Autonomia, Zaia firma il decreto per il referendum: "Ora basta attendere ottobre"

Il presidente della Regione ha firmato il decreto di convocazione alle Urne: "Sia la consultazione dei veneti. Il Pil aumenterebbe del 2,4%, sono 4 miliardi di euro. Siamo pronti"

"Questo è l'ultimo passo, poi no dovrò far altro che aspettare il 22 ottobre per i risultati". Il presidente del Veneto, Luca Zaia, lunedì mattina ha firmato ufficialmente il decreto di convocazione alle urne per il referendum consultivo sull'autonomia del Veneto: "E' un atto importante - ha commentato il titolare di palazzo Balbi - Con la firma noi diamo il via alla comunicazione a tutti i Comuni e a tutte le sedi dei Tribunali veneti, con l'apertura dei comizi elettorali. Siamo pronti".

Il presidente del Veneto ha annunciato che si andrà a votare dalle 7 del mattino alle 23 di sera: "A mezzanotte ci saranno già i risultati", ha sottolineato. Spera in un tasso d'affluenza "bulgaro", per poi esprimere il proprio punto di vista nell'urna. A favore o meno di maggiore autonomia al Veneto: "La casa si costruisce dalle fondamenta - ha scandito - la partita dell'autonomia non si costruisce senza referendum, che ci permetterà di dare voce ai veneti. Che autonomia sarà? E' scritta in Costituzione, diventeremo come Trento e Bolzano. La storia ci dedica un foglio bianco, ci devono scrivere sopra tutti i veneti. La campagna elettorale non si riveli una 'guerra tra poveri', perché il nemico è Roma. I veneti devono dimostrare di essere un popolo".

Il presidente ha dichiarato di essere in possesso di numerosi studi che evidenzierebbero come dall'autonomia il Pil del Veneto aumenterebbe di 2,4 punti percentuali: "Si tratta di 4 miliardi di euro - ha spiegato - perché i soldi rimarrebbero qui. E' Roma il nemico comune. Abbiamo chiesto l'aiuto delle prefetture per organizzare la consultazione, ma non ci è ancora arrivata risposta. Il ministero è zitto da mesi". Zaia ha ribadito più volte il desiderio che il 22 ottobre si dia vita al "referendum dei veneti": "Non è il referendum dei partiti - ha concluso - il risultato peserà come una spada di Damocle. Facciamo in modo che pesi per Roma". 

Secondo Laura Puppato, senatrice Pd, le parole di Zaia sono "gravi" perché parla "di un nemico comune di tutti i Veneti identificandolo in Roma". "Il governatore dimostra ancora un volta la sua totale assenza del senso delle istituzioni e alza la voce sperando di celare i tanti errori della sua giunta - scrive in un comunicato - a partire dalla Pedemontana, passando per la sanità e i disastri ambientali”. "Questo referendum è un inutile dispendio di fondi ed energia - aggiunge - una sorta di iniziativa di marketing a cui stanno abboccando in troppi. Che i veneti votino sì o no, non cambierà assolutamente nulla, perché il presidente della regione Veneto ha già ora la capacità e la possibilità di negoziare con il Governo l’autonomia prevista dalla Costituzione vigente all'articolo 116, deleghe ottenute grazie al federalismo inserito nel 2001 dal governo di centro-sinistra".

Sull'intervento di Puppato ribatte Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all'Ambiente: "La senatrice verifichi cosa davvero pensano i veneti sulla possibilità di potersi finalmente esprimere in un referendum per vedere loro riconosciuti gli stessi diritti che hanno le popolazioni di Trento e Bolzano. Si è già dimenticata come andò a finire il referendum sull’acqua? Che gli italiani votarono perché rimanesse pubblica e i governi di sinistra la privatizzarono, calpestando la volontà espressa dai cittadini. Dice che il governo voleva trattare con noi maggiori competenze: non è forse lo stesso governo che il 4 dicembre scorso con uno sgangherato referendum voleva ridurre le competenze delle Regioni da 19 a 6?"

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