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«Servono sostegni per le famiglie in difficoltà, italiane e non»: l'appello della comunità bengalese

Il portavoce Kamrul Syed racconta la crisi economica delle famiglie bengalesi mestrine: «I sussidi sono irregolari, molte famiglie si trovano scoperte per mesi»

Kamrul Syed, cinquantuno anni, vive e lavora in Italia da trenta e, dal 2001, è stabile a Venezia. Di origini bengalesi, è un volto noto tra il capoluogo e la terraferma anche perché da anni è il portavoce della propria comunità straniera, che in quest'area conta circa 9mila persone. Tra loro, molte famiglie che si trovano in gravi difficoltà economiche: «La crisi derivata dalla pandemia ha colpito molto la comunità bengalese perché la maggior parte di noi lavorava nel settore della ristorazione e del turismo a Venezia: tutte attività che ora hanno chiuso o stanno fallendo», racconta. 

A risentire maggiormente dei colpi inferti dalle restrizioni conseguenti al Covid sono quindi le famiglie numerose che non riescono ad arrivare a fine mese e a sostenere tutte le spese che la loro condizione richiede, nemmeno con i sussidi che provengono dallo Stato: «Come fanno queste persone con soli 400/500 euro al mese? Devono pagare gli affitti, le bollette e mantenere i figli. Sono arrivati al punto in cui devono scegliere se pagare la luce o mangiare».

Le difficoltà riportate però, ci tiene a sottolineare Kamrul, non riguardano solo gli stranieri ma tutti i cittadini e la collettività. L’appello al governo è chiaro: «Bisogna aiutare le famiglie e le persone che hanno difficoltà. La richiesta non è tanto quella di ottenere più soldi ma di ricevere sostegni continui e soprattutto regolari, almeno fino a quando la pandemia sarà cessata. Le casse integrazioni e i sussidi di disoccupazione non arrivano regolarmente, per cui molte famiglie si trovano scoperte per alcuni mesi senza sapere come andare avanti. Non parlo solo a nome della comunità bengalese ma per tutti i cittadini» afferma Kamrul, che ribadisce il suo attaccamento verso l’Italia e il territorio veneziano: «Io vivo qui da trent’anni e i miei tre figli, ora adolescenti, sono nati nella città lagunare: ora è questo il mio paese e io voglio contribuire appieno al suo sviluppo. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far ripartire l’Italia, non c’entra niente la diversificazione tra chi è immigrato e chi no».

Kamrul, che lavorava come cameriere in un ristorante mestrino, è uno dei tanti che hanno perso il lavoro a causa della pandemia: «Sto aspettando il sussidio di disoccupazione ma nel frattempo sono in cerca di una nuova occupazione, anche se è molto difficile perché il settore della ristorazione, nel quale ho esperienza io, è uno dei più colpiti dalla crisi» racconta. Numerosi componenti della sua comunità, soprattutto lavoratori della Fincantieri – spiega – hanno contratto il virus ad inizio pandemia ma, anche grazie alla collaborazione tra le Asl, il Comune e la stessa azienda, il contagio è stato limitato: «Ad oggi i positivi della nostra comunità sono meno di cento. La situazione sta migliorando, ma ora non ci preoccupa solo il Covid ma anche e soprattutto le difficoltà economiche».

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