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L'isola che c'è

S.Pietro in Volta 370 · Venezia

Nell’incredibile storia, tanto cara ai bambini, Peter Pan conduce i suoi amici nell’ “Isola che non c’è”, dove regnano incontrastati il sogno e la fantasia, e i cattivi si possono sconfiggere solo con la forza dell’amicizia e della buona volontà. Un’isola che nessuno vorrebbe mai lasciare perché appartiene al mondo della fanciullezza e dell’ingenuità, delle esperienze belle e divertenti che ognuno vorrebbe poter vivere per poi trasmettere agli altri e renderli così felici. “L’Isola che c’è” invece appartiene al mondo della realtà e della concretezza, ed è un’isola che da sempre cerca di sopravvivere tentando di contrastare i tanti “Capitan Uncino” che tentano con tutti i mezzi di annientarla. E’ l’isola di Pellestrina, tanto cara ai turisti di una giornata, che ben si adeguano al  clima di negligenza e trascuratezza delle amministrazioni, lasciando tracce visibili e riconoscibili del loro passaggio sia di giorno che di notte. Di giorno, soprattutto nei fine settimana, nell’isola c’è l’arrembaggio di gente che giunge sulla spiaggia a bordo di natanti di ogni dimensione, con i motori accesi fin sulla battigia, incuranti dei bambini che giocano vicino al bagnasciuga o delle persone che nuotano e che sono costrette a cambiare più volte direzione per allontanarsi dalle eliche in movimento. Il codice nautico è continuamente disatteso e a poco o nulla sono valse negli anni le proteste dei residenti alle Capitanerie di Porto e/o ai responsabili dell’ordine pubblico. Tali “straniere” ciurme hanno almeno un consolidato senso civico, dato che raccolgono i rifiuti della loro tranquilla permanenza in spiaggia in sacchi della spazzatura di diverso colore, salvo poi lasciarli incustoditi vicino al mare o mimetizzati tra la fila di tamerici anteriore ai murazzi. E’ uno dei motivi per cui le pantegane regnano incontrastate e l’opera di derattizzazione viene continuamente vanificata, perché a nulla servono i bocconcini avvelenati quando c’è cibo ben più appetibile in contenitori che sono un divertimento per i denti dei roditori. E così piatti e bicchieri di plastica, rimasugli di cibo e bottiglie di ogni genere, vengono dispersi sulla spiaggia vicino ai sacchi testimonial del passaggio di care famigliole e simpatiche combriccole di amici, che hanno trascorso delle piacevoli ore in un ambiente sano e all’aria aperta, godendosi le meraviglie della natura e di spazi liberi, e del refrigerio del mare. La situazione è forse ben peggiore sulla strada lato laguna dove sfrecciano, senza alcuna remora e a qualsiasi ora del giorno, le biciclette di gruppi numerosi di turisti, molto spesso stranieri. Bisogna bloccare e tenere per mano i bambini, interrompere i loro giochi, stare attenti a non uscire di casa con troppo slancio, perché il rischio di finire sotto una mischia di biciclette è molto alto. Per ultimo, bisogna spostarsi e stare con le spalle appiccicate al muro delle case per non sentire suonare continuamente i campanelli delle biciclette, che reclamano la pista ciclabile così com’è contrassegnata nei cartelli, che per alcuni tratti passa per il marciapiede, per altri a ridosso dello stesso. Quale machiavellica decisione quella di rendere pista ciclabile l’unica strada a ridosso delle case, togliendo lo spazio vitale agli abitanti!!!                                                                                                                                                                     A tarda notte c’è l’ultimo divertimento, offerto gratuitamente dai “disco-boats” che transitano sulla laguna con musica a tutto volume, buttando letteralmente giù dal letto anche chi si mette i tappi nelle orecchie per dormire. Nei punti più stretti del canale, le imbarcazioni procedono a pochi metri dalla riva e dalle case, assordando le persone che, già infastidite dalla calura estiva, cercano di ritemprarsi in attesa del nuovo giorno lavorativo. Spesso, si ha la fortuna di partecipare al bis nell’arco di mezz’ora, per cui facilmente si dice addio al riposo notturno, dato che le ultime performances si hanno verso le tre di notte. La Capitaneria pretende di sapere il nome dell’imbarcazione disturbatrice per poter intervenire : come si fa a leggerlo al buio, con le luci da discoteca che creano giochi di colori sulla terrazza dei battelli? Provare per crederci.  