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L'allarme delle imprese del Mose: «Lavori fermi e niente soldi. Se falliamo chi alzerà le paratoie?»

Le ditte consorziate sono state chiamate a farsi carico del buco del Cvn. Legacoop e Ance: «Assurdo, avanziamo pagamenti per 20 milioni. Lo Stato deve cambiare registro o rischia di saltare tutto»

Il Mose concluso entro l'anno? Fantasia. I lavori sono praticamente fermi e presto potrebbe non essere neanche più disponibile la manodopera necessaria per azionarlo. «I cantieri sono bloccati così come sono bloccati, da tanto tempo, i pagamenti alle imprese consorziate. Le imprese finora hanno fatto il loro dovere, hanno alzato le paratoie quando era necessario. Tutto "a gratis", senza essere pagate. Ma presto potrebbe non essere più così, perché sono vicine al fallimento». È il monito del direttore di Legacoop Veneto, Mirko Pizzolato, e del presidente di Ance Venezia, Giovanni Salmistrari, i principali rappresentanti delle ditte impegnate nel Mose: una settantina di realtà che contano 1500 lavoratori, la spina dorsale dell'intero sistema.

Il "buco"

In questi giorni è arrivata l'ultima tegola: la lettera di Massimo Miani, commissario del Cvn, che chiede alle imprese consorziate di coprire il "buco" del consorzio, circa 58 milioni di euro. «Oltre al danno, la beffa - commentano i rappresentanti delle aziende - Il Cvn ha debiti verso le imprese per oltre 20 milioni di euro, scaduti da più un anno, e ora pretende che si facciano carico del disavanzo». In realtà un atto dovuto: «Comprendiamo la formalità tecnica dell'atto di Miani - dicono Pizzolato e Salmistrari - ma la struttura è stata completamente inefficiente. Ha prodotto un fatturato di 656 milioni in cinque anni a fronte dei 595 milioni del solo 2013». In pratica, è la critica, negli ultimi anni il Cvn ha continuato ad autofinanziarsi ma ha concretizzato poco. Certo, in mezzo c'è stata l'indagine con conseguente chiusura dei rubinetti. Ma il punto, dicono i rappresentanti delle aziende consorziate, è che ora il Mose va concluso e i dipendenti vanno pagati.

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Rischio fallimento

Insomma, dopo che i veneziani hanno "assaporato" i benefici del Mose in funzione il rischio di vedere andare tutto all'aria è concreto. «Non abbiamo intenzione di fare gesti eclatanti, scioperi o picchetti all'Arsenale - dice Salmistrari -. Semplicemente, se non cambia qualcosa, presto le imprese falliranno e nessuno alzerà più le paratoie». Inoltre, spiega, «il consorzio non sarà in grado di completare i lavori senza queste imprese, che sono le uniche in grado di farlo per il loro avanzato know how e la specializzata capacità di lavorare in contesto lagunare».

Mezzo miliardo in arrivo

Eppure i soldi ci sono: 538 milioni di euro dovrebbero essere sbloccati il 5 maggio dal Cipe e assegnati al Cvn, ma potranno essere spesi solo per procedere con nuovi lavori e non per pagare i vecchi debiti: questo per evitare che il denaro possa essere considerato aiuto di Stato. «È necessario - spiegano Salmistrari e Pizzolato - trovare la formula tecnica e finanziaria per pagare il pregresso, così si ricomincia a lavorare e tappiamo la falla. Siamo anche disponibili - aggiungono - a trovare le banche per un prestito-ponte». Continuare con questa inerzia, concludono, «significa colpevolmente ipotecare il futuro di Venezia: serve fare ogni sforzo per salvare un’opera che finora è costata 6 miliardi ed è una delle infrastrutture più importanti del Paese».

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