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Giovedì, 9 Febbraio 2023
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Vendemmia, annata buona ma preoccupa la flavescenza dorata

I dati descrivono un settore che tiene, nonostante la crisi

Annata eccezionale dal punto di vista della qualità, tenuta dal punto di vista della quantità, sui livelli del 2021, preoccupazione per il fenomeno della flavescenza dorata. Sono alcuni dei temi emersi durante il convegno “Vendemmia 2022: produzioni, mercati e prospettive”, il tradizionale momento di discussione e confronto organizzato da CIA Venezia.

«Abbiamo scelto Noventa – spiega Giorgio Puppin, responsabile del settore vitivinicolo di CIA Venezia - come zona simbolica, perché una di quelle più colpite dalla flavescenza dorata.  È stata una annata difficile, con un piccolo calo produttivo (ma non significativo), con una contrazione delle rese medie, ma era lecito aspettarselo con il caldo di questa estate (due gradi in più di temperatura media) e una piovosità inferiore dell’80% rispetto alla media. Sarà comunque un’annata importante per i vini rossi, con qualità elevata. La remunerazione per i viticoltori è rimasta buona. Non dobbiamo ignorare le problematiche: caldo e siccità continueranno, il tema idrico è al centro dell’attenzione. Dovremo lavorare per conservare l’acqua, con bacini, invasi».

I dati – presentati dal direttore dell’ di Vi.V.O. Cantine Franco Passador – descrivono un settore che tiene, nonostante la crisi. L’Italia ha, a livello mondiale, il 10% di terreni vocati a vite. La superficie è cresciuta da 75mila a 100mila ettari in dieci anni. Locomotori della crescita sono la glera e il pinot grigio. La glera in Veneto è passata, in questo decennio, da 457 a 3.169 ettari in dieci anni, il pinot grigio è raddoppiato. Si perdono di contro vitigni a uva rossa (Refosco, Tocsi, Cabernet Sauvignon, Merlot nero, Cabernet franc). Per il 2022 il Veneto stima una produzione di 11.456.000 ettolitri sui 50 milioni complessivi di tutta Italia (in linea con l’anno scorso). Sul mercato, calano le vendite nella grande distribuzione ma crescono quelle nel canale horeca: dopo la pandemia infatti sono ricominciati i consumi fuori casa.

«L’interesse su questo tema è forte – ha spiegato la presidente di CIA Venezia Federica Senno – e il nostro impegno è continuo. Le condizioni climatiche, i costi delle materie prime, la siccità e tanti altri fattori condizionano il nostro lavoro. Il ruolo di CIA è quello di tutelare i propri soci, ma bisogna essere consapevoli che i problemi degli agricoltori sono i problemi di tutti: un’agricoltura forte vuol dire salvaguardia dell’ambiente, delle produzioni, del commercio, del turismo, della ospitalità». «Dal convegno è emersa con forza la questione della gestione della risorsa acqua - ha aggiunto il presidente regionale Gianmichele Passarini -. Non è un problema di risorse, ma di come verranno utilizzate. Gli agricoltori sono i primi a volere più sostenibilità, sono i primi ad investire in ricerca e innovazione: un impegno che va riconosciuto e sostenuto». «Il settore vitivinicolo è trainante per il nostro Paese – ha concluso il presidente nazionale Cristiano Fini – e il Veneto ha saputo distinguersi con politiche di marketing lungimiranti. Ci sono nubi all’orizzonte: le fitopatie, la perdita di acquisto delle famiglie che porterà a una contrazione dei consumi, la concorrenza di altri Paesi come la Spagna, campagne come quelle dell’Oms contro il consumo e la promozione del vino: dobbiamo invece fare emergere una cultura del buon bere, della qualità dei nostri prodotti. L’agricoltura non vuole solo risorse, ma sostegno, anche politico, per il ruolo che ha nella società, nell’economia, nell’ambiente».

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