Pellestrina è un’isola del Comune di Venezia, considerata importante dalle “alte sfere” solo ed esclusivamente in quanto difesa a mare, unica salvezza della splendida città. La cementificazione massiccia per il MOSE nei due punti estremi del litorale, che ha stravolto intere zone naturali, ne è la riprova (ai posteri l’ardua sentenza!). Per decenni l’Amministrazione è stata contraddistinta da un immobilismo cronico nei confronti dell’isola e dei suoi abitanti. Si, perché a Pellestrina (per chi non lo sapesse) ci vive della gente, che continuamente deve sottostare a dettami e norme, ma difficilmente può fare sentire la propria voce e migliorare le proprie condizioni di vita. Il principio vale per ogni ambito : se negli anni ’70, dopo la grande alluvione, la gente non avesse costruito le cosiddette “case abusive”, oggi vivrebbe ancora in casupole alte si e no 1.90 m, con balconcini di grandezza 50x60. Se non ci fosse stata una “lotta” all’ultimo sangue negli anni ’90 per la questione abitativa, oggi non ci sarebbero le case dignitose lato mare o nei lotti interclusi. Se gruppi di persone non avessero vivamente protestato per anni e anni, oggi non ci sarebbero il palazzetto dello sport e la nuova scuola media, costruiti quando oramai il numero delle nascite era in forte calo. Venezia arriva sempre tardi e non riesce (o non vuole?) a cogliere e a gestire nel modo corretto i problemi degli abitanti. E’ uno dei motivi per cui la gente opta per scelte estreme, si autodetermina ignorando i dettami e le regole, magari estremizzando i comportamenti.  D’altra parte se una madre trascura i figli che cosa si può aspettare da loro? Quale dialogo c’è mai stato con gli abitanti dell’isola? Quale attenzione e/o progettualità per l’isola stessa? E’ persino paradossale che un litorale tra mare e laguna non viva di pesca : la questione “capparozzolanti” ha portato all’estinzione di un’attività che permetteva ad intere famiglie di vivere nell’isola, frenando almeno in parte l’esodo delle giovani coppie. Certamente gli abusi devono essere condannati, ma ancora una volta la trascuratezza di anni e l’incapacità di gestire e di coordinare una situazione ha portato all’esasperazione e al braccio di ferro tra pescatori e “gli alti lochi” che hanno dettato legge solo con manovre punitive, contribuendo alla sparizione delle Cooperative dei Pescatori insieme a tradizioni “pescherecce” tramandate da intere generazioni. Non parliamo della questione trasporti e/o servizi sempre più ridotti all’osso.                                                                                                                                                           Qualche anno fa, i cosiddetti amministratori veneziani con sporadiche conferenze hanno tanto decantato il roseo futuro dell’isola, basato (secondo loro) esclusivamente sul turismo : è stato un modo per frenare la rabbia di molti che, dopo la chiusura del cantiere navale De Poli e l’annientamento della pesca, si erano trovati senza lavoro. Dove sono le strutture ricettive? Quali possibilità hanno gli abitanti di fronte a piani regolatori che bloccano qualsiasi progettualità, o che mantengono ampie zone intoccabili, in quanto di importanza naturalistica? Ma chi vogliamo prendere in giro? Gli spazi verdi, tanto cari ai responsabili dell’edilizia veneziana che ne elogiano le peculiarità da film romantici, sono del tutto inutilizzabili, stracarichi di pantegane e “bissoni” (grosse bisce), con vegetazione incolta e rovi sparsi che li rendono impenetrabili, con le canne “bragane” (grosse canne selvatiche) che arrivano fin sul ciglio della strada. A nulla possono gli abitanti se non che osservali con rabbia e impotenza, come se non appartenessero loro : anche se l’antico mestiere dell’ortolano non esiste più da decenni, molti di questi terreni mantengono, per volontà veneziana, ancora la vecchia destinazione d’uso! A che pro? Quale estetica si è pensata per l’isola? Canneti, erbacce e rovi, piuttosto che alberi, aiuole e cigli stradali fioriti?                  