economia circolare, sostenibilità economica e ambientale, innovazione: le ricette dei tecnici per far ripartire una delle zone industriali più grandi d'Europa. «Siamo in una fase recessiva - ricorda Alessandro Bove di Foiv (Federazione Ordini Ingegneri del Veneto) - in cui possono ripartire processi di reinvestimento e bonifica (perchè i prezzi sono calati). I privati, a fronte di un ritorno economico, sono attori principali della ripartenza della zona», ma serve una visione d'insieme e anche un progetto politico condiviso.

La maglia del Venezia

Un progetto che per il sindaco Brugnaro, a Venezia, è nitido: «Diventare una grande città metropolitana del mondo. Potrei parlare per 8 ore di Porto Marghera, è la mia vita - dice il sindaco -. A Marghera abbiamo un processo certificato di trasformazione dei rifiuti, da come li trattiamo a come li differenziamo, con una riduzione della Tari a beneficio della comunità. La Regione su questo ci sostiene nelle dinamiche quotidiane, e questa autonomia, che è unità d'intenti sul territorio, io la appoggio in pieno. Lo Stato ha una grande responsabilità. Varie sono le partite su cui ci sentiamo abbandonati a Porto Marghera. Ci hanno tolto la possibilità di risolvere i problemi che prima risolvevamo, come la navigabilità dei canali - dice -. Non possiamo aspettare un protocollo fermo in qualche ufficio del ministero dell'Ambiente, se pensano che staremo fermi sbagliano, perché sta volta tra le istituzioni c'è una alleanza di ferro. Giochiamo tutti con la maglia con scritto Venezia, uniti. Le polemiche le facciamo in spogliatoio». Oltre 165 milioni investiti e da investire in opere pubbliche. «Ho giocato tutte le carte che potevo - dice il sindaco - faremo investimenti per un miliardo di euro e sarà così per tutta l'area metropolitana».

La legge speciale

Per le navi è tutto pronto, dice Pier Paolo Baretta, sottogretario al ministero dell'Economia, che è presente al tavolo degli ingegneri. «Abbiamo tre aree - spiega -. C'è una porta dal mare, che dalla Certosa e Sant'Elena arriva al Lido e comprende il Nicelli e l'ospedale al Mare. La riorganizzazione lì si collega al quadrante di Tessera e Marghera, che include via Torino e Forte Marghera. Porto Marghera, nella prima zona industriale, viene valorizzato attraverso le grandi navi». Gli strumenti e le soluzioni per Baretta ci sono già: la legge speciale per Venezia e il Comitatone del 2017. «La legge speciale va rifinanziata, non va rifatta. Erano stati messi 260 milioni, ma sono pochi. La legge speciale può disincagliare anche il protocollo fanghi». Il 4 novembre 1966 a Venezia ci fu la più grande alluvione della città lagunare. In quella occasione la marea superò i 190 centimetri, distruggendo le difese della laguna verso il mare e allagando tutto. Dopo quel fatto arrivò la legge del 16 aprile 1973: interventi per la salvaguardia di Venezia (la prima Legge Speciale per Venezia).

Le navi

«Mi auguro che il ministro sia una persona seria, la incontreremo (ministro delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli) per chiudere la questione navi - afferma Brugnaro - Le grandi entreranno da Malamocco e risaliranno lungo il canale dei Petroli. Le piccole e medie imboccheranno il Vittorio Emanuele. Comune e Regione hanno fatto un investimento viario e ferroviario. Indipendentemente dall'ex ministro Toninelli - dice - siamo andati avanti». Non è così per la Zes. «L'ho trovata come l'ho lasciata», dice Baretta, mentre il presidente degli Industriali, Vincenzo Marinese, ribadisce che la zona economica speciale potrebbe mobilitare 2,4 miliardi di investimenti privati e creare 26.600 posti di lavoro. «Abbiamo il diritto di ottenerla, perché ce lo concede l'Europa».

Bonifiche

«A Marghera devono essere conclusi gli interventi di cinturazione, perché molte delle aree bonificate si stanno contaminando», ricorda Marinese. E senza bonifiche non arrivano investimenti, perchè che stanno a monte rispetto alle zone economiche speciali. Lo stesso progetto Invitalia, che ha messo in moto risorse dell'area di crisi complessa, creando una call per attrarre imprese, ricorda la Regione, ha evidenziato l'interesse delle società che vogliono investire qui, tanto che sono stati chiesti più finanziamenti di quelli disponibili. Molti di questi programmi, a oggi in fase di studio, sono strettamente dipendenti dal risanamento dei terreni. La possibilità di avviarli e di mettere in moto i soldi del Mise (ministero Infrastrutture), è condizione per ottenerne ulteriori. «Marghera deve dare un contributo per scaricare il forte peso turistico che Venezia non è più in grado di sopportare - dice il presidente degli Ingegneri, ex commissario dopo gli allagamenti del 2007 in terraferma, Mariano Carraro -. Porto Marghera si può candidare per realizzare infrastrutture logistiche per indirizzare i flussi anche al di fuori di quella che è la città insulare».

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