Italia Nostra dopo l'acqua alta del 4 giugno: «Il Mose non è la soluzione»

Fersuoch: «Mettere in esercizio per la prima volta in condizioni estreme l'opera senza garanzie, fa tremare». Per i commissari doveva entrare in funzione il 30 giugno. Scadenza slittata al 10 luglio

Acqua alta, archivio

Dopo l'acqua granda di novembre 2019 a Venezia e 3 eventi di 150 centimetri di marea in 6 giorni, «una permanenza del livello del mare sopra i 110 per 50 ore mai registrata prima (fonte: Ispra, Cpsm, Cnr-Ismar)», il 4 giugno scorso una marea di 116 centimetri, anomala per l’estate, è da considerarsi «avvisaglia del prossimo autunno». A scrivere è Lidia Fersuoch del consiglio direttivo della sezione di Venezia di Italia Nostra, che fa un appello: «le istituzioni, i candidati alle prossime elezioni, i cittadini si uniscano a tutti coloro che temono per la sopravvivenza della città. La situazione esige interventi e risposte immediate che non sono il Mose».

Dighe mobili

In una riunione in prefettura, a gennaio, ricorda Fersuoch, i commissari del Mose hanno annunciato che sarebbe stato possibile mettere in funzione il sistema dal 30 giugno (scadenza slittata al 10 luglio). «Si sta discutendo a che quota sollevare le barriere e si ipotizza solo a fronte di maree di oltre 130-140, garantendo l’accessibilità al porto - scrive -. Pensare di mettere in esercizio per la prima volta in condizioni estreme un’opera del cui funzionamento non si hanno sufficienti garanzie, fa tremare».

La croceristica

La variazione eustatica (innalzamento su scala globale del livello medio dei mari) dovuta al riscaldamento globale per Italia Nostra fa fallire i vecchi progetti di Marghera per la ripartenza della croceristica. «Da oltre 20 anni fonti autorevoli hanno ipotizzato la possibilità che in particolari condizioni di mare il sistema Mose entri in risonanza e possa collassare (nessuna risposta alla nostra richiesta, reiterata per anni, di una valutazione terza dell’affidabilità dell’opera)». Secondo l’Ispra, dice Fersuoch, nel nord Italia la situazione è grave in quanto la temperatura media è cresciuta di +2,03 gradi (a fronte di un aumento globale di soli +0,98 °C), superando il limite prefissato nel 2015 da Cop21 di un grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali (il rischio di un cambiamento irreversibile si accresce se il riscaldamento supera i 2°C). «Il porto endolagunare, anche commerciale, ha gli anni contati».

Il futuro

Per Italia Nostra occorre mettere in sicurezza piazza San Marco con un sistema di valvole e restaurando il sottosuolo, «progetto risolutorio rispetto a quello preoccupante delle lastre di vetro a conterminazione del nartece. È necessario attuare la proposta lanciata dal professor Stefano Boato di un grande piano per il riequilibro della Laguna attraverso un credibile aggiornamento del Piano Morfologico, non più affidato al Corila (il cui precedente aggiornamento era stato bocciato dal ministero dell’Ambiente) bensì a enti pubblici quali Ispra e Cnr».

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