Il litorale è sottoposto alle rigide regole conservative del centro storico di Venezia, pur non avendone la specificità, per cui molte volte la gente aspetta anni e anni per ottenere qualche autorizzazione con enorme fatica e dispendio di energie, altre volte l’attesa risulta del tutto inutile. E pensare che nel corso dei secoli gli abitanti hanno via via modificato alcuni aspetti dell’isola, rendendoli funzionali ai cambiamenti in atto, come adattamento a condizioni naturali, abitative, lavorative, ecc. sempre nuove, non certo con l’intento di stravolgere l’ambiente, ma proprio col desiderio di migliorarlo per poterci vivere bene. Perché – per chi non lo sa ma detta legge – non è facile scegliere di abitare a Pellestrina, visti i limiti logistici imposti dalla natura stessa.                                                                                                                                                   Sicuramente la disattenzione politica fa parte di un piano preciso : è preferibile l’esodo degli abitanti, così si hanno meno problemi di gestione del litorale. Se i giovani (soprattutto quelli che  hanno studiato) se ne vanno danno un impulso alla non-progettualità che rallegra non solo Venezia, ma anche la Regione Veneto e la stessa Roma. Quale “risarcimento” è stato dato agli abitanti per i mastodontici e, oggi si può dire, “sporchi” appalti e lavori per il MOSE perpetrati nel loro ambiente di vita? Chi “vien da fuori” tutto può, anche stravolgere il paesaggio, chi vive a Pellestrina deve stare molto attento a quello che fa, perché denunce e intimidazioni sono all’ordine del giorno.                                                                                            Il bello della storia è che, rispetto ai colletti bianchi che dirigono con impassibilità le sorti dell’isola, vengono considerati “cattivi” gli abitanti per le loro reazioni appassionate. Quante promesse e segni di apertura in occasione delle votazioni! Quanti personaggi politici hanno messo piede per la prima (e quasi certamente ultima) volta a Pellestrina, raggirando il “bacino di utenza”, visti i continui impegni mancati o che si sono concretizzati in qualche particolarismo con l’assegnazione di sporadici posti di lavoro a chi più sapeva “indorarli”!  Almeno nell’ “Isola che non c’è” i malvagi giocano allo scoperto e Peter Pan sa come sconfiggerli e, quando si trova in difficoltà, c’è sempre la magia di Trilly pronta a intervenire. Nella realtà capita il contrario e, se potesse agire, Peter Pan rimarrebbe disorientato dai tanti Capitan Uncino subdoli e mascherati di perbenismo che detengono il potere sul litorale. Probabilmente neanche lui riuscirebbe a sanare le sorti di un’isola meravigliosa, dove le albe e i tramonti riempiono gli occhi di incantevoli giochi di luce, il mare e la laguna si influenzano costantemente e non possono fare a meno una dell’altro, come la luna e il sole che spesso dialogano in cielo all’aprirsi o al chiudersi del giorno, dove il canto degli uccellini o dei gabbiani è la sveglia del mattino. Ancora, dove si vive “a misura d’uomo” e le relazioni sociali non sono difficili, dove d’estate i bambini giocano per le strade fino a tarda ora, la spiaggia offre refrigerio e cure di iodio e di sole, dove il “bagnante” è sempre bene accolto e può trovare ristoro in tanta tranquillità.              I tempi sono maturi perché  negli “alti lochi” si abbia la consapevolezza che Pellestrina è un’ ISOLA CHE C’E’, e chi amministra deve avere il coraggio di assumersi appieno la responsabilità delle decisioni prese a carico di gente che risiede nell’isola e che è disposta a enormi sacrifici pur di continuare a farlo. Pellestrina non è solo difesa a mare di Venezia, è comunità viva di persone che vuole essere rispettata e considerata con decenza, che è stanca di tanta negligenza e dimenticanza: non si può solo inculcare e pretendere l’osservanza di doveri, ignorando i diritti e le situazioni di vita delle persone. Fatevi entrare bene nella testa e nel cuore, cari politici e amministratori, che Pellestrina è un’ ISOLA CHE C’E’!!!

                                                                                                                                                                   C.B.60

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