Difendere la basilica di San Marco dalla marea, gli ingegneri si mettono in campo

Al tavolo del primo ottobre seguiranno valutazioni in loco insieme allo staff del primo procuratore Carlo Alberto Tesserin per raccolta dati e ipotesi di lavoro

Acqua alta all'interno della basilica, foto Ingegneri Venezia

Il gruppo di lavoro “MoSE acque alte” ha avviato l'osservazione tecnico-scientifica dell'emergenza maree per programmare nuove valutazioni per la basilica di San Marco: si è riunito il primo ottobre scorso, promosso dall’ordine e il collegio ingegneri Venezia, con l’obiettivo di fare il punto della situazione. Un nuovo tavolo di lavoro si terrà la settimana prossima per aggiornare la situazione ed elaborare nuove valutazioni in basilica, insieme allo staff del primo procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin. Durante la riunione Daniele Rinaldo ha illustrato lo stato del progetto in streaming, con interventi di Mariano Carraro, presidente dell’Oodine ingegneri Venezia, Marco Baldin, coordinatore del gruppo di lavoro Mose e Mario Piana, proto di San Marco. 

La carta Climate Change dell'ordine

La tesi sostenuta dal documento integrale “Carta di Venezia Climate Change” è riassumibile nei seguenti punti: a) la temperatura del pianeta sta aumentando ad una velocità estrema rispetto ai ritmi naturali della Terra. La ragione risiede nelle emissioni di gas serra dovute alle attività umane, fra cui la CO2 che, dopo aver oltrepassato solo nel 1950 la soglia mai superata negli ultimi 800.000 anni è aumentata del 30% in soli 70 anni; b) quanto accadrà in questo secolo, delle emissioni e della temperatura del pianeta, e quindi del cambiamento climatico, dipenderà soltanto dalla capacità dei Paesi del mondo di coordinarsi seguendo strategie precise, volte a ridurre drasticamente le emissioni e a rivedere profondamente i sistemi economici in un quadro di sostenibilità rispetto alle risorse residue del pianeta. c) L’Onu e gli enti internazionali da essa creati, fra cui l’Ipcc (International panel on climate change), hanno prodotto rapporti qualificati, approfonditi ed esaustivi per inquadrare il problema, indicando sia i possibili scenari di aumento della temperatura, sia le aree strategiche da affrontare per la mitigazione e la sostenibilità, ipotizzando di non superare 1,5- 2 gradi di aumento della temperatura media del pianeta.

Il green new deal

È il momento quindi di passare dall’analisi del problema, che non può certo arrestarsi, alla urgente implementazione delle strategie da seguire e dei percorsi operativi da realizzare. Ovvero cosa fare; entro quando; con che costi e con quali risultati. Si tratta di una problematica eccezionalmente complessa che purtroppo ha luogo in una realtà mondiale caratterizzata piuttosto da competizione fra Stati, anziché dalla indispensabile collaborazione. Ciò nondimeno tutti i Paesi sono pienamente coinvolti e soggetti ai devastanti effetti del problema climatico: ed è la politica ad avere il compito di prendere le giuste decisioni, disporre alternative, analizzare comparativamente. In questo quadro, le risorse ingenti che si stanno mettendo a disposizione per rilanciare le economie post-coronavirus costituiscono, specie se integrate alle politiche del green new deal, una opportunità per agire nella giusta direzione.

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L'ingegneria

«Per consentire alla politica di decidere è quindi il momento di coinvolgere nel novero degli scienziati, tecnici, economisti che si occupano attivamente di questi temi, anche gli ingegneri, o meglio la grande ingegneria - si legge nella Carta di Venezia Climate Change - l’ingegneria è infatti la disciplina in grado di analizzare obiettivi strategici, anche alternativi, per identificare le possibili azioni da intraprendere, definendone la fattibilità, i tempi, i costi, i risultati e gli impatti considerando gli obiettivi di sostenibilità di un futuro possibile che, davvero, riguarda tutti».

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