Francesca Zaccariotto rinviata a giudizio: "Sono amareggiata, per me è un calvario"

La ex sindaco di San Donà di Piave commenta la decisione del giudice sul caso Maritan, che la vede imputata per abuso d'ufficio e falso ideologico: "È un tritacarne mediatico"

Ora c'è un processo a carico di Francesca Zaccariotto, assessore del Comune di Venezia e - all'epoca dei fatti - sindaco di San Donà. La decisione di rinviarla a giudizio è di venerdì (DETTAGLI), e meno di 24 ore dopo lei decide di affidare "con notevole amarezza" a Facebook i commenti sulle vicende che la riguardano, iniziate nel 2012, e i cui sarebbero coinvolti anche un pregiudicato e un dirigente del Comune di San Donà.

"Nel gennaio del 2015, dopo tre anni di tritacarne mediatico - racconta - il Gip di Venezia decise che non si dava luogo al processo perché non sussisteva il fatto contestato dall'accusa, ovvero abuso d'ufficio e falso ideologico commessi per conferire un incarico di lavoro socialmente utile - guardia parchi per 150 ore mediante corrispettivo di un voucher del valore di 1.500 euro. I pubblici ministeri dell'accusa decisero di ricorrere in Cassazione sostenendo che il vaglio delle prove raccolte non poteva essere fatto dal Gip bensì in dibattimento, quindi nel processo. La Cassazione nel settembre del 2015 ha accolto la richiesta dell'accusa e ha annullato la sentenza di non luogo a procedere".

"Ieri (venerdì, ndr), a distanza di un anno dalla sentenza della Cassazione, ci siamo ritrovati tutti e tre davanti ad un nuovo giudice che ha dovuto assumere, contemporaneamente, due vesti: quella di giudice per il pregiudicato e la dirigente che avevano scelto il rito abbreviato, e quello di giudice dell'udienza preliminare per me che avevo scelto di andare con il rito ordinario. La conclusione è stata che le due persone con le quali avrei realizzato in concorso i reati di abuso d'ufficio e falso ideologico che hanno scelto il rito abbreviato sono stati subito giudicati e assolti con formula piena perché il fatto non sussiste e il contestato abuso non costituisce reato".

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"Per me, invece - prosegue - si è aperta la strada del processo perché avevo chiesto il rito ordinario. Sono contenta per l'intervenuta assoluzione delle due persone che come me hanno subito un calvario umano, mediatico ed economico durato quattro anni. Per me il calvario continua. Affronterò questa ulteriore prova di vita per me e la mia famiglia, con forza e con determinazione oggi necessaria affinché quei valori legati alla onestà, alla giustizia, al coraggio e alla trasparenza diventino ancora fondamentali nella vita delle persone in un momento in cui in questa società tutto sembra venir meno. Anche questo è stato fare il sindaco".

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