Ance Venezia: «Stop dai Comuni al riposo pomeridiano, rallentano i cantieri edili»

Le imprese di costruzioni che eseguono interventi edilizi nei comuni del litorale veneziano incontrano difficoltà a causa dei regolamenti e delle ordinanze restrittive adottate dalle varie amministrazioni

Le imprese di costruzioni che eseguono interventi edilizi nei comuni del litorale veneziano incontrano difficoltà a causa dei regolamenti e delle ordinanze restrittive adottate dalle varie Amministrazioni comunali. Il problema si fa sentire soprattutto a Jesolo, Caorle e Bibione.

La situazione

«Restrizioni – spiega il presidente di Ance Venezia Giovanni Salmistrari – che trovano la loro motivazione nella tutela del riposo della popolazione turistica che (abitualmente) affolla quelle località e che consistono soprattutto nel divieto di svolgere attività all’ora di pranzo e nelle prime ore del pomeriggio, di fatto costringendo le imprese a fermare i cantieri e a tenere gli operai inutilmente inoperosi per ore, sopportando anche il costo di questo fermo. Con l’ulteriore effetto di rallentare la produttività dei cantieri e di fatto prolungando la loro presenza sul territorio. Tuttavia, in questa fase di post Covid-19, da un lato la stagione turistica è appena iniziata e, salvo che nei fine settimana, le presenze sono ovunque molto contenute ed è ragionevole pensare che lo saranno anche per tutto il mese di giugno; dall’altro, le imprese edili che escono da due mesi di fermo per l’emergenza sanitaria, possono approfittare di questa fase di minor afflusso turistico per ripartire, avviando e portando a compimento gli importanti lavori loro affidati. Il paradosso è che, mentre i cantieri privati vengono bloccati per non disturbare la quiete degli ospiti, spesso queste restrizioni non operano per i lavori pubblici, come nessuna restrizione subiscono i rumorosi mezzi utilizzati per la sistemazione degli arenili.

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Richieste

«Crediamo – sottolinea Salmistrari – che con un po’ di buon senso e di comprensione delle reciproche ragioni, si possa trovare una soluzione equilibrata, riguardante, come detto, i soli giorni feriali, per tutto il periodo estivo, nei quali l’afflusso turistico è indiscutibilmente molto contenuto. Nelle spiagge del Friuli questo è avvenuto, mentre – salvo alcune lodevoli eccezioni peraltro limitate al mese di maggio – i nostri appelli ai sindaci per una rimodulazione delle ordinanze sono rimasti sostanzialmente inascoltati. Siamo ben consapevoli che l’industria turistica rappresenta per questi una risorsa essenziale, ma riteniamo che quest’anno vi siano delle condizioni oggettive e incontrovertibili che dovrebbe far tenere in altrettanta considerazione le ragioni di un settore – quello delle costruzioni – che a sua volta può dare il proprio importante contributo alla ripresa di un’economia locale prostrata dalla pandemia».

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